Nella polvere di una biblioteca… un amore

in Appunti letterari di

Era il 1937 quando Raffaele Cantarella, noto grecista e filologo, trovò per caso, infilato in uno scaffale della Biblioteca Nazionale di Napoli, un piccolo vecchio quadernino. Il manoscritto riportava il titolo “I Neoplatonici per Aristeo di Megara. Traduzione dal greco”. Cantarella non ci mise molto a capire che si trattava di un falso: quell’autore non era mai esistito. Questo però non fermò la sua curiosità, che lo spinse a leggere il quadernino tutto d’un fiato. Si trattava di una storia d’amore.

L’autore del falso, nella presunta nota del traduttore, parla di “un racconto osceno sino a metà”, ma che “è opera d’arte; e perché opera d’arte è tradotta in italiano”. È una favola milesia in cui non manca uno sfondo erotico, che qui viene arricchito con descrizioni di atti sessuali, attraverso l’uso di un semplice linguaggio metaforico:

“e tentava di entrare fra le due belle mele”

“Ungiamo con quest’olio la chiave e la toppa”

Il tutto è privo del minimo pudore. Perché qui l’amore viene messo a nudo, nella sua accezione più completa. Viene presentato per ciò che è.
I due protagonisti, Callicle e Doro, sono una coppia omosessuale. I due ragazzi crescono insieme, frequentano la stessa scuola, poi combattono fianco a fianco e in tutto ciò vivono “pigliandosi diletto”, vivendo un amore basato sulla “reciprocanza”, proprio come “vuole giustizia e amore”.

Grazie alla fortuna di essere nati in un’epoca in cui per amarsi non era necessario avere paura o nascondersi, i due efebi diventano anche protagonisti del messaggio che ci lascia l’autore, che si nasconde dietro questa falsa traduzione.
Per Cantarella fu facile capire chi fosse l’artefice di tutto ciò. Il quadernino fu rinvenuto accanto ad un fascicolo, sul quale un’etichetta riportava la scritta: “Autografi di Luigi Settembrini”. La grafia era esattamente la stessa.

Luigi Settembrini (Napoli 1813-1876), fu un patriota e attivista repubblicano, protagonista dei moti del 1848. Condannato all’ergastolo dopo la restaurazione borbonica, fu infine esiliato fino al 1860, anno a partire dal quale si dedicò all’insegnamento universitario.
La fortuna che aveva baciato i due giovani ateniesi, mantenne le distanze da lui, che durante la prigionia si sentì costretto ad attribuire la favola ad un autore inesistente per poter parlare di un amore da tutti biasimato. Era un amore che forse lui stesso provava, o provò, ma che dovette restare segreto, nell’oscurità. Ma proprio dall’oscurità della prigionia nacquero queste pagine meravigliose, destinate a restare nella polvere per quasi un secolo.

“I moralisti potranno biasimare questo racconto, gli artisti se ne compiaceranno certamente, e diranno che l’arte fa bella ogni cosa”

Ma quest’arte ha sicuramente spaventato chi lo lesse prima di Cantarella. Il manoscritto era certamente noto ad alcuni membri all’élite intellettuale napoletana, come ad esempio Benedetto Croce, Fausto Nicolini, Francesco Torraca, che per varie ragioni politiche e morali, ritennero opportuno restasse inedito.
Probabilmente Settembrini volle che questa storia venisse dimenticata e che restasse nell’oblio il più a lungo possibile, per poi riemergere dalle ombre al momento opportuno. Che restasse in attesa di un giorno in cui la società non fosse più ipocrita, ma veritiera, come l’arte greca che “non nasconde nulla” e “rappresenta l’uomo nudo qual è, anche con le sue vergogne”.
Il kairos (momento opportuno) tanto atteso arriva quasi un secolo dopo la sua morte. Nel 1977, infatti, il racconto viene finalmente pubblicato.
Ora la polvere non nasconde più quelle pagine, ma quanta paura ancora nasconde l’amore?

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*