La (dis)parità di genere raccontata dalle più giovani

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Depositata lunedì 16 luglio, la discussa sentenza 32462 della Cassazione (link in fondo), in cui si afferma che “l’assunzione volontaria di alcol esclude la sussistenza dell’aggravante”, ha riportato in auge una questione delicata come la violenza sulle donne.

Nell’ultimo anno, la campagna di sensibilizzazione al tema della parità di genere – in particolare quella portata avanti dal movimento femminista Mee too (personaggio dell’anno 2017 per il settimanale Time) – è stata una colonna portante del dibattito pubblico, anche – forse soprattutto – tra i più giovani. Onde evitare perdere il contatto con la ‘concreta’ realtà dei fatti, abbiamo voluto analizzare le sfaccettature di questa complessa problematica attraverso la prospettiva di quattro ragazze di vent’anni o poco più. Insomma chi, nel quotidiano, può vivere sulla sua pelle il peso di discriminazioni a sfondo sessuale.

  1. La società odierna è ancora discriminatoria nei confronti delle donne? Quali sono gli esempi di violenza più frequentemente riscontrabili nel quotidiano?

Isabella Basso. “Non si può dire che la società sia ancora completamente discriminatoria nei confronti delle donne. Per fortuna, in parecchi ambiti sono stati compiuti passi avanti. Rimane però una discriminazione a volte molto leggera e intrinseca, altre volte purtroppo più che evidente. Il primo tipo riguarda il linguaggio. Quante volte si è sentito dire corri come una ragazza o sei una fighetta?: il linguaggio è lo specchio della società e dei suoi valori, perciò sarebbe importante capire che le parole hanno il loro peso. Il secondo tipo riguarda l’idea che la donna sia solamente materiale sessuale. Quanti sguardi, quanti fischi, quanti “complimenti” invadenti ogni giorno. Commenti che qualche volta ci farebbero preferire l’essere invisibile. Questo è giusto? Io credo di no”.

  1. Quali reputi siano i motivi di tale discriminazione?

Letizia Giorgio. “Le radici di questa discriminazione risalgono a secoli fa, sono ormai radicate nella nostra società e, quindi, nella nostra cultura. Alle generazioni che ci precedono è stato insegnato che essere una donna è sinonimo di debolezza, frivolezza, poca determinazione. Da qui l’idea che le donne non siano in grado di cavarsela da sole ed abbiano bisogno di un uomo al loro fianco, che non possano avere successo in ambito lavorativo senza trascurare la vita privata, e che siano pettegole, vanitose e lunatiche a prescindere. La discriminazione nei confronti della donna non è nemmeno percepita come tale dalla maggior parte delle persone: siamo stati abituati per troppo tempo a credere a questi luoghi comuni”.

  1. In Italia esiste un’emergenza femminicidio?

Letizia Giorgio. “Esiste. C’è la necessità di insegnare agli uomini, fin dai primi anni della loro vita, che la donna non è un oggetto: se non puoi averla te ne devi fare una ragione. L’uomo si è sempre sentito padrone della propria donna, del suo corpo e della sua vita: nel momento in cui lei tenta di distaccarsi, l’uomo arriva a pensare che la donna non abbia più motivo di esistere e compie atti tremendi nei suoi confronti, tra questi il femminicidio”.

  1. E le eventuali soluzioni? Nel concreto, la ‘battaglia’ portata avanti da movimenti femministi come Mee too può essere realmente utile ad avvicinare i meno interessati all’argomento?

Letizia Giorgio. “Da qualche anno a questa parte qualcosa si sta muovendo, le nuove generazioni di donne stanno, con coraggio, cercando di cambiare le cose. I movimenti come MeToo sono la dimostrazione di come la forza e la determinazione femminili possano muovere il mondo: l’importante è che questi movimenti abbiano ben chiaro il loro obbiettivo e che non permettano alla politica e ai media di appropriarsi della loro causa per fare i comodi loro”.

  1. Che cos’è il ‘femminismo’?

Margherita Crepaldi. “Provo a riportare una vignetta che, in linea generale, dovrebbe dare una definizione di cosa sia e di come viene percepito il femminismo:

Due donne conversano. La prima dice: ‘credo che gli uomini siano esseri umani razionali, non bestie schiavizzate dal loro impulso sessuale. Credo che siano emozionalmente maturi e abbastanza compassionevoli da trattare tutte le persone con rispetto. So anche che gli uomini sono intelligenti e possono riconoscere i benefici dell’uguaglianza di genere per tutta la società. In breve, sono una femminista’. La seconda risponde: ‘una femminista? perché odi gli uomini?’”.

