Come funziona una ONG – Conversazione con i volontari del presidio Emergency di Forlì

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Da “taxi del Mediterraneo” ad “angeli del mare” il passo è breve. Per questo, abbiamo chiesto ai ragazzi del presidio ‘Emergency’ di Forlì di aiutarci a fare chiarezza sul ruolo e l’operato della loro ONG, acronimo col quale si definiscono le “organizzazioni indipendenti dai governi che operano in vari campi attraverso reti di attivismo no profit”, ci spiega Ludovica Salucci.

“Emergency è un’associazione umanitaria nata a Milano nel maggio del 1994”, racconta Gianluca Tetto. Dal 2006, “è presente anche in Italia per garantire l’accesso alle cure a migranti e persone bisognose”. L’ONG fondata da Gino Strada ha due obiettivi principali. Il primo – di cui si occupa il personale qualificato – “è portare assistenza medico-chirurgica a vittime di conflitti armati e a chi soffre le conseguenze di guerre, fame, povertà ed emarginazione” occupandosi anche della “formazione del personale locale” e della “realizzazione di progetti di sviluppo nei paesi in cui opera”. Il secondo riguarda la “promozione di valori di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani”, di cui si fanno portavoce tutti i volontari.

“Per realizzare quest’ultimo obiettivo svolgiamo riunioni in cui ci aggiorniamo sull’operato dell’associazione, organizziamo incontri nelle scuole per coinvolgere ragazzi, facciamo tesseramenti e banchetti in luoghi pubblici”, specifica Elena Sbaragli.

L’azione sul campo

L’ambizione primaria di Emergency “è essere utile a chiunque soffra a causa della guerra e di tutte le problematiche ad essa correlate”. Per questo, si “agisce dove c’è bisogno”, senza eccezioni, chiarisce Isabella Basso, referente del gruppo. Al momento, “siamo attivi in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Iraq, Sudan, Uganda e Sierra Leone”. Inoltre, “è importante sottolineare che uno degli stati in cui Emergency opera più attivamente è l’Italia” con sedi a Napoli, Siracusa, Palermo, Brescia, Sassari, Marghera e a Castel Volturno. Nello Stivale, l’azione è prevalentemente finalizzata all’aiuto dei migranti, mettendo a loro disposizione anche un innovativo sistema di cure mobili.

Emergency “studia in continuazione nuovi contesti, crisi e scenari per sapere se la sua presenza possa essere d’aiuto per le popolazioni afflitte da guerre o altre problematiche”, continua Isabella. Recentemente, “missioni di valutazione e monitoraggio sono state condotte in Uganda, Libia e Darfur”. Complice la credibilità acquisita nel tempo da Emergency, “l’intervento dell’associazione viene spesso richiesto sia da organizzazioni internazionali sia da governi locali”.

L’associazione “non si limita a fornire cure attraverso ospedali chirurgici, poliambulatori, centri sanitari, posti di primo soccorso”, ma “si articola anche in centri per profughi, centri di accoglienza, centri di riabilitazione e reintegrazione sociale e centri di assistenza ai detenuti”. In Emergency prestano servizio tante figure differenti: “medici di base, infermieri, pediatri, anestetisti rianimatori, chirurghi, ma non solo; è fondamentale la presenza di figure come psicologi, logisti, managers, tecnici biomedici, mediatori culturali”, afferma Isabella.

L’organigramma

L’associazione si articola in una serie di organi statuari. L’Assemblea dei Soci – costituita da 121 membri – “definisce direttive e indirizzi generali, e approva il bilancio”, dichiara Costanza Lomaglio. Per di più, nomina i membri del Consiglio direttivo – “organo che amministra Emergency ed elegge i membri di Comitato Esecutivo (il quale attua le delibere approvate dal Consiglio)” – e del Consiglio di Probiviri, “che ha mandato triennale e si pronuncia sui ricorsi contro l’eventuale decisione di esclusione di un socio”.

Le fondamenta della struttura sono costituite dai volontari. “In Italia ne sono attivi circa 3.000, organizzati in 170 gruppi territoriali, ciascuno dei quali è rappresentato da un Referente che intrattiene i rapporti con la sede centrale di Milano e con gli altri pari-ruolo”. Ogni gruppo territoriale “si articola generalmente in sottogruppi cui è assegnata una funzione specifica”.

Per quanto riguarda il sistema di retribuzione, il personale internazionale specializzato gode di uno stipendio mensile standard definito in base al ruolo ricoperto. Solo per alcune figure professionali del personale impiegato nei progetti sanitari in Italia “è prevista una retribuzione”. Inoltre, “lo staff retribuito è affiancato da oltre 150 volontari – anche sanitari – che collaborano a titolo gratuito”, conclude Costanza.

Le accuse

In passato, “Emergency è stata incolpata – in maniera del tutto infondata – di aver avuto legami con lo schieramento dei Talebani in Afghanistan”, afferma Laura Ciccaglione. Quest’estate, “le navi delle ONG che prestavano soccorso nel Mediterraneo sono state impropriamente etichettate come ‘taxi del mare’”. Contrariamente alle accuse, Emergency “fa leva sul fatto che solo attraverso la creazione di corridoi umanitari e un approccio volto all’integrazione si possa trovare una soluzione per gestire i flussi migratori”.

Le conseguenze del ‘Codice per le ONG’ di Minniti

“Tra gli effetti pratici del Codice ci sarà la riduzione dei salvataggi, il che comporterà l’aumento dei morti in mare”, spiega Margherita Crepaldi. In particolare, viene criticato “il divieto di trasbordo da una nave all’altra, che penalizza soprattutto le navi piccole, ossia quelle che non possono ospitare a bordo tutte le persone soccorse”. “Queste navi”, prosegue Margherita, “dovrebbero lasciare i soccorsi in mare e ridurre la loro presenza nelle zone critiche”, facendo invece la spola tra i vari porti.

Inoltre, “la presenza obbligatoria di soldati o poliziotti armati a bordo delle navi, contravviene al principio ‘no weapons’ che caratterizza molte organizzazioni umanitarie”. Se accettato dallo Stato italiano, “tutti gli stati in cui le ONG operano, si sentirebbero autorizzati a fare lo stesso”. Il Codice “prevede espressamente che il personale delle ONG contribuisca attivamente alla raccolta di elementi utili ad attività di polizia e investigative, trasformando i volontari in organi sussidiari delle polizie”.

L’arduo mestiere del volontario espone spesso a difficoltà e travagli, da affrontare a titolo gratuito. Tuttavia, può riservare anche numerose soddisfazioni. “Un anno fa, durante lo svolgimento del nostro Progetto Scuola, ci siamo recati nelle scuole di Forlì per spiegare Emergency ai più piccoli” racconta Anna Battistella. “Ricordo Fadì, una bambina con grosse difficoltà a comprendere l’italiano: con un po’ di inglese e molti disegni, ho fatto da mediatrice tra lei e i miei colleghi. Il suo sorriso è stata la prova che aiutarsi porta sempre a qualcosa di produttivo”.

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