2026 – Il silenzio degli aeroporti – Terza parte

in 2026-PostVerità di

“Il cadavere non corrisponde a nessun uomo di cui sia stata segnalata la scomparsa”, disse l’ispettore Bianconi entrando improvvisamente nella stanza del commissario Boschi. La mattina era scura e l’aria gelida filtrava dalla finestre malmesse del commissariato.
“Impronte? Tracce? La scientifica che dice?”
“La scientifica non esiste più, commissario…”, disse timidamente l’uomo. “Il Governo 5 stelle ha deciso che ci sono metodi alternativi e meno costos-”
“Lo so, intendevo… intendevo i ragazzi del laboratorio del dottor Marino.”
“Ah. No, purtroppo non segnalano nulla di rilevante.”
“Insomma, abbiamo un cadavere sconosciuto e nessuna traccia. Beh, mi sembra magnifico.”, disse Boschi scivolando all’indietro con la sedia scorrevole. “Calcutta aveva interrogato i dipendenti dell’aeroporto, tu sei andato a risentirli?”
“Sì, ma non sapendo l’ora esatta in cui la vittima è stata uccisa non sappiamo neanche su chi indirizzarci di preciso…”
“E c’hai ragione. Quanto siamo nella merda, Bianconi?”
“Tantissimo, commissario.”

“Ti ricordi che bella atmosfera che c’era all’inizio? Eravamo tutti giovani e convinti che ce l’avremmo fatta, una nuova classe dirigente per la sinistra, una nuova vita per il Part – ahia, cazzo, mi fa male il petto, guarda qua che livido – per il Partito Democratico. E poi, cazzo, ma ti rendi conto che mi hanno sbattuto dentro perché nel passato sono stato iscritto al PD? Nel passato… Eh, lo so, lo so, Bersani e D’Alem- shhhhh, non dire quei nomi, è pericoloso, dai mi hai capito, sono fuggiti all’estero, l’hanno scampata per un pelo e io mi sono beccato la galera. Succed- Cazzo, è finita la birra, è finita di nuovo…”
Pippo Civati camminava dondolando lungo gli argini del Tevere, in preda alle allucinazioni. “Dici che devo prendere lo Zyprex?”, disse rovistandosi in tasca. Tirò fuori un blister. Era vuoto.

Il vapore acqueo del respiro mescolato al fumo della sigaretta generò una nube di fumo che nascose per qualche secondo il volto di Nicola Fratoianni. Quando vide il commissario Boschi che gli andava incontro si accese un’altra sigaretta.
“Boschi, qual cattivo vento ti porta da me? Una cosa veloce perché devo rientrare al ministero.”
“Come va il lavoro?”, domandò il commissario.
Fratoianni si appoggiò al muro, continuando a fumare. Quando espirò rispose: “Quello ufficiale o quello ufficioso?”
“Entrambi”
“Il ministro Raggi è una rompicoglioni, ma mi dà il pane e quindi questo lavoro di facchino tuttofare e ragazzo immagine me lo tengo ben stretto. Per quanto riguarda il lavoro ufficioso, dimmi, c’è qualche cosa che ti interessa in particolare?”
“Hai novità?”
“Boschi, non mi stai simpatica. Non mi stavi simpatica prima, figuriamoci adesso che sei uno sbirro.”
“Mi sembra di essermi comportata lealmente non segnalando la tua attività di contrabbando.”
“Infatti. È per questo che oggi ti propongo una chicca.”
“Sembri Mastrota.”, disse sarcastica lei.
Lui sorvolò. “Ho l’ultimo numero di Nature”, disse.
“La rivista Nature?”
“Sì, questo mese ci sono un paio di articoli clamorosi. Ora, io di scienza non me ne intendo, non te ne intendi neanche tu. Ma vuoi mettere avere in casa una cosa proibita di tanto valore? Non ti sale un brivido di adrenalina?”
“Mi riferivo a qualcosa di diverso…”
“Quanta audacia”, fece ammiccante lui. “Non sei il mio tipo, Boschi, anche se ammetto che in passato un pensierino ce l’avevo fa-”
“Fratoianni. Ho visto il presidente Di Battista molto strano ieri, è successo qualcosa?”
“Cazzo, Boschi.”, esclamò lui. Si guardò intorno, il porticato era vuoto. “Io nei casini per te non ci vado.”
“Puoi sempre andarci da solo, se mi dovesse sfuggire che contrabbandi merce proibita non approvata dal Governo.”
“Ti odio, Boschi.”, sibilò Fratoianni.
“Allora?”
“È una settimana che non si trova Di Maio. Ora, se permetti.” Spense la sigaretta con la suola della scarpa e corse via, stringendosi nel cappotto.

