Inchiostro su carta

in Appunti letterari di

“Nel pomeriggio mi recai, come ogni giorno, sulla spiaggia. Portai con me penna e carta per disegnare il veliero. La baia, con gli ulivi contorti, la roccia in primo piano e in fondo il mare spumeggiante mi ricordò la antiche stampe giapponesi. Al centro il veliero, bianco di sole, era diventato quasi immateriale.”

Non sono queste le parole che ci aspetta di leggere in un libro che nasce come resoconto di un’esperienza bellica. Eppure Renzo Biasion, in Sagapò, ci coinvolge in una avventura di confine tra realtà bucolica e realtà tragica. Due realtà divise da un filo sottile, che può spezzarsi da un momento all’altro e come un tornado, sconvolgere le vite dei protagonisti.

La campagna di Grecia ci viene qui raccontata in una serie di racconti. Da un lato queste storie ci regalano squarci di vita di soldati dediti alle loro due grandi passioni: “il riposo e l’amore”; dall’altro invece, come i dipinti di Tiziano, ci donano sullo sfondo un paesaggio meraviglioso.

I soldati, durante le lunghe attese nella difesa dei capisaldi, vivono una vita semplice, legata ai piaceri naturali dell’uomo e ai divertimenti, sotto il velo della consapevolezza della precarietà della vita militare. C’è chi si innamora di una giovane prostituta, o chi combatte la noia e la fame andando a caccia o pescando in mare con la dinamite ; c’è chi riposa tutto il giorno sotto un albero dopo esserci cibato di vivande che erano state nascoste dai greci, oppure c’è chi la sera torna in tenda ebbro di vino o di grappa. Ma soprattutto tra soldati non mancano le simpatie, i rancori e i classici scherzi da “naja”.

La paura però alberga nel cuore di tutti: civili e militari. Una paura che diviene più forte quando in lontananza si odono i tuoni e si vedono i lampi della battaglie navali, o quando fuochi misteriosi si accendono sulle montagne.

Tutt’attorno, le montagne rocciose a ridosso di spiagge vergini bagnate dal mare cristallino, i paesini di case bianche arroccati sui crinali, il vento incessante e il caldo afoso, diventano parte della vita dei soldati. La ricchezza delle descrizioni paesaggistiche sono però il frutto della grande passione dell’autore: la pittura.

Biasion nasce a Treviso nel 1914, cresce a Venezia, frequenta il liceo artistico e già molto giovane viene apprezzato per le sue qualità artistiche. Divenuto insegnante di disegno alle Scuole Industriali di Feltre, viene chiamato alle armi nel 1940. Partecipa alla campagna di Grecia come ufficiale di fanteria per poi essere deportato in Germania dopo l’armistizio nel 1943. Spinto anche lui dalla voglia di raccontare la propria esperienza, pubblica nel 1948 un diario, Tempi bruciati.

Fonte d’ispirazione del film Mediterraneo di Gabriel Salvatore, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero (1992), Sagapò viene pubblicato nel 1953 per Einaudi. Il titolo proviene dal greco “σ’αγαπώ” che significa “ti amo”, espressione usata in maniera rozza dai soldati italiani alla vista delle belle ragazze o delle prostitute. Divenuta popolare nel mondo militare, nacque il termine “Armata Sagapò”, che Radio Londra utilizzava per indicare le truppe italiane in servizio in Grecia. La scelta del titolo però non fu così semplice ed immediata. Nel 1953, sulla rivista cinematografica Cinema Nuovo diretta da Guido Aristarco, viene pubblicato un soggetto di Renzo Renzi intitolato proprio L’Armata Sagapò, articolo che costò una condanna del tribunale militare per vilipendio delle forze armate sia al giornalista e che al direttore. Per paura di essere fraintesi e per timore di pregiudicare negativamente un’opera che presentava già un discreto potenziale letterario, Elio Vittorini propone l’aggiunta del sottotitolo Cronache di guerra in Grecia. L’autore accetta la proposta, ma non la condividerà mai del tutto.

Dopo l’esperienza di guerra e dopo questa breve parentesi letteraria, Biasion torna al proprio mestiere di insegnante, dedicando poi il resto della sua vita alla pittura e alla critica, scrivendo per alcune riviste. L’esperienza narrativa ritorna ad essere grafica, come in fondo è sempre stato, perché al termine della lettura di Sagapò sorge da sé la domanda: ”Ma Biasion ci racconta delle storie o ci descrive i suoi quadri?”.

Dunque tocca a noi, con la nostra immaginazione, trasformare l’inchiostro su carta in olio su tela.

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

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