Non è solo Cosa Nostra

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Da anni la “piovra” ha allungato i suoi tentacoli in tutto il vecchio continente esportando un brand impreziosito da corruzione, riciclaggio, spaccio e morte.
L’assassinio di Jan Kuciak, giornalista slovacco ritrovato morto nella sua casa assieme alla sua ragazza anch’essa assassinata. L’omicidio sarebbe, secondo i media slovacchi ed esteri, la diretta conseguenza dell’inchiesta che rivelerebbe presunti legami tra il governo socialdemocratico presieduto da Robert Fico e gli ‘ndranghetisti residenti in Slovacchia. L’Operazione Stige, portata avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha portato all’arresto di 169 persone tra il capoluogo calabrese e la Germania. Le indagini hanno rivelato la presenza di due cellule ‘ndranghetiste operative in Assia e nel Baden Wüttemberg che detenevano il monopolio della distribuzione del vino e di prodotti alimentari italiani nel mercato della ristorazione tedesca. Due esempi che dimostrano l’espansionismo criminale italiano in Europa. Un radicamento figlio delle ondate migratorie del 19°e 20° secolo. Non a caso, tra gli immigrati italiani figuravano mafiosi che, nei paesi in cui si insediavano, tessevano relazioni con i propri conterranei con l’obbiettivo di creare delle organizzazioni criminali che si infiltrassero nel tessuto sociale ed economico dello stato accogliente.

Nel vecchio continente la nazione maggiormente presa d’assalto dalle mafie italiane è la Germania, dove si insediarono a partire dagli anni 70 e 80. La più radicata sul territorio è l’ndrangheta. Le sue locali, strutture di coordinamento delle ‘ndrine, sono sparse per tutto il territorio. I Land in cui si registra una maggiore attività criminale sono la Baviera e il Baden Württemberg. “La loro vicinanza all’Italia le rende i principali campi d’azione della mafia italiana”, così afferma al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung Dieter Schneider, capo della polizia criminale dello stato federale con capitale Stoccarda. A confermare queste dichiarazioni, la mancanza di preparazione da parte del sistema giudiziario tedesco nel contrasto alla mafia. A differenza del codice penale italiano, che prevede all’art 416 bis il reato di associazione mafiosa, in Germania l’affiliazione ad una organizzazione, se non accompagnata da prove di avvenuta commissione di illecito, non prevede la detenzione.

Questo contesto appena descritto garantisce maggiore libertà nella gestione dei traffici più remunerativi per la holding Mafia S.P.A, ovvero il traffico di droga, il riciclaggio, il business della prostituzione e il settore edilizio.
Non solo il principale garante della stabilità dell’Unione Europea è colpito dal “colonialismo” mafioso. In Francia, in particolare nelle Alpi, in Provenza e in Costa Azzurra la mafia calabrese è la più integrata e, insieme alla Camorra, opera nel settore delle scommesse e delle costruzioni. Nella penisola iberica si registrano interessi di Cosa Nostra nel settore immobiliare, agricolo, turistico ed ittico. Per quanto riguarda l’Europa orientale, Roberto Saviano, in un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, racconta che l’ascesa dei primi gruppi imprenditoriali di stampo mafioso è avvenuta attraverso la corruzione di esponenti politici alla guida dei regimi comunisti. In questo modo la criminalità organizzata italiana riusciva ad ottenere la gestione del monopolio dei prodotti occidentali che venivano poi contrabbandati nei paesi socialisti. Al giorno d’oggi si riscontra un importante giro d’affari non solo attorno ai traffici oramai considerati “classici” ma anche intorno al commercio delle armi e al gioco d’azzardo.

Questa panoramica del malaffare è la dimostrazione lampante della necessità di elaborare una risposta comunitaria al crimine organizzato transnazionale. A questo proposito, nel 2012, il Parlamento Europeo ha approvato l’istituzione della Commissione Europea Antimafia. La carica di presidente è stata ricoperta dall’eurodeputata Sonia Alfano, figlia del giornalista siciliano Giuseppe Alfano, ucciso da Cosa Nostra. Questo organismo giudiziario prevedeva un’unica proroga, quindi le sue funzioni sono terminate nel settembre 2013. Molteplici erano i compiti a cui adempiere. Innanzitutto, un’analisi dell’impatto della criminalità organizzata, del riciclaggio e della corruzione sui paesi membri dell’UE, accompagnata da un controllo sullo stato di attuazione della normativa europea. Oltretutto, si proponeva di realizzare misure di contrasto e prevenzione contro le associazioni a delinquere e di vigilare le attività delle agenzie dell’Unione nel settore affari interni come l’Ufficio Europeo di Polizia (EUROPOL). Ufficio che si occupa di affiancare le autorità nazionali nella lotta alle gravi forme di criminalità organizzata e terrorismo internazionale. Nel 2014 il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sulla confisca dei beni a seguito di condanna definitiva. Il loro utilizzo sarà riservato solamente per scopi sociali o di lotta alla criminalità.

Nonostante siano stati fatti evidenti passi in avanti, non si è ancora raggiunta una presa di coscienza europea riguardo al fenomeno mafioso. La dimostrazione è la mancanza, in diversi ordinamenti giuridici occidentali, di strumenti che possano prevedere l’affiliazione ad organizzazioni mafiose come un reato accompagnato da condanne adeguate. I tempi sono cambiati, i mafiosi abbandonano le loro terre d’origine per stanziarsi in luoghi dove possono eludere più facilmente la legge per poi sviluppare attività illegali. Da questo ragionamento ne deriva dunque l’impossibilità di una risposta ,circoscritta a livello nazionale, ad un fenomeno sempre più lesivo per le democrazie.

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