Westworld

in Appunti cinefili di

Recentemente è finita la seconda stagione di Westword, una serie che, in soli due anni, è già entrata nell’immaginario collettivo, diventando una visione obbligata per tutti i fruitori delle serialità televisiva.

La serie ha diviso la critica e il pubblico. Per alcuni troppo lenta, per altri eccessivamente cervellotica, per altri ancora semplicemente rivoluzionaria. L’articolo che state per leggere non vuole essere un elogio o una critica all’opera in quanto tale (sono stati sprecati fiumi d’inchiostro sull’argomento), ma vuole concentrarsi sugli argomenti affrontati.

Partiamo dalla trama, cercando di non rivelare troppo. La storia ruota intorno ad una specie di gigantesco parco divertimenti per adulti, a tema selvaggio West. Questo parco è abitato dalle attrazioni: robot dalle fattezze umane, ognuno con il proprio background, la propria personalità e un ruolo assegnato (Criminale, prostituta, ragazza di campagna Etc). All’interno del parco i visitatori hanno carta bianca. Possono seguire le attrazioni nelle varie avventure predisposte, oppure  ucciderle, stuprarle o distruggerle. Le attrazioni, ovviamente, non sanno di essere robot, e proprio per questa mancanza di consapevolezza cercheranno di scappare o di combattere. Lo scopo del parco è quello di fornire un contesto per permettere ai clienti di costruire la propria storia.  Contestualmente alla vita nel parco, osserviamo la vita dei creatori e curatori dello stesso: scrittori, ingegneri, psicologi e dirigenti.

Il tema principale della serie, se non si fosse capito, è lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, e il suo rapporto con l’umanità. Non sarà un tema nuovo (stiamo parlando di una sorta di Remake di un film della fine degli anni ’70), e gli sviluppi della storia non saranno i più originali, ma, mai come in questo periodo di sviluppo tecnologico, è necessario uno sguardo critico su questo argomento. Ovviamente è irrealistico, fortunatamente, pensare alla creazione di un mondo anche solo simile a quello rappresentato in quest’opera, ma molti degli interrogativi che vengono fuori durante la visione dovrebbero essere sviscerati dai professionisti del settore e dalla gente comune.

Le attrazioni possono essere viste come dei novelli proletari, alla mercé delle decisioni dei padroni, costretti a vivere e morire per puro capriccio del riccone di turno (Il parco è ovviamente molto costoso). Proprio come i membri del proletariato, presi da soli i robot sono deboli, non possono ribellarsi o combattere, ma, in gruppo, avrebbero il potenziale per ribaltare la situazione. Il parallelismo può essere un po’ forzato ma lo schierarsi, il loro contro noi, è uno dei Leitmotiv della serie. Ed è inevitabile schierarsi da una parte o dall’altra. Per quanto si voglia essere imparziali (E non vedo il senso di esserlo quando si parla di opere di fantasia) non si può non tifare per una o per l’altra fazione.

Per fare un paragone letterario, e non politico, possiamo accostare la figura dei creatori a quella di Frankenstein: Da un lato troviamo il creatore, che può avere tutte le buone intenzioni e che, una volta resosi conto dei suoi errori, cerca di salvare l’umanità dal mostro, dall’altro la creatura, pericolosa per gli uomini, costretta dalla sua stessa natura a combattere per sopravvivere e per essere accettata. Viene naturale schierarsi per le attrazioni, così come viene naturale schierarsi per la creatura nel romanzo di Shelly, ma bisogna tenere ben chiaro che, se noi fossimo all’interno dell’opera, a causa della nostra stessa natura, ci ritroveremmo dall’altra parte, essendo noi esseri umani. Saremmo dalla parte di quelli che consideriamo cattivi, a causa della nostra stessa natura e, a mio parere, è proprio questa consapevolezza a  rendere così forti queste storie.

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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