Viaggio virtuale nel mondo dei profili “fake”

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risposte di Ottavia Allegri

Nell’era dei social media e della “post-verità”, è essenziale sapersi proteggere dalle insidie cui internet ci espone. Spesso, sentiamo parlare di “fake news”, le “bufale” d’Oltreoceano, diventate una vera e propria piaga del nuovo millennio. Meno noto al dibattito pubblico, invece, il problema dei cosiddetti account – o profili“fake”.   Per questo, abbiamo deciso di intervistare Ottavia Allegri, utente particolarmente attiva per la pagina Facebook “Hipster Democratici”, che si è impegnata in prima persona per sensibilizzare i suoi “compagni” su questa tematica.

Chi frequenta la rete, pur non essendo nato nell’era digitale, non sempre riesce a distinguere con facilità notizie o utenti fittizi. Altre volte, ad inciampare sono giovani, politici o giornalisti. Ecco, quindi, alcune insegnamenti utili che l’esperienza di Ottavia ci può trasmettere.

  1. Cosa sono i profili “fake” e come possono influenzare la politica, e la società in generale, in questo momento storico?

I profili fake sono account di copertura creati da persone fisiche o da agenzie. Immagino che la persona fisica che crea un profilo fake lo faccia per poter scrivere tutto quello che gli passa per la testa senza subire ripercussioni nella sua vita personale.

Il fenomeno dei profili fake creati da agenzie è più complesso: serve a spostare l’opinione delle masse, dando credito a determinati personaggi pubblici, soprattutto politici. Un ruolo importante è giocato dagli influencer, che vogliono condizionare le opinioni degli elettori, facendo credere che i politici da loro assistiti abbiano più seguito di quello reale. Questo è sicuramente il tipo di profilo fake più pericoloso perché è stato dimostrato che ha effettivamente avuto un ruolo nelle elezioni di diversi paesi.

Non sono un’esperta, ma leggendo le inchieste di questi mesi mi sono fatta l’idea che dietro tutto questo ci sia la Russia, che cerca di destabilizzare l’Europa e il mondo occidentale (vedi il caso Cambridge Analytica), ma, finché questo non viene dimostrato, i provvedimenti possono essere presi solo dalle piattaforme online, eliminando i profili fake e creando procedure ad hoc per evitare che ne vengano creati di nuovi.

  1. Ti sei occupata in prima persona di questa problematica: raccontaci la tua personale esperienza.

Per il momento, l’unico strumento a disposizione degli utenti per evitare che le discussioni online vengano inquinate da questi profili è la segnalazione. Per questa ragione, da qualche settimana mi prendo un’ora per segnalare tutti i profili fake che vedo (non è difficile riconoscerli: mancanza di foto o informazioni personali, mancanza di amici, nessun contenuto condiviso). Avrò segnalato a Facebook circa trecento profili senza però ottenere nessun risultato: nessuna risposta, nessun profilo cancellato, niente.

  1. Cosa hai constatato a seguito di questa ricerca?

I profili fake sono davvero facili da scovare, data la loro presenza massiccia, soprattutto nella sezione “commenti” dei giornali online, e, in generale, ovunque sia rivolta l’attenzione mediatica generale in una particolare giornata. Mi viene in mente la notizia della ragazza vittima di un presunto stalker a Napoli, qualche settimana fa: il suo post diventò virale e venne inondato di commenti di troll e fake.

Sono facili da individuare anche per il linguaggio usato: quelli creati da agenzie ripetono sempre le stesse cose, cose terribili che nessuno direbbe nella vita reale, ma scritte con un linguaggio tale da non permettere il ban da parte di Facebook. Quelli creati da persone fisiche sono ancora peggiori: si proteggono dietro l’anonimato per scrivere cose terrificanti. Ovviamente, i bersagli principali sono le donne (spesso per i casi riguardanti stupri o molestie) e gli immigrati.

  1. Quali risultati hai ottenuto?

In queste settimane è stato quasi un viaggio all’inferno: ho letto tutti i peggiori commenti, quando prima mi limitavo a leggere quelli in evidenza. Ciò che mi ha dato più frustrazione, però, è il fatto che Facebook non dia nessuna risposta, non si interessi del problema. Forse gli fa comodo perché questo aumenta il numero di utenti complessivi, che a loro volta fanno crescere le quotazioni di Facebook, o almeno immagino sia così. Anche se allo stesso tempo non credo che questo generi un buon ritorno di immagine, visto e considerato che un nuovo caso Cambridge Analytica potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

Fonti aggiuntive:

 

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