Che senso ha The Subway Wall?

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Che senso ha The Subway Wall?

Può sembrare una domanda autoreferenziale, inutile e narcisisticamente retorica, ma ci è stata e ce la siamo posta molte volte in queste tre settimane di “ferie” che ci siamo concessi. La verità è che questo progetto, per certi versi ardito e per altri umilissimo, non ha un punto di arrivo, una X da raggiungere ben tracciata sulla mappa. Il motto del nostro blog è PARLANDO DELL’OGGI, DELLA CULTURA E DELLA SOCIETÀ PER IMMAGINARE UNA POLITICA NUOVA ed è quello che continueremo sempre a fare, perché è nei telegiornali, nei tweet, nelle prime pagine dei quotidiani e nei commenti sui social che troviamo la conferma che c’è bisogno, oggi più che mai, di una politica nuova.

Immaginare una politica nuova è un’operazione tanto bella quanto semplice, più complicato è costruire uno spazio dove tante persone possano concedersi il lusso di sognare qualcosa di diverso da ciò che le circonda. The Subway Wall si è sempre orgogliosamente definito di sinistra, ma da quando siamo nati, più di un anno e mezzo fa, quel concetto è andato via via sfumandosi e perdendosi in una retorica sempre più squallidamente priva di contenuti. Abbiamo, però, sempre fatto della pluralità di pensiero la nostra forza e la non affiliazione ad alcun partito la nostra regola. Tra noi vi sono militanti del Partito Democratico, di Liberi e Uguali, di Possibile, di Potere al Popolo e altre realtà, tutti uniti nell’idea che la dialettica tra diverse forze sia sì il motore del progresso politico, ma che il dibattito non possa sempre e comunque risolversi in un sudaticcio incontro di boxe.

Dall’ultimo articolo pubblicato, l’Italia è sprofondata ancora di più in un vortice di barbarie che sta risucchiando tanto le istituzioni quanto i cittadini. Siamo testimoni di pestaggi sistematici ai danni di stranieri e italiani colpevoli unicamente di non avere la pelle chiara. Siamo una massa talmente silenziosa da potersi dire connivente con un sistema che accetta i morti del caporalato, schiavitù di cui si parla solo quando le vittime sono ben visibili sulle strade, ma di cui si tace quando i corpi si seppelliscono nei fossi. Assistiamo inerti a dei ministri che fanno del governo una cassa di risonanza per allucinazioni razziste, antidemocratiche e demagogiche. Osserviamo mestamente connazionali rifiutare i funerali di Stato, tanto è lacerato il legamento tra il popolo e le istituzioni.

È proprio aprendo gli occhi su questo orrore quotidiano, un orrore fatto di sangue quanto di parole che troviamo la risposta alla domanda iniziale; che senso ha?

Qualsiasi impegno e qualsiasi volontà, per quanto deboli e insignificanti, di cambiare le cose hanno senso. In un Italia e in un’Europa sempre più fragili e trincerate in una retorica nazionalista e populista, sono le persone comuni, i giovani quanto i vecchi a dover trovare la forza di dire la propria. Esistono centinaia di gruppi, pagine, portali, blog e forum dove potrete trovare fotografie di politici o bufale sulle quali sfogare la vostra rabbia repressa con ignoranti offese al vento; noi non agiamo in questo modo. Siamo una redazione di oltre venti persone, tutte tra i venti e ventisei anni che credono in una sola e sacrosanta cosa: la democrazia e con essa anche ciò che ne sta alla base: il dialogo. Per questo, oltre agli articoli e ai contenuti social che avete imparato a conoscere, The Subway Wall inaugurerà nelle prossime ore una sezione appositamente pensata per i contributi di chi non fa ancora parte della nostra squadra. Articoli, riflessioni e semplici interventi da persone che hanno qualcosa da dire, qualcosa da raccontare e qualcosa su cui accendere i nostri flebili riflettori.

Il nostro invito è sempre lo stesso, ora ancora più sentito e convinto: viaggiamo insieme.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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