“Non mi sento bene, sai? Vedo male, vedo doppio e poi ho sete.”
Seduto in riva al fiume, Pippo Civati parlava da solo convinto che accanto a lui ci fosse qualcuno. “Non mi pentirò mai di aver fatto campagna elettorale contro il PD, nel 2018. Era un dovere morale, farla. Se penso che sono finito in galera per loro…” Civati urlò dando un pugno all’asfalto. Urlò di nuovo, stavolta per il dolore. “Com’è dura l’acqua di questa piscina, amico mio.”, disse toccandosi la mano che pulsava dal dolore.

Avvolta in una sciarpa così grande da lasciarla appena respirare l’aria gelida, il commissario Boschi camminava a passo spedito verso casa. Quello che stava pensando era troppo pericoloso per poter anche solo immaginare di condividerlo con qualcuno che non fosse lo specchio del suo bagno. Quando arrivò a casa, gettò la sciarpa a terra e corse in bagno. Il battito accelerato, un nodo alla gola, Maria Elena Boschi si guardò allo specchio: gli occhi azzurri spiccavano ancora ma il riflesso fu quello di un volto intristito e stanco. Sospirò. Il cadavere era sfigurato, senza nome, senza documenti. Luigi Di Maio era scomparso e la sua scomparsa era stata nascosta. Il presidente Di Battista si era mostrato più preoccupato di quanto avrebbe dovuto per l’omicidio dell’aeroporto. E se l’uomo nel cellophane fosse stato il primo premier cinquestelle, Luigi Di Maio?
“Boschi.”
Il commissario Boschi si voltò di scatto, con una mano sul calcio della pistola.
Luigi Di Maio, impeccabile nel suo completo blu scuro, era seduto sul coperchio della tazza del water, con la gambe accavallate e le braccia conserte. “Potevo essere un serial killer, possibile che non ti eri accorta della mia presenza?”
Maria Elena Boschi si appoggiò al lavandino. “Cristo santo, Di Maio. Che ci fai qui? Pensavo fossi…”
“Fossi cosa?”
“Fossi morto.”
Luigi Di Maio sorrise, il suo solito sorrisetto sardonico non era cambiato negli anni. Non aveva neanche una ruga, solo qualche capello bianco. “Avete sempre avuto la tragedia dentro, voi piddini.”
“Non sono piddina, Di Maio.”
“Non più, certo. Ma lo sei stata. Rimane sempre un po’ di passato nella vita delle persone, anche se fai di tutto per cancellarlo. Senti Boschi, la faccio breve: ho bisogno che tu mi nasconda per qualche giorno.”
“Immagino che sia un ordine, più che una richiesta.”
“Impari in fretta. È esattamente un ordine.” Di Maio si alzò, uscì dal bagno e andò in cucina.
“No, ma fai pure come se fosse casa tua, eh”, disse irritata il commissario Boschi.
“Nulla di tuo è tuo, Boschi. Anche tu, in teoria, non sei te stessa.”
Maria Elena deglutì nervosamente. Ricordava benissimo il giorno del suo arresto, nel 2018: la porta di casa buttata giù nel cuore della notte, la milizia cinquestelle che la tira giù dal letto svegliandola con un comizio di Paola Taverna a tutto volume, tre giorni di fila senza un contatto umano, chiusa in una stanza in cui era proiettato in loop il meglio della campagna elettorale di Virginia Raggi; stava iniziando la tortura pervasiva e il protocollo Raggi per la delezione della memoria critica, quando entrò nella stanza Luigi Di Maio, novello premier del governo cinquestelle a dirle che avevano cambiato idea, che era libera a patto di giurare fedeltà al nuovo ordine grillino e di bruciare la sua tessera PD in una cerimonia pubblica di purificazione. Lei lo aveva fatto, non era stata forte come altri suoi compagni di partito, lei aveva abiurato, era diventata una cinquestelle, aveva giurato su una VHS di Fantastico 7 con Beppe Grillo che non avrebbe mai avuto nulla a che fare con il PD e che rinnegava ogni minuto del suo passato dem.
Luigi Di Maio la guardò mentre cedeva al pianto. Poi disse, freddo: “Ti facevo più forte. Sei pur sempre un commissario di polizia.”
“Da cosa stai scappando?”, domandò il commissario Boschi, mentre con il dorso della mano si stropicciava gli occhi.
“Dalle responsabilità.”
In quel momento squillò il telefono del commissario.
“Ispettore Bianconi, che è successo?”
“Una denuncia di scomparsa. Il profilo sembra corrispondere a quello del cadavere nel cellophane.”
“Arrivo”, disse a Bianconi. “Devo andare, Di Maio.”
“Non faccia parola con nessuno del fatto che sono qui, altrimenti…”
“Altrimenti cosa? Cosa potete farmi ancora?”

