La cultura islamica raccontata da un mio amico

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risposte di Zakaria Jarmouni

In una società che voglia realmente dirsi “multiculturale”, una delle principali sfide cui sono chiamati i giovani è quella di accettare come arricchimento – piuttosto che respingere come minaccia – le storie dei propri coetanei provenienti da nazioni e tradizioni diverse.  Più di un mese fa, Zakaria, compagno di università di molti dei ragazzi che gestiscono questo blog, è stato vittima di uno spiacevole episodio di intolleranza (o razzismo, fate voi): https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1773589966029528&set=a.221912471197293&type=3&theater. Per questo, abbiamo deciso di dargli l’opportunità di partecipare – seppur simbolicamente – al nostro progetto, con un’intervista in cui ci racconterà gli aspetti principali della cultura islamica.

  1. Quali sono le principali varianti dell’Islam, sia a livello geografico che di culto?

Le principali varianti dell’Islam sono due: quella sunnita – che rappresenta una percentuale del 87-90% dei fedeli – e quella sciita, che costituisce il 10-13% dei musulmani. Le due varianti nacquero da una scissione a livello politico in seguito alla morte del profeta Muhammad (pbsl), dopo la quale si accese una forte diatriba riguardo a chi dovesse adottare il titolo di nuovo Califfo dei Musulmani e diventarne la guida politica.

La prima variante, quella sunnita, prevedeva che il criterio di selezione del successore fosse quello democratico della messa al voto. La seconda variante, invece, optava per una successione di tipo dinastico, vedendo in Alì (cugino e genero del profeta) il legittimo successore al califfato per diritto di sangue. Alla fine, il criterio adottato fu quello della messa al voto, che vide Abu-Bakr (migliore amico di Muhammad, pbsl) uscire vincitore dalle elezioni divenendo quindi il primo califfo dell’Islam a succedere a Muhammad (pbsl).

Nate come puramente politiche, le due varianti si trasformarono col tempo in fratture più profonde, sancendo quindi una diversità anche a livello religioso.

  1. Come si svolge la vita quotidiana di un fedele?

La vita quotidiana di un musulmano si svolge praticamente come quella di chiunque altro, eccezion fatta per la questione della preghiera. Ogni preghiera dura all’incirca cinque minuti e va fatta cinque volte al giorno: una all’alba (o quando ci si sveglia), una all’ora di pranzo, una al pomeriggio, una al tramonto e, infine, l’ultima alla sera.

La preghiera è di grande importanza per i musulmani in quanto costituisce il secondo dei cinque più grandi pilastri dell’Islam (gli altri quattro sono, in ordine di importanza: la testimonianza di fede, l’elemosina, il digiuno durante il mese di ramadan ed infine il dovere di visitare -possibilmente- almeno una volta nella vita la città Santa della Mecca). Per me, la preghiera è divenuta ormai un’abitudine essenziale, tant’è che, a causa dei movimenti che prevede, la mattina per me eseguirla è come fare stretching prima di colazione.

Dunque, la nostra vita si caratterizza sostanzialmente per un approccio positivo e ottimista. Per la religione, essa deve essere sempre vista come una possibilità in più di fare la cosa giusta.

  1. Quali reputi siano i luoghi comuni errati più diffusi sulla tua fede?

Reputo che il luogo comune più diffuso sulla religione islamica sia il falso mito dell’avversione/odio nei confronti delle persone professanti una religione diversa. A tal proposito, vorrei citare tre passi del Corano, testo sacro di tutti i fedeli musulmani:

  • “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda.” – Corano, Sura 49 Al-Hujurât – aya 13.
  • “In verità, coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Dio e nell’Ultimo Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti” – Corano, Sura 2 – Al-Baqara – aya 62.
  • “Se due gruppi di credenti combattono tra loro, riconciliateli. Se poi [ancora] uno di loro commettesse degli eccessi, combattete quello che eccede, finché non si pieghi all’Ordine di Dio. Quando si sarà piegato, ristabilite, con giustizia, la concordia tra di loro e siate equi, poiché Dio ama coloro che giudicano con equità.” – Corano, Sura 49 Al-Hujurât – aya 9.
  1. Che differenza c’è tra “Islamismo” e “Islam”?

“Islam” e “Islamismo” sono due cose molto diverse e, spesso, le persone tendono a confonderle. L’Islam in sé è una religione e, in quanto tale, riguarda solamente il credente e la sua relazione nei confronti della spiritualità. Con il termine “islamismo”, invece, si intendono tutte quelle ideologie di tipo politico, economico, sociale e amministrativo che vedono nella religione islamica il loro punto di partenza.

