Il padrone esiste ancora: Marchionne, il lavoro e altre storie

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La ricorderemo come l’estate salviniana, dei respingimenti e degli impeachment, l’estate dei barconi, degli irregolari, del “prima gli italiani”. E poi magari parleremo del ponte Morandi, del decreto Dignità, di Foa e della Rai, dell’abolizione dei vitalizi, della sconfitta della casta. Non sarà l’estate della Fiat, quello no: la morte di Marchionne e i rivolgimenti in FCA saranno solo storia finanziaria, cronache poco interessanti del mondo industriale. La vertenza Fiat e le lotte dell’ultimo decennio si chiudono in un cordiale apatico silenzio, in un disinteresse apolitico, mentre intanto, nell’ombra nera dell’era giallo-verde, le italiche genti rumoreggiano contro il nemico africano. Del resto, la lotta con il padrone non va più di moda. Una veloce apoteosi, qualche rapido applauso e Marchionne se ne vola con gli angioletti nel paradiso dei padroni. Non volevamo forse la conciliazione sociale, la pace nazionale, “né più servi né più signor!”? Bene, l’abbiamo ottenuta: il padrone non c’è più, non c’è più il proletario, c’è solo una casta ladrona e un’orda di negri e stupratori. L’opposizione tra sovranisti ed europeisti, tra nazionalisti e internazionalisti, pro o contro l’immigrazione, pro o contro la casta, ha eclissato dal linguaggio e dalla sostanza politica lo scontro tra chi sfrutta e chi è sfruttato, tra chi possiede e chi non possiede. Eppure, a varcare i cancelli di Pomigliano e di Mirafiori, o quelli (chiusi) di Termini Imerese, verrebbe da pensare che quel padrone esista ancora. Dovremmo dircelo, tanto per non dimenticarlo, senza sciacallaggi o scortesie: Marchionne ci ha fatto male. Marchionne e chi con lui, dalla marcia dei quarantamila ad oggi, ha immaginato un lavoro flessibile, senza sicurezze, senza diritti, un lavoro ad ogni costo. Ve lo ricordate il contratto di Pomigliano? Si lavora su diciotto turni, tre al giorno, per sei giorni alla settimana, le pause sono ridotte, la mensa è a fine turno, i lavoratori sono tenuti a prestare fino a 200 ore di straordinario all’anno obbligatorie e a comando, praticamente 25 giorni in più di lavoro. La produzione efficiente in un paese moderno, direte voi. Sì, una produzione efficiente. Ma paradossalmente l’azienda che chiedeva sacrifici ai lavoratori per potenziare la propria produzione, nel 2011 ha lavorato nello stabilimento per 41 giorni, poco più di 3 giorni al mese. Sembra logico pensare che in quel contratto la finalità non fosse produttiva, ma ideologica: in questione c’è il lavoro, il suo costo, i suoi diritti, c’è un’idea di modernità profondamente sbagliata, quell’idea che ha partorito l’articolo 8 della manovra finanziaria del 2011 e il Jobs Act nel 2015. Non molto diverso è il messaggio espresso con la chiusura dello stabilimento siciliano di Termini Imerese, il 1 gennaio 2012. La Fiat giustificò l’operazione dichiarando che non era conveniente portare componenti per assemblare l’auto sull’isola per poi riportare in Italia le auto finite: tutto chiaro, se non fosse per il fatto che la Fiat propone sul mercato italiano il Freemont Fiat, prodotto in Messico, e il Voyager o la Lancia Thema prodotte in Canada. Marchionne e la Fiat hanno nei fatti sostenuto in Italia una battaglia contro il lavoro tutelato, promuovendo contratti aziendali e ricattando i lavoratori con lo spettro della delocalizzazione, nella più perfetta convinzione che i diritti e le libertà sindacali fossero un limite allo sviluppo del paese (come dimenticare del resto il rapporto con cui JP Morgan riconosceva nella costituzione antifascista e nei diritti dei lavoratori le cause della crisi italiana?). Sarò anacronistico? Lo sarò. Il padrone esiste ancora. Ed è il nostro nemico sociale. E se cadremo nell’inganno di una guerra tra poveri, se cederemo alle lusinghe e alle promesse dei grandi televenditori, dei promoter agguerriti di un guerra al più debole, se ci consoleremo con le misere vittorie su una casta fiaccata allora, senza accorgercene, avremo perso. Quando poi, cacciato il barbaro e bastonato il frocio, sfrattato lo zingaro e rimpatriato il negro, ci guarderemo alle spalle, sorgerà il dubbio, forse, che il nemico fosse quello sbagliato.

1 Comment

  1. Purtroppo, ora, il problema non è “padroni vs. operai”. Il problema è il consenso al neofascismo con relativi squadristi punitivi (è di oggi la minaccia leghista “toccate Salvini e vi verremo a prendere a prendere a casa” verso i magistrati). Tornano manganelli e olio di ricino (o guttalax).
    Quindi a liberarci di questo grosso problema potrebbe essere proprio …….i mercati.
    Il governo avrà bisogno di molti soldi e di investitori che glieli daranno, cioè …i mercati.
    Non ci resta che sperare nei mercati vs. governo

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