Il Parlamento è davvero superato?

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L’ennesimo attacco alla democrazia rappresentativa arriva dal palco del Meeting di Rimini. Questa volta ci pensa Giorgetti a sferzare la Centralità del Parlamento, uno dei capisaldi dell’Italia Repubblicana. Un pilastro che gli dà da mangiare dal 1996. 22 anni che ci aspetteremmo dessero consapevolezza circa le ragioni della criticità delle Assemblee legislative. Dice “Il Parlamento non conta più nulla perché non è più sentito dai cittadini elettori che vi vedono il luogo della inconcludenza della politica” e aggiunge poi “la partecipazione alla vita politica è superficiale e si limita all’adesione sui social con un like o dislike”, chiamando addirittura in causa la crisi dei corpi intermedi; conclude rievocando il mito, ormai logoro, delle riforme istituzionali.

Le sue soluzioni?

L’elezione diretta del Presidente della Repubblica e il taglio del numero dei parlamentari. O meglio, da una parte, l’epopea del presidenzialismo, tanto caro all’uomo di destra, reticente circa del ruolo di chiusura del Capo dello Stato nel complesso e delicato equilibrio del nostro Paese.Dall’altra, il cavallo di battaglia dei novelli governisti a 5 stelle, quelli che il taglio dei costi delle camere sarebbe la soluzione dei problemi dell’Italia, ma che poi tacciono l’aumento delle spese di Montecitorio sotto il loro Presidente.

E allora come si può far del bene alla democrazia?

Esercitando lo spirito critico. Istituzioni, rete, corpi intermedi non vanno demonizzati né, tanto meno, idealizzati. Vanno compresi, nei limiti e nelle potenzialità della loro natura e del loro interagire gli uni con gli altri. I corpi intermedi vivono il loro declino, incapaci di ritrovare il loro ruolo nella fluidità del XXI secolo. Ma non possono essere bistrattati e relegati ai margini come retaggio del passato. La loro dimensione aggregativa va valorizzata, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie.La rete è uno strumento di potenzialità straordinarie, meraviglioso, ma anche da maneggiare con cura. Patria delle bufale dilaganti, ma finestra aperta per tutti sui saperi, sul villaggio globale, sulle istituzioni stesse (web-tv, archivi, portali interattivi). Un mondo vero e proprio, con dei veri e propri cittadini, i quali hanno bisogno di conoscerne e comprenderne le regole e i meccanismi. Serve, quindi, un grande piano di alfabetizzazione ed educazione digitale, che coinvolga tutti gli operatori: dai provider, agli utenti, passando anche per soggetti che fungano da corpi intermedi del web.

E poi ci sono le istituzioni, inizio e fine di questa mia riflessione.

Abbiamo bisogno del Parlamento, perché non esiste altra istituzione che possa essere luogo di dialogo, confronto, riflessione e mediazione: il sale della politica. E se il Parlamento oggi è condannato all’inconcludenza, la responsabilità è soprattutto di Governi esorbitanti il loro ruolo, avvezzi ad abusare della decretazione e del potere di incidere sul calendario dei lavori. Per riportare le Assemblee alla centralità disegnata dalla nostra Carta Costituzionale, serve una riforma dei Regolamenti delle camere, e non romboanti ritocchi all’architettura istituzionale. È necessario dare slancio al lavoro delle Commissioni in sede deliberante e redigente, facilitando la partecipazione di soggettività civili, vicine ad istanze particolari dei cittadini. Qui la vita parlamentare può riacquisire la vitalità, la competenza e la concretezza di cui il nostro Paese ha bisogno.

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