L’Islamismo è un fenomeno molto complesso e altresì variegato da analizzare: le ideologie che questo termine va a ricoprire sono infatti numerose, e, spesso e volentieri, molto distanti le une dalle altre a seconda dell’obiettivo che si vuole portare a termine.

La religione islamica è un fattore che accomuna la stragrande maggioranza delle popolazioni dei paesi del Nord Africa e del Medioriente: basare le proprie ideologie politiche sulla religione porta gli esponenti di tali ideologie a fare maggiormente breccia nella popolazione. L’Islam è un elemento fondante delle culture di questi paesi, superiore addirittura al sentimento nazionale: l’utilizzo della religione come base fondante delle proprie ideologie politiche ha portato numerosi partiti arabi – dagli ultra conservatori, fino alla sinistra più rivoluzionaria – ad avere un consenso, riscontro mediatico e una base di elettori senza precedenti.

  1. Quali sono i principali atti di culto dell’Islam?

I principali atti di culto islamici corrispondo ai cinque pilastri, all’infuori dei quali si aggiungono la lettura del Corano e il dovere di contribuire al mantenimento di un ordine sociale pacifico al fine di permettere alla società civile nella quale si vive di progredire in un clima di serenità.

  1. Quali sono le diverse letture del concetto di “Jihad”?

Al giorno d’oggi, la parola “Jihad” è spesso erroneamente associata al terrorismo internazionale. Il termine “Jihad” in arabo significa “sforzo” e, spesso, nel Corano è utilizzato per indicare lo sforzo nel raggiungere una sorta di pace interiore, volta a far sì che il soggetto si trovi in armonia con sé stesso e con il mondo circostante. Il termine “Jihad”, così come il corrispettivo italiano “sforzo”, può essere utilizzato in qualsiasi ambito e contesto: dallo sforzo di tirarsi su dal letto, allo sforzo mentale necessario per affrontare un esame scolastico.

Il fatto che questo termine venga spesso inteso come sinonimo di “guerra santa” è dovuto all’utilizzo scorretto del termine. Per chi non conosce la lingua araba è facile associare il termine “Jihad” al fondamentalismo religioso, poiché nel mondo occidentale è stato prevalentemente usato per indicare il braccio armato dei fondamentalisti islamici.

I fondamentalisti islamici spesso utilizzano questo termine per indicare il loro sforzo nel diffondere la religione islamica al resto del mondo, definendolo quindi come uno sforzo per servire una causa religiosa. Il problema è che non sta scritto da nessuna parte che lo strumento di diffusione della religione islamica debba essere la lotta armata, cosa peraltro vietata dal Corano stesso in numerosi versetti. Ne cito qui alcuni:

  • “Non c’è costrizione nella religone. La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.” – Corano, Sura 2 Al-Baqara – aya 256.
  • “Io non sono adoratore di quel voi avete adorato, e voi non siete adoratori di quel che io adoro: a voi la vostra religione, a me la mia.” – Corano, Sura 109 Al-Kafiroon – ayat 4, 5 e 6.
  1. Cosa sono il Corano e la Sunna?

Il Corano e la Sunna sono le due fonti scritte principali della religione islamica.

Il Corano, come la Bibbia per i cristiani, è il testo sacro dei musulmani e in esso è contenuto il messaggio rivelato al profeta Muhammed (pbsl), il quale aveva il compito di trasmettere al mondo i principi contenuti in tale rivelazione.

La Sunna, invece, contiene tutta una serie di consuetudini, principi e regole base di comportamento adottati dal profeta Muhammad (pbsl) e dai suoi compagni vissuti all’epoca. Si tratta sostanzialmente della messa per iscritto di norme di tipo economico, sociale e politico, che sono alla base della convivenza civile e pacifica tra essere umani e che, come detto prima, vanno aldilà dell’aspetto religioso in sé, ma che cercano di dare un modello di funzionamento alle comunità che adottano la religione islamica come base di riferimento. Funziona più o meno allo stesso modo della Common Law britannica o delle consuetudini internazionali. All’interno della Sunna vi sono comportamenti adottati dai personaggi più importanti dell’epoca. Ogni comportamento ha un diverso grado di rilevanza, a seconda del personaggio che ha dato inizio alla consuetudine. Il grado di rilevanza, infatti, va anche a decidere il grado di obbligatorietà ed effettiva valenza delle consuetudini, le quali possono essere messe in discussione se non tramandate da una serie di personaggi di primaria importanza.

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