Vale la pena essere ribelli

in Appunti letterari di

È il 24 aprile 1928. Nell’arcivescovado di Milano sono presenti tutti i gruppi scout ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) del capoluogo. Non si tratta di un momento di festa, ma di una triste cerimonia di addio. È la cerimonia di scioglimento dell’ASCI. Sui volti di grandi e piccoli si legge il rammarico, la desolazione. Era stato fatto tutto il possibile, ma ora era giunto il momento di baciare per un ultima volta le Fiamme* di Riparto che stanno per essere deposte di fronte all’altare. Qualcuno si guarda attorno e si accorge però che non ci sono proprio tutti. Manca infatti all’appello una Fiamma di Riparto, quella del Milano 2, il Riparto di Giulio Cesare Uccellini.

Uccellini e il suo riparto quel giorno si trovavano nella cripta della chiesa di San Sepolcro. La loro però non era una cerimonia di addio riserva, era una semplice riunione. Proprio lì, di fronte alla casa del fascio dove nove anni prima era nato il movimento dei fasci di combattimento, un lupetto recitò la promessa e subito dopo Uccellini pronunciò le seguenti parole:

“Non è giusto, e noi non lo accettiamo, che ci venga impedito di vivere insieme, secondo la nostra  Legge: Legge di lealtà, di libertà, di fraternità. Noi continueremo a fare del nostro meglio, per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili. Noi continueremo a cercare nella natura la voce del Creatore e l’ambiente per rendere forte il corpo e il nostro spirito”.

Queste furono le parole di coraggio che diedero vita allo scoutismo clandestino, conosciuto anche con il nome di Giungla Silente.

Il Riparto clandestino prende il nome di Aquile Randagie e tutte le attività continuano ad essere svolte con le dovute precauzioni. Non cessano le uscite domenicali, le passeggiate, le escursioni ed i giochi. L’uniforme però viene indossata solo in luoghi sicuri, mentre le informazioni vengono scambiate attraverso messaggi in codice morse, oppure utilizzando ad esempio il linguaggio del bosco, un codice che solo uno scout sarebbe stato in grado di decifrare. I messaggi codificati vengono lasciati nel un buco di una colonna in Piazza dei Mercanti. Inoltre nessuno usa il proprio nome, ciascuno si sceglie un soprannome.

Giulio Cesare Uccellini e Binelli sono i nomi dei capi, poco più che ventenni, che diedero inizio a questa coraggiosa avventura. Grazie all’aiuto e al servizio di altri capi e presbiteri, come don Andrea Ghetti, don Aldo Mauri, permisero ai ragazzi di proseguire la loro formazione scout. Tutti insieme non smisero mai di credere che sarebbero durati “un giorno in più del fascismo”.

Il durare “un giorno in più del fascismo” non era solo un sogno o un’intenzione, era una volontà, un imperativo. Non mancò infatti un momento di festa alla notizia della caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, ricevuta durante un campo scout sul lago di Como. Ma la rinascita dell’ASCI era una meta ancora troppo distante. Arriva presto l’8 settembre, e le AR devono prendere una decisione: partecipare alla Resistenza o subire passivamente?

Il dubbio fu rapidamente risolto da uno dei punti della promessa: “aiutare gli altri in ogni circostanza”. Dunque per molti ragazzi non è più il momento di giocare, ma il momento di servire. Si opta per una resistenza rigorosamente disarmata, perché come ci dice don Giovanni Barbareschi, l’ultima AR: 

“La resistenza vera è disarmata, l’altra è guerra”

Così, il 12 settembre 1943 nacque L’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati), un’organizzazione che agì nel silenzio e nell’ombra, quindi poco se non per niente nota ai libri di storia.

Grazie ad un’ottima conoscenza del territorio, i membri dell’OSCAR accompagnavano al confine svizzero tutti coloro che ne avessero avuto bisogno: ebrei, prigionieri evasi, ricercati. Si parla di 2166 espatri e la produzione di 3000 documenti falsi.

Fuggire da un rastrellamento, eludere le vedette, nascondersi in un bosco non era più un gioco. Ma pur di salvare vite umane valeva la pena rischiare tutto. Vale la pena rapire un bambino ebreo da un ospedale perché destinato alla deportazione. Vale la pena rischiare l’arresto o la fucilazione per salvare la vita di chi è innocente. Vale la pena dire di no ed essere ribelli di fronte a delle leggi che ci impongono valori negativi. Vale la pena, se tutto serve a rendere il mondo un posto migliore.

In Val Codera si può ancora leggere la scritta lasciata dai ragazzi:

“Ciò che fummo un di siete voi adesso, chi si scorda di noi scorda sé stesso”

E guardando alcune loro foto durante mi accorgo, che in fondo non erano così diversi da noi se non per il coraggio.

 

*Bandierina con l’insegna del Riparto di forma triangolare con i colori del Gruppo e al centro lo stemma dell’Associazione.

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

1 Comment

  1. Quando vedo o leggo qualcosa che mi ricorda i mie 20 anni passati nello scoutismo, mi si stringe il cuore ma, aver conosciuto i fatti che prima ignoravo, dello scoutismo clandestino della Aquile Randage di Milano successivi alla soppressione fascista del “28, e che tu Luigi riporti con diligenza nel tuo articolo, mi riempie di orgoglio sapere che c’è stato chi non si è piegato. Il mio gruppo scout, il Vicenza 9, risorse nell’ottobre del 1945 (un anno prima che io nascessi), e dagli scritti ereditati si evince come il fascismo avesse distrutto ogni memoria di esso e del suo metodo educativo. Nella mia città si ricordava ben poco del metodo scout se non per qualche vago ricordo da parte di persone fra le più anziane, e fu un dirigente dell’Azione Cattolica diocesana che, avendone memoria, sollecitò nelle parrocchie della città, la rinascita. E di gruppi scout ne risorsero e ne sorsero di nuovi nel giro di pochi anni. “Lasciare un mondo migliore di come lo abbiamo trovato” certo, era il sogno di Baden Powell, che ci ha tramandato come un testamento. Io ne sono convinto, e quando mi capita di vedere per strada gli scout in “uscita”,o ritrovo i vecchi amici di allora, vedo che qualcosa di buono è stato fatto, però dobbiamo sempre vegliare, sopratutto osservando alcuni atteggiamenti da anni “20 che al giorno d’oggi si rivedono. Non vorrei che si fosse costretti ad emulare le “Aquile Randage” di quegli anni. Grazie. Piero

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