Vaccini: cosa sappiamo ad oggi

in I vostri contributi/Politica di

Contributo esterno di Davide Bartolotti

Negli ultimi anni, il tema delle vaccinazioni ha avuto ampia risonanza nell’opinione pubblica e nell’informazione italiana. Quella che fino a dieci o quindici anni fa era opinione comune e quasi unanime, ossia l’efficacia e l’importanza dei vaccini come strumento di prevenzione, oggi appare come un terreno di discussione e scontro tra fazioni opposte.

È importante sottolineare che lo scontro ha interessato due piani: uno scientifico e uno politico.  Per quel che riguarda il primo, si sono scontrati, da una parte, i sì vax, convinti della necessità e della sicurezza dei vaccini e dall’altra i no vax, convinti al contrario di una supposta dannosità. Per quanto concerne il piano politico, abbiamo avuto i sostenitori dell’obbligo contrapposti ai contrari, i quali, non necessariamente appartenenti ai no vax, erano in parte convinti della validità di questo strumento, con la richiesta dunque che non fosse imposto per mezzo di un obbligo, ma che fossero i singoli genitori, in virtù della libera scelta, a decidere per i figli.  In questo scenario non sono mancate le prese di posizione contrastanti dei partiti sull’ argomento, culminate con l’approvazione del Decreto Lorenzin nel giugno 2017, e proseguite fino ad ogggi alla luce di una nuova maggioranza parlamentare.

Per quanto concerne chi scrive, per quel che riguarda il piano scientifico non c’è possibilità di discussione: i vaccini oggi in commercio, stando alle evidenze sinora disponibili, non sono solo estremamente sicuri, ma sono anche molto meno rischiosi delle malattie che servono a prevenire. La loro efficacia è, inoltre, tanto maggiore quanto più alta è la percentuale di popolazione che si vaccina, perché più questa è alta, meno facilmente i microrganismi patogeni riusciranno a diffondersi (è il concetto di immunità di gregge). Soltanto un ricercatore accreditato potrebbe, dati alla mano, smentire questa affermazione e, ad oggi, la comunità scientifica è largamente concorde nell’affermarlo, salvo qualche raro esponente dai meriti e dalla carriera discutibili. Nel mondo della scienza, infatti, ogni teoria è ritenuta valida fintantoché non si compie un esperimento in grado di confutarla e, ad oggi, le evidenze sperimentali depongono a favore dei vaccini.

Una volta chiarita la necessità di vaccinarsi e di estendere tale immunità ad un numero più alto di persone possibile, occorre chiedersi quali siano gli strumenti più adatti a raggiungere questi scopi, transitando dunque nel piano politico. I mezzi, quindi, possono essere tranquillamente oggetto di dibattito, che non è solo lecito, ma anche auspicabile. Oggi anche il dogma scientifico scompare, e con la sua scomparsa appare la necessità di ribadirlo: questo articolo tratterà dunque solo del piano scientifico, con l’intenzione di ribadire ciò che gli esperti hanno già detto in questi mesi, presentando le fonti adeguate e smentendo le inesattezze più comuni che hanno caratterizzato questo dibattito.

I bambini si fanno gli anticorpi da soli

Uno dei cavalli di battaglia degli anti-vaccinisti è che il vaccino sia inutile perché i bambini possono “farsi gli anticorpi da soli”, magari giocando nella terra o facendosi contagiare dai loro amichetti, perché “una volta si ammalavano tutti di queste malattie e tutti sono sopravvissuti”. Nulla di più falso. Il vaccino è un prodotto farmacologico composto da microrganismi vivi e attenuati, oppure uccisi, o, in alternativa, da componenti modificate del microrganismo, iniettato affinché si sviluppi una risposta immunitaria adeguata. In poche parole, serve a creare gli anticorpi contro un certo bersaglio (l’antigene) prima che questo entri in contatto con il nostro organismo. Tutto ciò viene fatto per evitare che l’organismo si trovi impreparato davanti a un nemico contro cui non ha anticorpi. È vero che, prima dei vaccini, certe malattie infettive erano endemiche e colpivano quasi tutti, ma è anche vero che i decessi e i danni permanenti in chi si ammalava erano altrettanto diffusi.

