Che futuro ha il Partito Democratico?

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A seguito della pesante sconfitta alle elezioni dello scorso 4 marzo in molti si chiedono quale possa essere il futuro del Partito Democratico. C’è chi ritiene vada creata una nuova formazione politica e chi pensa vada costruita una nuova alleanza sul modello dell’Ulivo.

I problemi del partito di centro-sinistra sono diversi: esso è percepito distante dalla popolazione, vi è l’assenza di una leadership chiara e ha poca presa sull’elettorato più giovane. Ciò nonostante, il Pd ha una solida base di iscritti (oltre 400mila) e rimane il principale partito di opposizione all’attuale governo.

Una qualsiasi modifica dello status quo del Partito Democratico può solamente venire da un congresso con le conseguenti primarie. La fase congressuale si terrà probabilmente prima delle elezioni Europee, che avranno luogo nel maggio del 2019. Nonostante l’assenza di date precise è già partita la mobilitazione di diversi aspiranti segretari per arrivare ben posizionati ad un appuntamento che, secondo molti, determinerà il futuro del Partito.

Chi sono i probabili candidati alla Segreteria?

Matteo Richetti – il senatore modenese ex braccio destro di Matteo Renzi ha affermato di volersi candidare alla segreteria del Partito. Recentemente ha formato una nuova corrente: ‘Harambee’ (termine keniota che traducibile in ‘oh-issa’), definita da Richetti come “una spinta collettiva per rilanciare l’impegno del Partito democratico ripartendo dalle esperienze dei territori”.

Maurizio Martina – ex Ministro dell’Agricoltura, è l’attuale Segretario del Partito Democratico. Martina si è sempre distinto per avere delle posizioni più a sinistra rispetto a Matteo Renzi nonostante fosse stato scelto dall’ex premier come vice-segretario. Ha dichiarato di volersi candidare alle primarie del Partito.

Carlo Calenda – l’ex Ministro dello Sviluppo Economico con un passato da manager ha per ora sempre escluso di volersi candidare alla segreteria del Partito anche se l’attivismo politico degli ultimi mesi fa intendere il contrario. La proposta dell’ex ministro è quella di creare un ‘Fronte Repubblicano’ da contrapporre agli attuali partiti di governo. L’idea Calenda è quella di creare una alternativa trasversale agli attuali partiti di opposizione come risposta al polo M5s-Lega, superando quindi il Partito Democratico per come lo intendiamo ora.

Nicola Zingaretti – Presidente della Regione Lazio, il primo governatore della regione ad essere stato eletto per due mandati, l’ultima volta proprio il 4 marzo. Come amministratore locale Zingaretti ha prestato molta attenzione alle politiche giovanili e sociali, riuscendo a farsi apprezzare anche da elettori di centro destra e M5S, come ha dimostrato la sua recente vittoria in Lazio (regione in cui alle nazionali il Pd è arrivato terzo). Al momento non ha ancora sciolto i dubbi su quale sia il suo progetto per il futuro del Partito Democratico, ciò nonostante ha invocato una “grande alleanza per un alternativa di popolo”.

Debora Serracchiani – ex Presidente della regione Friuli, di area renziana, ha dichiarato nei mesi scorsi di volersi candidare alla guida del Partito Democratico. In un’intervista su “Democratica”, traccia una prima bozza di quello che per lei dovrebbe essere il futuro del Partito: “il Pd deve ritornare alle sue origini, bisogna tracciare l’orizzonte di un nuovo riformismo ritrovando il nostro profilo politico di centrosinistra popolare”.

Il populismo in Europa ha già provocato enormi danni: dalla Brexit, che ha portato l’economia britannica a un vicolo cieco, alla Polonia e Ungheria, dove i più basilari principi democratici sono oramai assenti. In Italia, per ora, abbiamo assistito ad un susseguirsi di gravi affermazioni del neo ministro dell’interno Salvini e il programma da 130 miliardi annui accumulerà un debito enorme sulle spalle dei giovani, in un paese già penultimo in Europa per diseguaglianza generazionale.

Di fronte all’avanzare di Lega e 5 Stelle tutte le alternative avanzate dai partiti tradizionali non hanno portato a risultati. Il Partito Democratico ha ora il dovere di farsi promotore di una nuova nuova alternativa, per far tornare competitivo il fronte di chi crede in paese progressista e protagonista in Europa.

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