Come Michael Jordan al Bernabeu

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Immaginate di stare camminando per strada, di fermarvi davanti a un campetto da calcio e di vedere questa scena: due squadre di basket si ostinano a giocare con le regole della pallacanestro e l’arbitro annulla tutti i goal e continua a fischiare perché, ovviamente, le regole del basket sono diverse da quelle del calcio. In tutta risposta, però, i giocatori si ostinano a voler applicare le loro regole. Notate una cosa: nessuno ha costretto i giocatori di basket a giocare a calcio, è un campo che hanno deciso loro.

Assurdo, vero? Be’, è quello che sta succedendo con in queste settimane a seguito del risultato elettorale tra i partiti. Ma andiamo con ordine.

In una democrazia parlamentare il sistema istituzionale può percorrere due strade: da un lato si distribuiscono i seggi in parlamento proporzionalmente ai voti che i partiti prendono, con pochi correttivi. In questo caso si avrà il c.d. “parlamento specchio del paese”. In tale sistema non esistono vinti e vincitori, le elezioni servono ai partiti per “misurarsi” e ovviamente il partito più grosso la farà da padrone nelle trattative, ma comunque trattative ci dovranno essere per arrivare a un governo. Per questo si parla di democrazia consociativa, perché ci si deve mettere d’accordo. Dall’altro si può decidere di semplificare la situazione politica del paese reale attraverso premi di maggioranza e soglie di sbarramento importanti. In questo caso scatta la competizione: chi prende di più (partito o coalizione, qui c’è la variabile del sistema partitico di un Paese, che lasceremo da parte per semplicità) vince il premio e governa. Niente trattative e risultato a pochi giorni dalle elezioni.

Nessun sistema è migliore dell’altro, basta scegliere una strada e perseguirla con coerenza. In piena prima repubblica il sistema era proporzionale per poi dirigersi verso l’altro, perché ritenuto più moderno ed efficiente.

E ora? Ora abbiamo politici giovani, allattati al seno della mentalità maggioritaria, che sguazzano in un sistema proporzionale senza comprenderlo.

Già il fatto che parlino di “vincitori” e “sconfitti” è indicativo che non capiscono  a che gioco stanno giocando. Il M5S infatti parla come se avesse la maggioranza e facesse un piacere ad aprirsi agli altri. Certo, sono essenziali per un governo, ma non sono la Democrazia Cristiana: per anni hanno puntellato il loro consenso col dogma dell’assenza di compromesso con gli altri e adesso stanno mostrando tutte le loro criticità.

Per non parlare della presunta inossidabilità della coalizione di centrodestra. Salvini & co. hanno formato un cartello elettorale illudendo i propri elettori di essere nel 2006, facendo loro credere che basterà un contratto interno tra loro per resistere allo sfaldamento che un sistema proporzionale non solo favorisce, ma auspica: infatti se l’obiettivo è generare un governo frutto di un accordo, niente è più anti-consociativo di una coalizione rigida e non sbrogliabile. Un sistema proporzionale favorisce la fluidità delle forze politiche.

E in tutto questo, il PD lascerà che si mangino tra loro, dopo essere stato cannibalizzato dal sistema elettorale che ha contribuito a creare. Un dottor Frankenstein che ha perso il controllo della sua creatura. Salvo non arrivi la chiamata alla responsabilità dal Quirinale. In quel caso il PD farà fatica a sottrarsi.

Una situazione assurda in cui tutti si muovono senza capire dove si stanno muovendo.

Assurdo come un giocatore di basket in un campo da calcio.

Assurdo come Michael Jordan al Bernabeu.

Laureato in giurisprudenza con una grande passione per l'attualità e l'analisi politica. Consumatore vorace di film, serie tv, libri e fumetti

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