Il Passo della Morte

in Secondo Viaggio a Ventimiglia di

Grimaldi è la frazione di Ventimiglia più prossima al confine con la Francia, distante circa sei chilometri dal centro della città. Per raggiungerla è necessario utilizzare i mezzi pubblici, in quanto la strada asfaltata che vi arriva è in salita, talvolta priva di marciapiedi e caratterizzata da curve insidiose. Il paese si divide in due frazioni: Grimaldi Inferiore, insediamento urbano sorto lungo l’Aurelia, e Grimaldi Superiore, borgo antico situato a 220 metri d’altezza. Da qui comincia il Passo della morte, sentiero sterrato che conduce a Mentone, prima cittadina francese arrivando dall’Italia.

Questo percorso è stato solcato dai ‘clandestini’ di ogni epoca: antifascisti perseguitati dal regime di Mussolini, ebrei colpiti dalle Leggi razziali del ’38, jugoslavi in cerca di salvezza dalle guerre civili degli anni Novanta, tunisini in fuga dalle primavere arabe. Attualmente, è una delle vie più praticate dai migranti che vogliono approdare Oltralpe.

Il sentiero – non indicato sulle cartine – è stato così ribattezzato per via della sua pericolosità. Una volta giunti alla barriera di filo spinato che segna il confine fra le due nazioni, molti migranti, attratti dal lungomare di Mentone, cedono alla naturale tentazione di virare a sinistra. In realtà, bisogna proseguire a destra, in direzione entroterra. Sbagliando, si rischia di scivolare per il dirupo e in passato si è avuta notizia di errori fatali.

Una via alternativa praticata per arrivare in Francia è quella di fiancheggiare il cordolo dell’Autostrada. Anche in questo caso, l’istinto gioca un fattore determinante. Nel suo punto più elevato, il percorso sterrato scollina la galleria dell’A10: da qui è possibile vedere un cartello che annuncia il cambio di stato a 200 metri di distanza. Non è quindi escluso che chi è riuscito ad attraversare il Mediterraneo e risalire l’Italia indenne sondi l’ipotesi di scavalcare una rete alta qualche metro per affrontare l’ultima parte del viaggio su un rettilineo in cemento, evitando così di rimanere intrappolato in un labirinto di sterpaglie e rovi. Purtroppo, nemmeno questo tratto è esente da tragedie con persone travolte da camion e macchine dentro la prima galleria.

Chi vuole varcare la frontiera è solito abbandonare zaini, borse e vestiti lungo il tragitto. La tattica utilizzata da molti migranti è quella di cambiarsi in cammino, indossando i capi più eleganti che si possiedono: in tal modo, una volta giunti a Mentone, è più facile ‘mimetizzarsi’ tra la folla. Per cancellare ogni traccia del proprio passato, è necessario sbarazzarsi anche di tutti i documenti personali e di qualsiasi prova ufficiale che attesti un eventuale trascorso in Italia. Ad esempio, durante la nostra visita, rinveniamo un plico di fogli firmato dal Ministero dell’Interno: si tratta del resoconto di un’interrogazione ad un richiedente asilo conclusasi col non riconoscimento dello “status di protezione internazionale”. Probabilmente per questo motivo, il diretto interessato stava tentando di approdare Oltralpe.

Percorrendo il ‘Passo della morte’ è dunque facile ritrovare tra le sterpaglie testimonianze concrete di un’Odissea che si rivela diversa per ogni Ulisse, ma con una sola e unica Itaca: la libertà.

[Altre foto e altre informazioni sul ‘Passo della Morte’ le trovate nella seconda puntata del nostro reportage di Agosto]

Credendo che le parole non bastino a descrivere adeguatamente il ‘Passo della morte’, abbiamo preferito aggiungere un foto-racconto essenziale, composto dalle foto più significative scattate durante la nostra ultima esperienza.

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