Se la sovranità non è più (solo) di destra

in Fragile Europa di

All’interno del dibattito sull’Unione Europea sono venuti alla luce concetti e temi che si pensavano sepolti, anche se in realtà da sempre salienti nel dibattito politico, quali quello di nazione e quello di sovranità. Quest’ultima soprattutto (e la sua ipotetica perdita) è divenuta argomento e valore centrale per la stragrande maggioranza dei movimenti anti-EU del Vecchio Continente.
C’è da dire però che sono più i movimenti generalmente collocabili a destra a rivendicare con maggiore forza e orgoglio la volontà di preservare e affermare la sovranità del proprio Paese. Ma come si declina oggi il concetto di sovranità? E’ veramente un’esclusiva del discorso culturale della destra?
Cercheremo di capirlo attraverso una breve analisi dei manifesti politici di movimenti riconducibili alla “destra populista” e alla “sinistra radicale” di due Paesi europei diversi per cultura e soprattutto per la situazione economico-politica attuale: la Lega di Salvini e Potere al Popolo in Italia, Alternative für Deutschland e Die Linke in Germania.

ITALIA
Qualche numero: nel programma di Salvini il termine “sovranità” appare 16 volte, contro le due del programma di Potere al Popolo. Poi il contesto: se i leghisti pongono l’accento sulla “piena sovranità sui propri confini” e semantizzano il concetto come indipendenza e potestà nazionale (“Il primo interesse nazionale è quello a preservare la propria sovranità: sovranità vuol dire esser padroni a casa nostra”), la sinistra radicale non introduce il termine se non affiancato agli aggettivi “popolare” e “democratica”, adottando così un’interpretazione più strettamente costituzionale del concetto.
Il punto comune tra le due visioni sembra essere rappresentato dalla sovranità monetaria ed economica, rivendicata esplicitamente dalla Lega ma auspicata senza dubbio anche da Potere al Popolo, come emerge dalla nostra intervista agli attivisti. La ragione di tale convergenza programmatica è presto detta: L’Italia rientra nella fascia di Paesi la cui criticità del rapporto con l’UE è data soprattutto dalla gestione del debito e dalla paura di insolvibilità finanziaria. E’ chiaro dunque che due partiti così distanti tra loro ma entrambi “populisti” seppur su basi radicalmente diverse condividano un’ostilità verso le politiche di contenimento della spesa imposte dall’establishment.

GERMANIA
Dall’analisi dei programmi dei due partiti teutonici emerge un confronto interessante con i loro corrispondenti mediterranei. L’AfD e la Lega infatti presentano una valorizzazione sostanzialmente comune dell’oggetto (sovranità come difesa dal nemico, come forza militare e nella variante tedesca come aspirazione a una leadership internazionale) ma con un’importante differenza: secondo i nazionalisti tedeschi “these policies [le politiche di EU, BCE, MES] are in breach of political and contractual promises made to voters that Germany would never be liable for the debts of other countries”. La sovranità economica perduta non è dunque la possibilità di indebitarsi a piacere, ma al contrario il diritto a non pagare i debiti altrui.
La sinistra di Die Linke invece sembra ancora più restia di PaP a parlare di sovranità e lo fa soltanto una volta in riferimento all’autonomia decisionale degli Stati-nazione europei (“We want a European Union that does not sacrifice democracy and nation-state sovereignty to the financial markets”) mentre le poche altre volte che compare il termine si tratta di “food sovereignty”, in riferimento ai Paesi in via di sviluppo e al loro sfruttamento agricolo da parte delle multinazionali. In generale la sinistra radicale tedesca sembra molto più ispirata al classico internazionalismo marxista che prevede una lotta mondiale (e ancor prima europea) contro il capitale, dimostrandosi nel complesso meno euroscettica dei compagni italiani.

Traendo le conclusioni di questa breve analisi possiamo disegnare un quadro in cui la contrapposizione principale appare essere quella regionale più che quella politica. L’euroscetticismo italiano si presenta come una sorta di anelito autarchico, di volontà di indipendenza da un potere burocratico percepito come lontano e non rappresentativo ma cogente in una serie di politiche sensibili per lo Stato (dalla politica monetaria a aspetti più particolari legati al credo politico, come l’immigrazione per la Lega).

Per quanto riguarda der deutsche Euroskeptizismus, la (relativamente) solida economia del Paese e soprattutto il suo ruolo di guida e supremazia all’interno dell’Unione non permettono la nostrana carica polemica nella critica al mostro burocratico di Bruxelles. La convergenza ideologica è più forte a destra, dato che il principale obiettivo e motivo di sostegno delle destre populiste è quello cosiddetto “identitario” (che qui è una versione edulcorata di “razziale”) e non quello economico, che invece è tradizionalmente l’anima della sinistra marxista e post-marxista. Insomma, sia l’AfD che la Lega non sopportano l’UE perché non permette loro di controllare i propri confini, ma sul versante economico i tedeschi non vogliono vedere frenata l’ascesa economica della Mutterland a causa dei debiti dei vicini più deboli (tra cui l’Italia), mentre gli ex padani vogliono libertà dai vincoli economici imposta dai Paesi più forti (tra cui la Germania) per far ripartire un’economia impantanata. A sinistra invece accanto a una serie di valori comuni si osserva una critica molto più ferrata ai meccanismi europei da parte di Potere al Popolo, mentre Die Linke, pur mettendone chiaramente in discussione gli aspetti legati al globalismo liberista, non riesce a immaginare una lotta su un campo nazionale invece che europeo.

Per rispondere alla domanda iniziale, appare chiaro come l’idea di sovranità sia molto più cara alle destre, in virtù delle loro radici ideologiche legate alla valorizzazione del contesto nazionale; è tuttavia degno di nota come la sinistra stia lentamente recuperando il concetto, interpretandolo in una chiave popolare e anticapitalistica, contro una Unione Europea percepita come antidemocratica e sfrenatamente neoliberista.

Studio Scienze Politiche a Bologna, ma sono nato nelle lande nebbiose della Lombardia. Wittgenstein e Nanni Moretti mi hanno insegnato l'importanza delle parole, perciò scrivo.

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