La città e la casa

in Appunti letterari di

La città e la casa è un romanzo epistolare”

Così si apre la breva ma densa introduzione di Natalia Ginzburg al suo ultimo romanzo, pubblicato nel 1984 per Einaudi.

La storia è costruita attorno Giuseppe, un uomo di mezza età che decide di trasferirsi in America, da suo fratello. Da qui, una serie di scambi epistolari intrecciano storie e introducono altri personaggi, che in qualche modo sono legati a lui. Ogni personaggio ha una propria storia, una propria vita, che le lettere ci restituiscono in maniera frammentaria nella loro quotidianità.

Il titolo è il movente, è la causa che fa muovere ed iniziare la storia, richiamando il legame profondo che il protagonista ha con la sua casa e la sua città. Questo legame lo spinge a continuare a scrivere lettere e quindi a tenere vive le relazioni con luoghi e persone che avrebbe inevitabilmente interrotto partendo per gli Stati Uniti. Questa forza caratterizza, seppur in maniera meno visibile, anche altri personaggi, poiché vi si riflette anche nelle loro vicende e nelle loro realtà.

Sullo sfondo socio culturale di un’Italia della seconda metà del Novecento, si apre anche un’altra tematica fondamentale: la famiglia. Argomento già ampiamente trattato dalla Ginzburg in altri romanzi, che appare qui rappresentato con mimetico pessimismo. L’istituzione naturale che per secoli è stata uno dei punti cardine della società, appare qui più che mai distrutta e frammentata. Non è chiaro se e come possa essere considerata.

“Mi auguro che, nelle vicende e nelle fisionomie delle persone che si scambiano queste lettere, possa riflettersi un poco della vita dei nostri giorni.”

ci dice l’autrice nella già citata introduzione al romanzo.

“Ma la vita dei nostri giorni, trovo sia difficile raccontarla. Perciò se vi si rifletterà, vi si rifletterà in modo esiguo, estremamente frammentario e parziale, e come nelle schegge d’uno specchio rotto.”

La scelta di utilizzare come forma narrativa il romanzo epistolare, riesce ad esaudire questo suo desiderio. Trattandosi di una forma di racconto in cui il narratore sembra essere assente e la sua figura sembra sostituita da quella di un curatore o di un editore, si ha l’impressione che la storia si racconti da sola. L’insieme delle lettere infatti costruisce da sé la storia, e costruisce da sé le storie dei personaggi che nel loro insieme risultano sparse, appunto, come frammenti.

La Ginzburg ci parla di “frammenti di specchio”, che lei stessa tenta di avvicinare l’uno all’altro senza mai trovarsi con uno specchio intero. Questo suo tentativo, applicato alla scrittura di ogni suo libro, sembra fallire sempre. Ma in questo caso non ha senso definirlo un fallimento.  I frammenti di specchio ci restituiscono si uno specchio rotto, ma lo specchio di una società che cambia così velocemente e che ci lascia costantemente indietro. Una società in cui crollano i valori, le certezze, le istituzioni. La vita però prosegue, in qualche modo, come sempre.

I personaggi del romanzo si scrivono lettere anziché telefonarsi, forse come tentativo inconscio di rallentare il tempo e per utilizzare parole più pensate, che magari lasciano il segno. È il tentativo di cercare la certezza, quando però le certezze sono e saranno sempre la città e la casa.

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

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