Questi sono i dati Istat sul morbillo: https://www.istat.it/it/archivio/109861

I vaccini contengono metalli pesanti e altre sostanze dannose che potrebbero causare shock anafilattico

Questa è un’altra delle bugie circolate negli ultimi tempi. Una serie di studi francesi ha analizzato numerosi vaccini, ricercando la presenza di nanoparticelle potenzialmente nocive e il risultato è stato chiaro: i vaccini contengono quantità infinitesimali di particelle dannose, uguali a quelle di tutti gli altri farmaci e, addirittura, uguali a quelle di un campione di soluzione fisiologica. La presenza di tali sostanze, seppur in quantità trascurabili, è dovuta alla contaminazione ambientale nella produzione dei vaccini che, purtroppo, è ineliminabile, come è ineliminabile in qualsiasi altro prodotto. I vaccini sono prodotti farmacologici come l’aspirina e gli antibiotici, perciò, oltre a presentare benefici, possono presentare anche degli effetti collaterali e tutto sta nel valutare il rapporto rischio/beneficio di una certa terapia. Quando abbiamo la febbre e siamo ammalati, probabilmente il nostro medico ci prescriverebbe antibiotici e paracetamolo per abbassare la febbre che, basta consultare il foglio illustrativo, possono dare degli effetti collaterali. Se il rapporto rischio/beneficio è favorevole, i farmaci vengono prescritti nonostante gli effetti collaterali perché sarebbe più rischioso restare malati che prendere farmaci. Nel caso dei vaccini il rischio/beneficio è estremamente favorevole, basti pensare che, secondo uno studio americano, i casi di shock anafilattico dovuto al vaccino per il morbillo sono stimati in 5 casi su 7.600.000 di dosi somministrate, tutti risolti senza complicazioni.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14523172

https://ansm.sante.fr/Mediatheque/Publications/Rapports-Syntheses-Autres-produits-de-sante/Autres-produits-de-sante/Recherche-de-particules-et-elements-dans-des-vaccins-et-autres-produits-de-sante-injectables-Etude-comparative

I bambini vaccinati devono essere messi in quarantena

Il vaccino non trasmette la malattia, serve a produrre anticorpi contro essa. I casi di infezione secondaria provocata dal vaccino sinora documentati sono bassissimi: per quel che riguarda il vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) il rischio è inesistente, idem per l’esavalente, mentre per il vaccino contro la varicella si parla di alcuni rari casi. Perciò, le recenti proposte di legge nella Regione Lazio per separare i bambini vaccinati da quelli non sono prive di fondamento scientifico.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/varicella/jid.asp

10 vaccini alla volta sono troppi

Secondo alcuni, dieci vaccini alla volta, come previsto dall’attuale calendario vaccinale per l’iscrizione all’asilo, sarebbero troppi e sovraccaricherebbero il sistema immunitario dei bambini, ma anche questo non è vero. Basti pensare che, all’interno di un singolo vaccino, sono presenti solo pochi antigeni contro i quali il sistema immunitario produce una risposta, mentre sono molti di più quelli con cui si può venire a contatto procurandosi una ferita al parco o ingerendo cibo cotto male.

L’immunità di gregge non esiste

Il vaccino non è solo uno strumento di prevenzione individuale, ma anche collettivo. Infatti, esistono individui che non possono vaccinarsi, detti “immunodepressi”, i quali, se non vogliono ammalarsi, possono contare solo sul fatto che tutti gli altri intorno a loro si vaccinino per fare in modo che i microrganismi si diffondano il meno possibile. Si può essere immunodepressi per via di particolari malattie genetiche, a causa del trattamento farmacologico che si subisce dopo un trapianto o a seguito delle terapie antitumorali.

https://academic.oup.com/cid/article/52/7/911/299077

Alcuni siti di disinformazione citano casi particolari per provare a confutare il concetto di immunità di gregge (come il caso della provincia cinese del Zhejiang), ma non sempre le cose sono come sembrano…

https://www.davidpuente.it/blog/2017/07/11/limmunita-di-gregge-il-caso-cina-davvero-il-99-di-copertura-serve-niente/

Le malattie scompaiono da sole con l’aumento dell’igiene

Questo è vero solo per certe malattie, per esempio il colera, che in Italia era endemico fino all’800 e che è stato debellato grazie alle reti fognarie e all’acqua corrente, dato che si trasmetteva attraverso un batterio che popolava l’acqua sporca. Ma non è così per molte altre malattie, prendiamo la poliomielite, vero killer in Europa e America che ha mietuto centinaia di vittime negli anni ’50 e paralizzato migliaia di persone (tra cui il presidente americano Franklin D. Roosevelt).

