A Vicenza, offeso l’antifascismo

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Resistere sempre, oltre il 25 Aprile, oltre le ufficiali commemorazioni, le ghirlande, i fiori.

Resistere sempre, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle scuole.

Il necrologio apparso sul Giornale di Vicenza il 27 aprile

Resistere sempre, per chi visse, per chi vive, per chi vivrà.

L’oltraggioso ricordo delle vittime repubblichine e di Benito Mussolini, celebrato da padre Abrahamowicz (negazionista dell’olocausto, sospeso a divinis) il 28 aprile a Vicenza, ci impone un’intensa riflessione che supera il contingente e si fa universale, categorica. In gioco non c’è solo il giudizio su un giornale che lucra indegnamente pubblicando un necrologio di Mussolini o su un’amministrazione che non ha saputo esprimere con sufficiente audacia e risolutezza la propria dichiarata opposizione ai fascismi, ma c’è una questione più grande e generale: è giusto ricordare i morti fascisti? È giusto commemorare indistintamente le vittime della guerra civile italiana? L’eterna contesa di Antigone e Creonte irrompe violenta nell’oggi.

Sì, furono uomini anch’essi, per quanto vili servi di un dittatore. Sì, furono italiani anch’essi, per quanto amassero un’Italia violenta, imperialista, razzista. Sì, furono fedeli al proprio popolo ma lo resero prono, suddito, schiavo. Non si neghi loro la dignità che spetta all’uomo, abbiano le loro tombe, le loro lapidi, ma sia pesante la terra che li copre. Sul loro nome cada sempre la nostra condanna. Fu un errore giovanile? Lo fu, ma mentre essi combattevano per la legittima offesa, per l’autarchico impero, per le leggi razziali, a loro avversi, dall’altra parte del fronte, i loro coetanei morivano per il dialogo, i diritti, la libertà.

Creonte aveva ragione. Non sono tutti pari i morti, anche in guerra esiste il giusto e lo sbagliato, il buono e il cattivo. Non è uguale morire da repubblichino e morire da partigiano. Quale legge divina può assolverli? “Hai mai visto gli dei onorare i malvagi? Non è possibile” diceva Sofocle. Anche la libertà ha le sue regole e i suoi limiti, i suoi doveri e le sue responsabilità: la libertà va difesa, senza relativismi, senza concessioni.

Stendardi della RSI alla manifestazione

Vicenza dunque renda onore alla sua storia, alla sua medaglia d’oro per la Resistenza, per chi “pagò un largo tributo di sangue alla causa della Liberazione”. L’amministrazione comunale, che tanto si è spesa per ribadire il ripudio del fascismo, non deve permettere che manifestazioni come quella del 28 aprile abbiano ancora luogo.

Abbiamo portato le nostre rimostranze ai funzionari della questura presenti sul posto e ci è stato detto che quella esigua masnada di camice nere, con le bandiere della RSI e le foto del duce, non stava propriamente occupando il suolo pubblico, era un piccolo capannello, abbastanza innocuo. Ora, possiamo passare sopra agli avviluppati regolamenti comunali, e possiamo non stupirci se il sindaco di Vicenza solo tre giorni prima aveva dichiarato che non avrebbe mai concesso l’autorizzazione a gruppi fascisti, ma dobbiamo indignarci e inorridire davanti una così candida e sincera violazione della XII disposizione costituzionale e della legge Scelba: a Vicenza, il 28 aprile, è stata tollerata l’apologia al fascismo. Il discorso che ha aperto la celebrazione, poi, non è stato solo il ricordo delle vittime cadute ma un’agghiacciante propaganda dello stato fascista attraverso il quale, dichiara padre Abrahamowicz, si preservano i valori cristiani (“onora il padre e la madre, e quindi anche la patria”) e “l’ordine naturale delle cose”.

L’antifascismo faccia l’antifascismo, ora e sempre, oltre il 25 aprile, affinché la lotta per la libertà diventi un fattore biologico di ogni popolo e di ogni uomo, affinché la lotta alla tirannia sia rinnovata come imperativo categorico, come legge morale, affinché non vacilli la salda cortina che divide il bene dal male.

1 Comment

  1. Ci verrebbe da dire la classica frase: “stendiamo un velo pietoso” per sorvolare sul fatto, ma visti i recenti segnali che accadono nel nostro paese, il fatto successo a Vicenza, è veramente un insulto alla città e alla provincia. Lo stemma del comune vanta due medaglie d’oro al valor militare, la prima conseguita nel lontano 1866 per la strenua difesa contro l’oppressione asburgica, la seconda medaglia è stata consegnata alla città nel 1995 per la Resistenza in opposizione al all’occupazione nazifascista negli anni 40 del secolo scorso (per maggior dettagli vedere: https://www.comune.vicenza.it/amministrazione/stemma.php).
    Credo che abbia ragione il cronista, nel denunciare l’atteggiamento troppo tollerante e disinvolto, da parte delle autorità municipali, si dirà che è democrazia lasciar fare, ma i nostri padri e nonni si sono sacrificati appunto per ottenere la democrazia che era stata loro negata proprio da questi “soggetti” che ora riappaiono. Del prete negazionista sospeso a “divinis” credo vada compatito come va compatito quell’uomo negli U.S.A., di cui parlano le recenti cronache, che si ostina a voler dimostrare che il pianeta terra è piatto.
    La preoccupazione emerge dal fatto che da troppe parti ormai, (vedi ad esempio gli atteggiamenti razzisti di alcune tifoserie, la comparsa di simboli, bandiere, gagget richiamanti il ventennio), queste ideologie del passato stanno ritornando e crescendo oltremodo.
    Continuiamo a restiamo vigili.

    Piero

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