La Trilogia della Fondazione

in Appunti letterari di

Le fondamenta della letteratura e del cinema di evasione, come piace definirli alle persone più colte di me, si basano sulle opere di tre grandi scrittori del secolo scorso: Tolkien per quanto riguarda il fantasy, Lovecraft per l’Horror e Asimov per la fantascienza. Oggi voglio soffermarmi su Asimov e sulla sua Trilogia della Fondazione.

Il suo nome non risulterà nuovo a nessuno, probabilmente. Laureato in chimica, partecipò ai primi esperimenti atomici del dopoguerra, postulo le famose quattro leggi della robotica( le tre leggi e la legge zero, presente nelle sue ultime opere) e fu uno dei più grandi divulgatori scientifici di sempre. Il suo desiderio di far avvicinare più gente possibile alla scienza ha influito pesantemente sulla sua prosa, volutamente secca e semplice. Scriveva per farsi capire da tutti, anche dalle persone meno colte, e usava la fantascienza per raggiungere più gente possibile, riuscendo nell’impresa. Lo stesso Piero Angela non fa un mistero dell’influenza che ha avuto il chimico Americano-Russo sulle sue scelte e sul suo stile.

La sua Trilogia Della Fondazione è sicuramente una pietra miliare della fantascienza, ma in questo articolo non voglio analizzare la sua importanza per quel mondo. Con questo articolo voglio evidenziare la validità di questa trilogia per tutti, appassionati e non del genere.

Asimov ci porta avanti di migliaia e migliaia di anni. L’umanità ha colonizzato tutta la galassia da secoli, tanto da non avere più memoria della terra, ed è unita sotto la guida dell’imperatore galattico e del suo gigantesco apparato burocratico. In questo clima di pace viene sviluppata una nuova forma di scienza, la Psicostoria. I suoi studiosi, tramite lo studio della psicologia delle masse e complessi calcoli matematici, possono prevedere in modo quasi sicuro i futuri avvenimenti della società. Il principale esponente di questa scienza, Hari Sheldon, prevede il collasso dell’impero entro 500 anni e i successivi 30.000 anni di barbarie. Per ridurre questo periodo a soli mille anni Sheldon convince l’imperatore a spedire su un pianeta sperduto una comunità di scienziati, con il compito di scrivere una enciclopedia contenente tutto il sapere dell’umanità.

La saga segue le vicende della fondazione attraverso centinaia di anni di storia. Tramite questa scelta lo scrittore analizza tutte le fasi dello sviluppo di una potenza, la quale utilizzerà tutti i mezzi, eccetto la violenza, per difendersi e, in certi casi, imporre il proprio dominio. Questo pacifismo obbligato (la fondazione non ha un apparato militare) costringe i vari protagonisti a utilizzare ogni volta strumenti diversi. Inizialmente vedremo come il controllo sul popolo ignorante si può attuare tramite la religione e la superstizione, per poi virare sul capitalismo più estremo quando si tratta di sottomettere ad un controllo indiretto popolazioni più restie.

Asimov non risparmia nessuna forma di potere. Tutte sono analizzate e spiegate. Non vi è alcun giudizio morale da parte dello scrittore, non vi sono “buoni” e “cattivi”. Vi è una analisi fredda di una società futura, che può essere letta come la storia di un qualsiasi impero o superpotenza. Tutta la saga è un enorme metafora che vuole spiegare il potere, niente di più e niente di meno. In tre libri viene sviscerato ogni aspetto del potere e delle persone che ne sono vittime o lo detengono. La solitudine del Mulo, uno dei personaggi chiave della saga, è una metafora della solitudine degli uomini che negano se stessi solo per essere sempre più importanti e potenti, così come la spregiudicatezza dei mercanti non è diversa da quella dei grandi imprenditori moderni. Ogni capitolo analizza un aspetto diverso di questo grandissimo argomento, e lo fa con una lucidità e una freddezza spaventose. Ed è proprio questo che permette alla Trilogia di superare le barriere del suo genere e imporsi come lettura obbligatoria per chiunque voglia riuscire a capire per bene le meccaniche del potere.

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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