La Chiave a Stella

in Appunti letterari di

A tutti dev’esser capitato di ascoltare storie di lavoro da parte di qualcuno. Questi racconti possono averci interessato, o annoiato, ma ci hanno sicuramente insegnato qualcosa. Infatti dopo aver letto “La chiave a stella” di Primo Levi, sarà difficile ascoltare o leggere altre storie di questo genere con indifferenza e superficialità.

Il libro viene pubblicato nel 1978 presso Einaudi. Vincitore del Premio Strega, questo libro inaugura il vero e proprio inizio della carriera letteraria di Levi.Primo Levi e Libertino Faussone soggiornano a Togliattigrad per motivi di lavoro. Torinesi entrambi, uno di professione fa il chimico, l’altro il montatore. Si conoscono in una mensa.Tra i due si apre un dialogo che si protrae per tutta la durata del libro, in cui soprattutto Faussone racconta le proprie avventure di lavoro in giro per il mondo, assumendo così il vero e proprio ruolo di narratore.

I suoi racconti, che inizialmente appaiono monotoni alle orecchie di Levi, diventano i veri protagonisti di tutto il libro. Poco alla volta, nonostante il suo vocabolario ridotto, il suo linguaggio estremamente colloquiale ricco di influssi dialettali, il continuo ricadere su luoghi comuni ed quel velo di presunzione tipica dell’ignoranza popolare, Faussone conquista la curiosità di Levi e di conseguenza del lettore.

Corrado Stajano lo ha definito “una specie di Ulisse che dall’India all’Unione Sovietica, dall’Alaska all’Africa gira con la sua chiave a stella ad alzare, con i suoi tralicci, un altro monumento, quello della moralità del lavoro.”

Faussone è però un Ulisse che fugge da una possibile Itaca. Un lavoratore che vive per lavorare, e che dopo un’esperienza giovanile alla catena di montaggio della Lancia, fugge da una quotidianità ripetitiva e alienante. Una vita regolare suona nella sua mente come una nota stonata, oppure una linea melodica all’unisono che entra in contrasto con la sua intraprendenza. Questo lo porta a viaggiare di continuo e rifiutare storie d’amore con le ragazze che le sue zie ogni volta gli presentano quelle poche volte che si trova a Torino.

Proprio sul valore e sulla passione per il lavoro i due personaggi sembrano trovare un punto in comune. Faussone erige enormi strutture metalliche così come Levi costruisce complesse molecole e dispone parole per scrivere libri. La profonda riflessione ed il parallelo tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e quello tra chimica e letteratura riescono ad affermarsi nonostante entrambi vivano in un contesto socioeconomico che tende sempre di più ad allontanare i due tipi di lavoro, e che crea a sua volta una grande divisione tra sapere umanistico e sapere scientifico.

Quale soddisfazione si prova nel vedere in piedi una torre che si ha costruito con le proprie mani; quanto male fa sapere che da un momento all’altro può crollare perché c’è stato un errore di progettazione.

“io più stavo lì e più quell’impressione di avere per le mani una specie di bambino malato mi veniva più forte.”

Allo stesso modo, quanta soddisfazione prova il chimico che si ingegna nel trovare la formula chimica perfetta ad uno specifico utilizzo, e che soffre quando si accorge che in realtà un piccolo difetto fa crollare ogni aspettativa. È forse proprio questa la motivazione che spinge Levi a pubblicare questa storia: dare importanza ai tanti lavoratori come Faussone. Questo desiderio di Levi era già noto nei primi anni ’70, quando durante i suoi frequenti viaggi in Unione Sovietica per motivi di lavoro, si rese conto di quanto certi lavoratori rappresentassero un patrimonio tecnico e umano enorme, ma che sarebbero rimasti anonimi perché nessuno aveva mai scritto di loro.

È infatti un libro che “punta alla rivalutazione del lavoro “creativo” o del lavoro tout-court: un lavoro del resto può essere creativo sia a livello dei mille Faussone esistenti, sia in altri mestieri ed altri livelli sociali…”

Tanti lavoratori però sono tuttora anonimi e purtroppo tanti lo saranno per sempre, ma dove non avremo storie che ce ne parlano, avremo le loro opere. Perché dopo aver letto La chiave a stella sarà difficile guardare un ponte, un traliccio o un derrick con indifferenza e superficialità.

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

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