Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,

che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po’ rimate,

che non merita nemmeno l’ attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,

se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,

te l’ avevan detto che finivi male…

Così cantava Francesco Guccini nel 1976, poco prima che entrasse in vigore la legge 194. Sarebbe bello poter dire che ad esattamente quarant’anni da quella dura lotta che spaccò in due l’Italia, ma che allo stesso tempo consentì finalmente alle donne di esercitare quel diritto fondamentale sul proprio corpo e sulla propria vita, le parole di quella canzone siano obsolete e invece sono più attuali che mai.

Oltre il 70% dei ginecologi è obiettore di coscienza, con picchi del 96,6% in Molise, e il dato sembra essere in costante crescita. Lo Stato Italiano sta continuando a mantenere in buona parte inapplicata una propria legge e a farne le spese sono donne che null’altro chiedono che il rispetto dei propri diritti. La legge in questione impone al Servizio Sanitario di supplire alla mancanza di medici abortisti e vieta che ci siano strutture con la totalità di medici obiettori, eppure la “vociferata” eccellenza veneta presenta un ospedale, quello di Adria, con il 100% di medici non abortisti.

Il sistema burocratico di molti ospedali sembra essere congegnato volutamente per rallentare in modo odioso il processo cui la donna decide di sottoporsi, con consultori spesso irraggiungibili, liste di attesa eterne e la presenza di volontari e inservienti cattolici pronti a indottrinare la ragazza su quanto folle e peccaminoso sia il suo gesto. Situazioni come queste si riscontrano da nord a sud con la conseguenza che le pazienti sono costrette a spostarsi di regione in regione sperando di riuscire ad essere accettate in quei pochi centri che permettono l’interruzione di gravidanza. Altra possibilità, molto spesso l’unica, che si prospetta alla ragazza è rivolgersi ad una clinica privata dove allora i tempi si accorciano e i passaggi diminuiscono.

Il sistema dell’obiezione di coscienza praticamente impone ai medici di diventare obiettori dal momento che gli abortisti vengono trasformati in martiri votati solo ad interrompere gravidanze per cercare di tenere in piedi un meccanismo che non funziona. Queste non sono mancanze del nostro servizio sanitario, sono mancanze della nostra società e della nostra politica.

La battaglia che fu fatta da migliaia di donne quarant’anni fa sta venendo tradita da una politica che rifiuta di riconoscere i diritti dei propri cittadini. Si permette alla Chiesa Cattolica e alle sue propaggini associative di condurre campagne contro l’aborto presentando dati e principi morali totalmente falsi. Per le strade di Roma i passanti si trovano spiattellato il messaggio che l’aborto è femminicidio. Il perbenismo e la doppia morale cattolica che per punire il peccato crea le condizioni perché si commettano peccati alla dignità delle persone non possono dettare legge in una nazione che prova a definirsi laica.

Essere un Paese laico significa prima di tutto rispettare la volontà e la dignità delle persone senza che la morale religiosa, qualunque essa sia, possa interferire con le vite dei cittadini, peccato che oggi in Italia migliaia di donne non possano godere dei diritti che spettano loro proprio perché abitanti di uno stato falsamente laico. Hanno dovuto intervenire il Consiglio d’Europa e l’ONU per provare a spiegare alle nostre autorità come questo atteggiamento reazionario e illegale non stia facendo altro che mettere a repentaglio il sacrosanto diritto alla salute e soprattuto facendo aumentare il numero di aborti clandestini, con tutti i rischi del caso.

Non sorprende che nel contratto che sta alla base del Governo in via di formazione non compaia, nemmeno in appendice, nemmeno come anagramma nascosto, la parola aborto. Un tema che forse non interessa al Paese reale e ai suoi governanti, un tema di poche donne decadute che non hanno mantenuto immacolata la propria purezza. Non interessa a nessuno se una ragazza è rimasta incinta senza volerlo, per errore o ignoranza. Sono problemi suoi e se avesse seguito quello che le hanno insegnato a catechismo non sarebbe obbligata a girare una ventina di ospedali per abortire.

A quarant’anni da quel 22 maggio 1978 si parla ancora poco di aborto e sessualità e chi ne parla lo fa spesso velando il tutto con una tela di disprezzo, condanna e ignoranza. L’assenza di una vera educazione sessuale nelle scuole, l’obiezione di coscienza nelle farmacie, l’irreperibilità della pillola del giorno dopo, lo stigma sociale dietro al profilattico e la sempre maggiore impossibilità di abortire non rendono il nostro un paese arretrato, ma un paese incivile.

se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare…

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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