In sintesi, “femministe sono coloro che ricercano la parità dei diritti e vogliono realizzare una profonda trasformazione culturale e politica della società”.

  1. All’interno del movimento femminista esistono frange estremiste? Il femminismo sta contribuendo ad inasprire il rapporto con l’altro sesso?

Adele Simoni. “All’interno del movimento femminista recentemente sviluppatosi emergono elementi che, per le proprie convinzioni e per l’approccio utilizzato nel trattare la tematica, possono essere considerati come estremisti”. Anche se, ufficialmente, “non vi è alcun gruppo estremista ideologicamente definito, sono particolarmente conosciute le cosiddette feminazi”: sebbene “paragonare un movimento di lotta per la parità dei sessi al nazismo risulti estremamente inopportuno e offensivo, il termine è molto usato a livello popolare per riferirsi alle forme più radicali di estremismo”.

“Secondo l’Uban Disctionry, le feminazi sono persone che, pur definendosi femministe, perpetrano sessismo nei confronti della controparte maschile, affermando che ogni uomo sia maschilista e/o anti-femminista. L’emergere di queste frange più estreme può danneggiare notevolmente il lavoro e l’impegno dei movimenti femministi, focalizzati nell’istruzione e nella sensibilizzazione dei governi e dei popoli”. Infatti, “nonostante le fazioni estremiste siano in netta minoranza all’interno del movimento, ottengono maggiore attenzione: chi non è familiare con l’ideologia femminista difficilmente riuscirebbe a distinguere una feminazi da una femminista normale, finendo per generalizzare e considerare tutto il movimento estremo”.

“Le posizioni radicali, che spesso si scontrano con quelle più moderate, rischiano di allontanare – anziché avvicinare o incuriosire – il prossimo. All’interno del movimento, non tutti considerano le ‘feminazi’ pericolose. Anzi, una porzione afferma la non esistenza delle feminazi, sostenendo che lo stesso termine sia non solo fuorviante, in quanto qualsiasi persona che lotta per l’equità di genere e i pari diritti sta lavorando per il bene comune di entrambi i generi, ma addirittura offensivo”.

  1. Col tempo, è possibile che si venga a creare un dibattito sempre più ‘polarizzato’ sul tema, creando di fatto un ‘cleavage’ sociale tra i due sessi?

Adele Simoni. “Una delle tematiche su cui è necessaria grande sensibilizzazione è l’inclusione del sesso maschile nella lotta per i pari diritti. Infatti, le discriminazioni non sono esclusivamente unidirezionali, ma svantaggiano entrambi i sessi, così come i ruoli di genere.

In questo senso, l’istruzione e l’educazione devono essere sviluppati in maniera che anche il sesso maschile sia coinvolto e si senta benvenuto nella discussione. Se la lotta viene vista come unicamente femminile, il cambiamento risulterà molto più lento e molto più doloroso poiché solo metà della popolazione mondiale si sentirà personalmente coinvolta”.

  1. Credi che anche gli uomini siano vittime di violenza da parte delle donne?

Margherita Crepaldi. “In una società come la nostra, ogni genere è inquadrato all’interno di determinate caratteristiche: la donna è più fragile, problematica, debole; l’uomo, invece, deve essere forte, istintivo, virile”. Di conseguenza, esistono “uomini vittime di violenza da parte di donne, anche se questa non è la stessa commessa dagli uomini”. Infatti, “nel momento in cui un uomo denuncia una violenza perde virilità e credibilità da parte della società: questo diventa automaticamente motivo di vergogna”.

A livello statistico, “il numero di casi di violenza nei confronti di uomini è, senza dubbio, molto più basso rispetto a quello sulle donne, ma tante volte questo è ancora più basso perché è impensabile che un uomo, dall’alto della sua virilità, subisca violenza da una fragile e debole donna. Se, nel 2018, nessuno venisse discriminato per le proprie caratteristiche fisiche o caratteriali, probabilmente tante situazioni spiacevoli verrebbero evitate”.

Per approfondire la decisione della Cassazione, si consigliano gli articoli di ‘Post‘ e ‘Valigia Blu

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