In Inghilterra tutti parlano di “Bodyguard”

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Cos’è. Su BBC1, l’equivalente britannico della nostra Rai1, in questo periodo la domenica sera sta andando in onda una nuova serie. Non è la serie di un prete, neanche di una suora, nemmeno di una guardia forestale e no, non ha Vanessa Incontrada come protagonista. Si chiama Bodyguard e inizia in medias res, con degli adrenalinici 10 minuti iniziali in cui il protagonista prova a sventare un attacco terroristico sul treno su cui sta viaggiando con i suoi due bambini. Dopo questi 10 spiazzanti minuti, la serie continua senza perdere ritmo praticamente mai. In Inghilterra è diventata rapidamente un fenomeno che sta incollando al televisore 10 milioni di inglesi ogni domenica e che straordinariamente ha messo d’accordo numeri e critica.

Il protagonista di Bodyguard, l’attore Richard Madden (il Robb Stark di Game of Thrones)

Ma di cosa parla Bodyguard? Come ben intuibile dal nome, di una guardia del corpo o, meglio, di un tormentato poliziotto della scorta personale del ministro degli interni inglese sotto tiro per le sue idee potremmo dire “un po’ salviniane”. La questione è che il ministro è donna e che ben presto i rapporti tra i due diventano ambigui. Tra politica, intrighi, terrorismo, spionaggio, suspense, questa serie non riposa mai e conferma la BBC come una garanzia di qualità. Il resto lo fanno scrittura e capacità degli interpreti (i due protagonisti sono Richard Madden e Keeley Hawes).
BBC1 non è RaiUno. Perché parliamo di una serie BBC che non è ancora disponibile in Italia? Beh, perché ci piace soffrire e riflettere sul fatto che la nostra Rai (pur con dei positivi tentativi come Coliandro, Rocco Schiavone, La Porta Rossa, I Medici, Non uccidere, la maggior parte dei quali in onda sulle altre reti Rai) non rischia ancora la carta che sparigli il mazzo delle fiction della sua rete ammiraglia.

Marco Giallini, un perfetto Rocco Schiavone, il commissario nato dalla penna di Antonio Manzini
Miriam Leone interpreta la non convenzionale poliziotta protagonista di “Non uccidere”, esperimento seriale di RaiTre

Quello dell’inadeguatezza internazionale delle nostre fiction è un problema atavico e non basta urlare ai grandi numeri nazionali e di esportazione di una fiction come Il commissario Montalbano per dirlo risolto. La domanda è: deve essere la rete ad adeguarsi al pubblico o il pubblico deve crescere e capire che oltre ai buoni sentimenti ci può essere altro da raccontare? Certo, il servizio pubblico parla di lotta alle mafie, propone storie di personaggi che hanno fatto la storia della cultura pop, per esempio, ma osa quel passo in più che potrebbe coinvolgere anche altri targets d’ascolto dopo quello dei pensionati?

Salvo Montalbano, “il commissario” per antonomasia

Eppur si muove. Sì, forse sta iniziando ad osare. L’inserimento di RaiFiction in grandi produzioni internazionali potrebbe garantire quella qualità in termini di storie e di macchina produttiva che è mancata finora alla fiction di mamma Rai. Se ne abbiamo già avuto un assaggio con il grande successo dei Medici durante la scorsa stagione televisiva, l’arrivo de “L’amica geniale” (dalla trilogia di romanzi di Elena Ferrante) e de “Il nome della rosa” (dal famigerato romanzo di Eco) potrebbe finalmente sancire l’inizio di una stagione nuova.

Le piccole attrici protagoniste della prima parte de “L’amica geniale”, in arrivo il prossimo autunno su RaiUno

Manca comunque ancora su RaiUno una serie tv che parli in modo originale di attualità, che esuli dai soliti cliché, che parli un linguaggio nuovo con personaggi innovativi, non manichei né stereotipati, e che incolli alla tv milioni di telespettatori (no, Montalbano non vale). Se il pubblico italiano saprà maturare e smettere di accontentarsi, il processo di crescita della fiction della Rai potrebbe diventare più rapido. Visti i tempi, però, dobbiamo sperare che la Rai abbia dei dirigenti così illuminati da arrivare prima di quello che, forse, non è il miglior pubblico in sessant’anni di storia.

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