Lo spettro del falso che si aggira sull’Aquarius

in Immigrazione di

La vicenda Aquarius ha scatenato il peggio del nostro Paese, sopratutto sui social. Mi imbatto nel classico commento stereotipato e sgrammaticato del famigliare/amico/conoscente “Va aiutato chi ha veramente bisogno. Tu vuoi assumerti le responsabilità di dire che tutti quelli che sono arrivati con i barconi erano rifugiati tutti bisognosi? Questi che arrivano tutti belli e col telefonino, nessun biafra. Lo dicono anche i miei amici missionari, e di loro mi fido, senza bisogno di dover dimostrare nulla. Spero di non essere criticata continuamente perché abbiamo idee diverse, in Italia esiste ancora la libertà di parola”. Vedendoli “‘sperti e pratici” (avrebbe detto Leon Battista Alberti), chiedo provocatoriamente se fosse possibile ottenere ulteriori informazioni circa viaggio affrontato da quesi “giovanotti palestrati”. Dopo la classica non-risposta, mi scateno più o meno così:

  1. Il contesto delle missioni è l’altra parte del globo rispetto a ciò di cui stiamo parlando, se si conoscesse il tema, si sarebbe pure in grado di rispondere la mia domanda.
  2. I missionari si occupano della popolazione stanziale, non del viaggio. E sovente faticano a operare nei paesi di provenienza dei migranti, ché le dittature e le guerre civili ostacolano l’azione umanitaria.
  3. Le informazioni in materia si traggono preferibilmente da organismi ufficiali, come l’UNHCR, non da racconti di amici, (ma se vogliamo tenerci sul livello “ho amici che”, allora posso dirvi che conosco una persona che per 25 anni ha lavorato tra FAO, WFP – due agenzie ONU e UNHCR sopra citata, da lei ho imparato molto di ciò che so sull’argomento).
  4. Rotta, soste e relative attività, tempo di viaggio, mezzi di trasporto, sono rilevanti per capire perché sulle nostre coste arrivano determinate persone con determinate risorse. Rotta: una delle tratte principali di chi attraversa il Canale di Sicilia, parte da Dakar, passa per Diourbel, Kaolack, Tambacounda, Kidira (Senegal), Boufalane, Kita, Bamako, Gao, (Mali), Ayorou, Niamey, Dogondoutchi, Birnin-Konni, Tahoua, Agadez, Pozzo Speranza 400, Pozzo D’Achegour, Dirkou, Dao Timmi, Madama, Tumu (Niger), Al Gatrun, Sebha, Tripoli, Al Zuwara (Libia), Chaffar, Sfax, Kelibia, Tunisi (Tunisia), per arrivare a Lampedusa; spesso c’è chi continua per Agrigento, Palermo, Messina, Napoli, Foggia e addirittura per Novara (per lavorare nei campi di pomodori o nei cantieri a 2€/h senza tutela). Si attraversa il Sahel, il Ténéré, il Sahara. Soste e attività: in ognuna delle località indicate, queste persone sono fermate, rapinate (certo, uso proprio questo verbo perché questo genere di intervento è illegale) dalle forze dell’ordine che lucrano sulla sofferenza di esseri umani che si trovano a dover guadagnare di nuovo il prezzo della parte successiva del viaggio. Come? Fabbricando mattoni di sabbia (gli uomini) o prostituendosi (le donne). E bisogna essere fortunati, ché chi non trova di che risparmiare finisce “stranded”, incagliato nella condizione di chi non ha risorse per tornare indietro né per proseguire, troppo lontano da casa e dalla speranza di un futuro migliore. Gli “stranded” sono spettri grigi che si spengono giorno dopo giorno, lentamente, che si aggirano tremolanti nelle oasi come i gin (i miraggi in lingua tamasheq) nel Ténéré. Tempo di viaggio: così, che si accumulano i mesi per superare ogni tappa, spesso anni (i più sfortunati arrivano anche ad un decennio). A volte i minori che vediamo arrivare sono figli di uno stupro subito dalla madre durante il viaggio. Mezzo di trasporto: piedi o camion, stipati con altre 200 persone, assieme a fedeli compagni come la dissenteria e le febbri malariche. Per vivere, una bottiglia di acqua da 2L, per i più fortunati delle taniche, con temperature fino a 60°C di giorno (noi che con 30 accendiamo l’aria condizionata) e 10 di notte (noi a 18 abbiamo già il riscaldamento in funzione). Si muore disidratati, di setticemia; c’è chi cade dal cassone, c’è chi viene abbandonato dagli autisti nel mezzo del nulla: loro, nell’ultimo viaggio, sono accompagnati dalla sete, da un caldo disumano, dal sole, dai gin, gli spiriti del deserto. Un viaggetto tranquillo, non trovate? Chi carichereste del fardello di tentarlo? A chi affidereste i risparmi di una vita (quelli che servono per un telefonino per potersi ricongiungere con casa, e la prima parte soltanto del viaggio)? A chi morirebbe prima di superare il primo giorno? O a chi pensate possa essere in grado di superarlo? Rischiereste la vita al solo fine di andare a rubare qualcosa a qualcun altro o di perdere la dignità di essere umano “per fare i mantenuti” in condizioni pietose? O questo viaggio disumano è l’ultima possibilità che vi è rimasta?
  5. Allo status di rifugiato/protetto internazionale/protetto sussidiario non si giunge grazie alla simpatia dei “buonisti”, ma attraverso l’esame di apposite commissioni che, grazie all’assurdità della legislazione nel nostro Paese, sono state drasticamente ridotte nel numero e rese inefficienti nella composizione. Nel frattempo, lo stesso scempio normativo, impedisce o rende difficoltoso per queste persone essere impiegate in attività di tipo lavorativo. Condizione che produce marginalizzazione e alimenta l’estremizzazione, ostacolando l’integrazione.
  6. Plaudete a Salvini? Mi auguro vi spelliate le mani con altrettanta sollecitudine nell’eventualità di sanzioni per il caso Aquarius, di cui si dovranno inevitabilmente fare carico i cittadini. Una possibilità non scontata, forse remota, lo ammetto, certo che continuare a provocare incidenti diplomatici non favorisce la nostra posizione.
  7. La libertà di opinione è di tutti e di ciascuno, anche di chi fa notare che quelli che “non sono razzista ma” poggiano le loro perorazioni su argomentazioni errate, dove non completamente inesistenti.
  8. Assodato che la libertà di opinione è riconosciuta dal dettato costituzionale, mi permetto di far notare, sempre nell’esercizio dello stesso diritto, che sul piano etico e morale (nonché retorico e dialettico, come ci insegnarono i grandi filosofi del passato) è scorretto sparlare senza conoscere il tema oggetto della disquisizione. Ché la scuola della vita e l’Università della strada hanno prodotto mostri e un temibile governo-cerbero a due teste soltanto, sperando non sia davvero il preludio degli inferi.

1 Comment

  1. A questo ha portato il “trionfo” del, mi sia permesso, vomitevole Salvini. Ricordiamo la vicenda del gruppo di studenti nel periodo nazista in Germania “La Rosa Bianca”: etiamsi omnes, ego non

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