La trasmissione di questo virus è orofecale, cioè si trasmette da un individuo all’altro quando, per un motivo o per l’altro, si ingeriscono piccole quantità di feci che contengono il virus. All’inizio del Novecento, con il miglioramento delle condizioni igieniche, l’incidenza nei bambini era sensibilmente diminuita, ma, al contempo, era aumentata negli adulti. Questo ha dimostrato che non bastava più igiene per sconfiggere la malattia, ma bisognava eradicare il virus, bloccandone la circolazione per mezzo del vaccino.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26610419

http://www.epicentro.iss.it/problemi/polio/epid.asp

Perché i bambini devono essere vaccinati contro l’HBV?

Molti genitori si chiedono come mai i loro figli debbano essere vaccinati contro il virus dell’epatite B, il quale si trasmette con le stesse vie dell’HIV (via sessuale, attraverso trasfusione di sangue infetto o da madre a feto). In realtà, anche se le vie di trasmissione sono le stesse, il virus HBV è molto più resistente dell’HIV: il primo, infatti, può sopravvivere anche per giorni all’interno di una goccia di sangue secco o di saliva, mentre l’HIV ha vita brevissima al di fuori dell’organismo e non si trasmette con la saliva. Sono stati registrati casi di bambini dell’asilo che si sono infettati con l’HBV tramite graffi o morsi, addirittura un’insegnante si è infettata perché un suo alunno le ha starnutito sulle mani screpolate. In conclusione, il 30% delle persone che contraggono l’infezione dell’HBV non hanno avuto attività a rischio e non si capisce come l’abbiano contratta. Inoltre, nei bambini l’infezione è molto più insidiosa che nell’adulto: nei primi, l’infezione si svilupperà in modo asintomatico, ma porterà a morte per epatite nel 25% dei casi; negli adulti, il 95% riuscirà a guarire senza complicazioni.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10885983

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2626287

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9489202

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17255843

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9417011

In Italia non c’è pericolo morbillo

Checché se ne dica, in Italia il morbillo è una malattia tutt’oggi endemica e questo è dovuto alle coperture vaccinali troppo basse e al fatto che molti genitori non effettuano i richiami, ma solo la prima dose di vaccino. I contagi stanno crescendo dal 2014 e l’OMS ha registrato che siamo al quinto posto mondiale per numero di contagi nel 2017, peggio di noi India, Nigeria, Pakistan e Cina. Purtroppo, è una malattia estremamente grave: mortale in un caso su 2000, per via della polmonite che provoca, e causa di encefalite in un caso su 1000. Quest’ultima può lasciare danni permanenti in un caso su quattro. Non esiste una cura per il morbillo, ad oggi l’unica possibilità è quella di vaccinarsi perché, come già detto, questo è un vaccino molto sicuro.

Fonti: CDC measles pinkbook

https://oggiscienza.it/2017/10/05/morbillo-italia-quinta-mondo-per-numero-casi/

I vaccini causano autismo

Secondo alcuni anti-vaccinisti i metalli pesanti presenti all’interno dei vaccini causerebbero l’autismo. Bisogna precisare due cose: le quantità sono infinitesimali, molto lontane dal sortire un effetto tossico e, inoltre, stando alle conoscenze attuali, le persone che soffrono di autismo presentano lesioni cerebrali sin dalla nascita e, quindi, non correlabili in alcun modo con le vaccinazioni. Il malinteso sta nel fatto che, spesso, i sintomi dell’autismo si rendono manifesti quando il bambino inizia a frequentare l’asilo, quando inizia a relazionarsi con i suoi amici e, quindi, in coincidenza con la somministrazione dei primi vaccini. Anche le cosiddette “terapie chelanti”, che dovrebbero eliminare i metalli pesanti dal corpo dei bambini, sono del tutto inutili.

https://www.fda.gov/forconsumers/consumerupdates/ucm394757.htm

https://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/mm5508a3.htm

I vaccini fanno arricchire le case farmaceutiche

I vaccini sono una fonte di business per le case farmaceutiche? Non proprio, è molto meno costoso vaccinare una persona piuttosto che farla ammalare, fornirle tutti i farmaci di cui ha bisogno per curarla e magari anche trattare le sequele di quell’infezione. Secondo il rapporto OSMED sulla spesa sanitaria del 2015 i farmaci per l’epatite C (virus contro cui non esiste un vaccino) hanno venduto per 1 miliardo e 721 milioni di euro contro i 317 milioni spesi per tutti i vaccini! Stesso discorso per i farmaci contro l’HIV per i quali abbiamo speso 672 milioni di euro.

http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMed-2015_acc.pdf

Contributo esterno di Davide Bartolotti

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