Ci siamo turati il naso, e allora?

in Opinioni/Politiche 2018 di

È ormai passato un mese dal disilluso 4 marzo elettorale. Ogni tanto rimugino su quei giorni colmi di singolari atti d’esistenza, e mi chiedo se non fossero chiari, nell’ombra della coscienza, i possibili risultati.

Succede a tutti che l’esperienza, anche quando non sembri dar risultati consolidati, permetta barlumi intellettuali sull’evoluzione della realtà: come intuito divino o geniale, che ci illumina la mente per un secondo e poi, svelandoci il terrore della verità e gravandoci di un peso che non possiamo sopportare, ci fa rifuggire impauriti.

Per questo non era un mistero che il centrosinistra avrebbe potuto avere una grossa batosta – anzi, era inevitabile; e non era un mistero che la sinistra di maniera (PD) e quella petalosa (LeU), le uniche  sopravvissute (male) allo sbarramento fossero anche dei centri radical chic di disprezzo della realtà.

Questo, per paura e per silenzio, non si presentava alla mente se non di notte, mentre si è a letto e le idee migliori, quando ormai non si ha più forza di scriverle, vengono alla mente; forse è per questo che oggi la sinistra perde: perché la realtà è lontana e non vi sono incluse queste intuizioni fatte di sensazioni e passioni, perché la realtà deve schiudersi e, non ascoltata, si riversa come un apocalissi sull’ignoranza.

Uno dei problemi centrali di quel giorno non fu solo l’autoesaltazione del governo e del PD, ma un intero schema di potere incancrenito che si è rivelato con le liste orribili dei due suddetti partiti. È lo stesso schema di potere che perde in ogni realtà toscana da diversi anni a questa parte, sostituito dalla Lega o dai pentastellati, che portano almeno un po’ di alternanza e decostruiscono i rapporti di forza quasi clientelari costituiti – magari creandone di nuovi.

Nella Prima Repubblica, per contrastare la minaccia rossa del comunismo, i conservatori italiani avevano come infelice dovere quello di turarsi il naso e votare DC, che appunto si autoesaltava, non conosceva alternanza e aveva creato un clima di clientelismo diffuso. Nulla di grave e insopportabile per un conservatore; ma un elettore di sinistra non ragiona così: non può turarsi il naso. Piuttosto non vota o vota altro; se è nelle condizioni di doversi turare il naso, la sinistra perde. A destra si fanno carte false per stare insieme anche senza i riferimenti elementari in comune – come dimostra la sgangherata coalizione di centrodestra di quest’anno. A sinistra non si conta neanche fino a 10 prima di fare una scissione.

Ho avuto la possibilità di vivere nella grande città piemontese e nella campagna toscana: due sguardi mescolabili per comprendere meglio l’Italia. Ecco, le persone di destra sono piemontesi, le persone di sinistra sono toscane. Le prime false ma cortesi e pacate, coscienziose; le seconde passionarie, idealiste, litigiose, orgogliose. In questo modo la destra può certo nascondere agli altri la verità delle cose; ma la sinistra, almeno oggi, non la accetta per sé ed è cieca; perciò la scommessa con mio padre fu presto fatta:

“Enrico, il PD non può scendere sotto il 25%”

“Faranno assai peggio della disprezzata ditta di Bersani nel 2013. Sotto il 20% a ‘sto giro”

“Impossibile”

“Scommettiamo?”

In quel momento di assurda ma sincera affermazione di un’intuizione notturna, ho capito che il 4 marzo sarebbe stato un giorno di festa per la realtà; ma era solo un’intuizione notturna, motivata solo dall’odore dell’aria, a naso libero, e non valeva molto.

Finché turarsi il naso era solo un proclama, e non una realtà, la scommessa con mio padre poteva essere felicemente persa. È stato quando io e mia madre siamo usciti dal seggio e guardandola negli occhi ho confessato: “mi sono turato il naso” che ho capito di averla vinta.

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