Tutto ciò che c’è di male nel governo Conte

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L’1 giugno 2018 il Governo Conte ha giurato dinnanzi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A distanza di tre mesi dal giuramento si è vista poca concretezza e molte polemiche. Abbiamo quindi deciso di stilare una breve lista di (quasi) tutto ciò che c’è di male in questo esecutivo, per ora.

1. L’indebolimento dell’obbligo vaccinale. L’Italia è tra i paesi in Europa con il maggior numero di casi di morbillo, che ha portato alla morte di quattro persone nel 2017. Il morbillo, come molte altre malattie è pericoloso in particolare per per le persone immunodepresse, ovvero individui che per diversi motivi hanno le difese immunitarie ridotte. Nonostante il parere contrario di diversi immunologi, il governo ha ugualmente voluto sostituire l’obbligo vaccinale introdotto l’anno passato con una semplice autocertificazione. Inoltre, l’esecutivo ha approvato il rinvio di un anno dell’obbligo di presentare i certificati vaccinali, di fatto strizzando l’occhio al movimento No-Vax. Il Presidente dell’Ordine dei Medici ha affermato che il provvedimento “non risponde all’evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni”.

2. La continua campagna elettorale. Uno degli elementi che più contraddistingue questo governo è il continuo tentativo di M5S e Lega di prevaricarsi l’un l’altro. Questo porta ad uno stato di continua campagna elettorale, dove gli esponenti di questo governo finiscono per concentrarsi di più sulla copertura mediatica delle proprie azioni che sui problemi concreti.

3. Totale assenza di un piano strutturale per l’immigrazione. Bloccare le navi di disperati può essere una soluzione efficace dal punto di vista comunicativo. Ma non vi è traccia di una visione a lungo termine per risolvere il problema. La visita di Matteo Salvini in Libia è stata un fallimento e in Europa non è andata meglio. Invece che creare alleanze contro i paesi che non hanno mai mostrato solidarietà con l’Italia sceglie di andare a spasso con il Presidente Ungherese Orbán, che non ha accolto un singolo migrante dall’Italia.

4. L’eliminazione dei fondi per le periferie. Tra le principali manovre del governo passato vi era il cosiddetto ‘Piano periferie’, un ambizioso investimento di due miliardi per le zone più degradate delle città italiane, sulla base dei progetti presentati dai singoli comuni. L’esecutivo ha ‘congelato’ i fondi per la maggior parte dei progetti presentati, nonostante diversi comuni avessero già iniziato i lavori. Laura Castelli (M5s) ha giustificato il provvedimento con una sentenza della Corte Costituzionale, tuttavia la sentenza emessa riguarda tutt’altro argomento. Secondo alcuni si tratta di una maniera per dirottare fondi alle costose promesse di M5S e Lega, come Reddito di Cittadinanza e Flat Tax.

5. Un sottosegretario agli Interni che non crede allo sbarco sulla Luna. Carlo Sibilia, parlamentare 5stelle al secondo mandato è stato nominato sottosegretario agli Interni, uno degli ruoli più rilevanti all’interno del Viminale. L’esponente pentastellato si è distinto negli anni per le sue tesi stravaganti: dal complotto sullo sbarco sulla Luna, al suggerimento di risolvere la crisi monetaria stampando più moneta, senza dimenticare la proposta di legge per rendere legale il matrimonio tra specie diverse.

6. Totale assenza di un piano strutturale per l’economia. Il contratto di governo mette come priorità la Flat Tax e il Reddito di cittadinanza che, insieme, costerebbero secondo l’Osservatorio CPI quasi 70 miliardi di euro. Andrebbero quindi ad ingrossare il già enorme debito pubblico italiano (130% del Pil). Entrambi i provvedimenti sono molto costosi, tuttavia secondo molti l’errore di fondo sta nella collocazione delle risorse dello Stato in due manovre che produrrebbero pochi benefici all’economia del belpaese. Nel caso della Flat Tax il motivo è collegato al fatto che la manovra andrà decisamente a vantaggio dei redditi più alti. Questo non solo aumenterebbe le già ampie diseguaglianze ma è anche provato che abbassare le tasse ai ricchi ha un moltiplicatore economico molto più basso che abbassarle ai redditi bassi (se ho già tutti gli elettrodomestici, due case e due macchine sarò più incline a risparmiare i soldi invece che spenderli in beni o servizi). Mentre il Reddito di cittadinanza è considerato da molti un generoso incentivo a non cercare lavoro. Quindi, entrambe le manovre, nonostante il loro costo, avrebbero un impatto minimo sulla stagnante economia italiana.

Segnali di poca fiducia nelle capacità di questo governo di risanare l’economia italiana arrivano anche dagli investitori internazionali con l’aumento dello spread, che secondo l’Osservatorio CPI ci costerà 6 miliardi in più di interessi sul debito pubblico, solo quest’anno.

7. Marcello Foa (quasi) Presidente Rai. Il governo pentastellato ha tentato di eleggere come Presidente della Rai Marcello Foa, tuttavia l’elezione è andata a vuoto per via del voto contrario di Forza Italia. Il candidato al vertice della Radiotelevisione Italiana era noto per la metodica diffusione di notizie false, in particolare su twitter. 8.L’abolizione dei musei gratis la domenica. Il Ministro della Cultura Alberto Bonisoli ha recentemente annunciato l’abolizione dell’iniziativa sui musei gratuiti la domenica, introdotta dal governo passato. Le domeniche gratis erano state un successo e avevano portato a un forte aumento dei visitatori nei musei di tutta Italia.

9. Mancata ratifica della CETA. L’accordo di libero scambio tra UE e Canada è entrato in vigore ormai da mesi ha portato decisivi vantaggi all’Italia, incrementando l’export dell’8%. Il trattato prevede il riconoscimento e la tutela di 41 prodotti Made in Italy e l’abbattimento delle barriere per il commercio con un paese con cui l’Italia ha una bilancia commerciale nettamente positiva. Viene da chiedersi perché un governo composto da partiti che hanno sempre puntato al rilancio del paese tramite il Made in Italy, decida di mettere i freni a uno dei settori al momento più performanti dell’economia italiana: l’export.

10. La totale incompetenza del Ministro Di Maio. Il leader dei cinque stelle, ora Ministro dello sviluppo economico, ha approvato il “decreto dignità”. Il provvedimento si pone obbiettivi giusti, ovvero l’aumento dei posti di lavoro stabili, tuttavia secondo molti il decreto non affronta i punti necessari per risolvere il problema. Inoltre, il rapporto dello stesso Ministero dello sviluppo economico afferma che le stringenti regolamentazioni introdotte porteranno ad un sostanziale aumento dei disoccupati (almeno 8mila all’anno).

La poca esperienza di Di Maio si è infine fatta sentire anche sulla questione dell’Ilva, dove nonostante si fosse arrivati vicini alla risoluzione dei problemi dell’acciaieria, l’esponente pentastellato continua a temporeggiare. L’assenza di risposte concrete da parte del Ministro ha portato i sindacati a indire uno sciopero per l’11 settembre.

A tre mesi dalla formazione dell’esecutivo, il governo Conte appare intrappolato nei suoi stessi vincoli: la continua competizione tra Di Maio e Salvini, le promesse troppo costose per essere realizzate e la continua ricerca di capri espiatori. Se i presupposti rimangono questi, sarà difficile che il “governo del cambiamento” arriverà mai ad attuare profonde riforme del sistema contro il quale sono stati eletti.

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