“Lo scomparso si chiama R.G., ha 48 anni, è un attivista cinquestelle di vecchio corso.”, disse Bianconi camminando al fianco del commissario Boschi lungo l’infinito, freddo, corridoio della questura. “Faceva il commentatore seriale di post di Facebook già dal 2012. Doveva partire per l’Ecuador con un permesso speciale di lavoro, proprio 9 giorni fa.”
“Che doveva commentare in Ecuador?”
“No, non doveva commentare nient- Ah, è una battuta, commissario? Ahahah”
“Vabbè, andiamo avanti.”
“Dicevo che doveva partire per l’Ecuador proprio dall’aeroporto di Fiumicino con il volo delle 23. Ha fatto un’ultima telefonata alla famiglia intorno alle 22, poi di lui si sono perse le tracce.”
“Dai controlli ci sanno almeno dire se si è imbarcato?”
“È proprio questo il punto: non è mai partito.”

“Cos’era successo di così importante?”, domandò Luigi Di Maio al commissario Boschi, tagliando una pizza.
“Probabilmente abbiamo dato un nome al cadavere nel cellophane.”
“Perché non hai preso una pizza anche per te?”
“Perché sono sorvegliata, vedermi con due pizze magari li avrebbe insospettiti no?”
“Giusto. Cadavere nel cellophane?”
“Sì, abbiamo trovato un cadavere all’aeroporto di Fiumicino. Sai, quel posto abbastanza inutile, con pochi voli, pochi impiegati, ritrovo di ladruncoli e barboni…”
“Il sarcasmo, Boschi. Per quello non siamo riusciti mai a fare niente…”
“Un paese chiuso non funzio-”
“NON DEVI ESSERE TU A DIRE A NOI QUELLO CHE NON FUNZIONA, BOSCHI!”, urlò Di Maio.
“Urlare non ti aiuterà certo a nasconderti.”
Il suono del campanello stroncò sul nascere la discussione. Di Maio, agitato, guardò il commissario Boschi, che gli fece cenno di correre a chiudersi in bagno.
Lei si avvicinò alla porta. “Chi è?”, domandò.
“Sono io, commissario.”, disse l’ispettore Bianconi, dall’altro lato della porta.
“Che è successo?”, fece lei aprendo.
“Mi scusi se mi permesso di venire ma non rispondeva al telefono… Abbiamo trovato un altro cadavere. Anche questo chiuso nel cellophane.”

Continua…

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*