Get Out

in Appunti cinefili di

Negli ultimi anni si è vista una rinascita del genere Horror. Per tanto tempo, fatte le dovute eccezioni, l’horror è rimasto in una specie di stagnazione, occupandosi quasi solo del tema delle possessioni. Sicuramente il concentrarsi su questa tematica ha portato alla nascita di ottimi film, raggiungendo il culmine, questa estate, con un gioiello di paura chiamato Hereditary. Purtroppo questa sorta di stasi ha portato l’analisi dei film su paure prettamente individuali ( La paura dell’abbandono, l’orrore delle malattie mentali etc etc) senza preoccuparsi di tematiche di carattere sociale, come accadeva invece negli anni 70 (Sull’argomento consiglio l’articolo dei nostri colleghi del Prosperous Network, L’horror e il sessantotto, trovate il link alla fine dell’articolo). In questa scenario, l’ingresso di Get Out è stato, quanto meno, inaspettato.

L’horror è, da sempre, il genere dell’esagerazione, ed è proprio questa sua tendenza all’assurdo a renderlo così adatto alla critica sociale. Jordan Peele, regista e scrittore, ha deciso di sfruttare di nuovo questa possibilità, dopo anni, presentando una situazione assurda, ma che deve necessariamente spingere ad una riflessione sui temi affrontati. Come fece Romero con la sua Notte dei Morti Viventi (Film al quale Get Out deve molto), Peele cerca di risvegliare le coscienze parlando al grande pubblico tramite un’opera fruibile da tutti, anche da persone con uno scarso bagaglio culturale o con poca sensibilità.  In questo lavoro, il regista si scaglia contro il razzismo, problema mai veramente superato negli Stati Uniti, il moderno mercato del lavoro e il liberalismo, passando per uno dei più grandi peccati della storia americana (e mondiale): lo schiavismo.

Il protagonista, un fotografo di colore di nome Chris, è fidanzato con una ragazza bianca, Rose. Insieme decidono di andare a conoscere la famiglia di lei, che si presenta come la tipica famiglia medioborghese bianca. Il giorno dopo il suo arrivo, il protagonista si ritrova coinvolto in una grandissima rimpatriata famigliare, con zii e amici, tutti rigorosamente bianchi. Oltre il protagonista, le uniche persone di colore presenti durante questo pranzo sono i due domestici ed un ragazzo dai modi di fare molto eccentrici. Con il passare della giornata Chris scoprirà il perché.

Esistono due modi per affrontare la visione di un film dell’orrore. Ci si può lasciare andare e godersi la paura per un’ora e mezza, oppure interrogarsi su cosa ci spaventi così tanto. Solitamente il secondo tipo di visione toglie parte della paura all’esperienza, ma lascia qualcosa in più allo spettatore. Se su due film horror di eguale livello lo spettatore è più spaventato dalla visone della pellicola che si incentra sulla vecchiaia piuttosto che sull’infanzia, sicuramente questa consapevolezza può portare lo spettatore a conoscersi un po’ meglio. In Get Out la situazione si inverte. Il capire le tematiche affrontate, in modo più o meno esplicito, rende l’esperienza estremamente più paurosa, dal momento che la patina di finzione e satira cade, e ci si ritrova davanti ad un orrore diverso, non più irrealistico ma estremamente attuale.

Altro elemento di un cinema horror ormai morto che ritroviamo in questa pellicola è la satira. Inizialmente inserita per stemperare il terrore che poteva attanagliare lo spettatore, la satira e lo humor nero sono stati, per un certo tempo, una costante di questo tipo di cinema. In questa particolare opera l’elemento satirico è necessario per rimarcare ancora di più certi concetti (che non posso evidenziare qui per evitare di rovinarvi troppo la visione) e rimarcare ancora di più la denuncia.

Fortunatamente sia la critica che il pubblico hanno apprezzato il lavoro di Peele ( il quale si è riuscito anche a portare a casa una statuetta d’oro per la sceneggiatura). Nonostante il successo, a distanza di un anno non è ancora uscito nessun film horror che prosegua su questo filone. Possiamo solo sperare che qualche altro regista emergente decida di rischiare di nuovo, dando lustro ad un genere troppo spesso relegato a mero intrattenimento di basso livello.

Link per l’articolo del Prosperous Network: https://prosperousnetwork.com/2018/07/lhorror-e-il-sessantotto/

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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