Lo stato di salute della sinistra in America Latina

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Lo stato di salute della sinistra in America Latina: : Morales, Kirchner e Lula e la nuova destra brasiliana di Bolsonaro

(nell’immagine in evidenza, Nestor Kirchner con Evo Morales, Lula e Chavez)

Il bollettino di salute della sinistra latino-americana racconta di una sinistra quanto mai in difficoltà di fronte al riemergere di una destra nazionalista e dei sempre maggiori problemi giudiziari che i suoi leader stanno affrontando. A quasi 20 anni dall’ascesa dei tre leader- Morales, Kirchner e Lula- in quella che venne definita come l’ondata a sinistra, di quella sinistra non rimane quasi più niente. Si evidenzia oggi una perdita di credibilità e di sostegno a questi partiti e leader in seguito ai casi giudiziari che stanno segnando la vita politica di alcuni di questi leader.

L’unico leader dell’ondata di sinistra ad essere tutt’ora in carica è il Presidente boliviano Evo Morales. Il Presidente viene, però, da due sconfitte significative: la prima, riguarda il diniego da parte del popolo boliviano ad una modifica costituzionale, con l’intento di garantirgli una quarta rielezione (dopo la vittoria del 2006, 2009 e 2014); la seconda, proviene dalla storica sconfitta con il Cile nel caso per l’accesso sovrano al mare, presentato di fronte alla Corte di Giustizia Internazionale dell’Aja. Per quanto riguarda la questione costituzionale, Morales ha superato il problema del diniego da parte del popolo boliviano, grazie alla Corte Costituzionale che ha dichiarato il divieto a ricandidarsi come contrario al diritto all’elettorato passivo, previsto dalla Convenzione Americana sui Diritti Umani. Morales, primo indigeno a guidare la nazione, era il leader del sindacato dei seminatori di foglie di coca e fu il fondatore e leader del Movimento al Socialismo (MAS). Tra le frasi più celebri di Morales si ricordano: “Il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo” ed ancora: “C’è un altro tema di fondo, quello della madre terra, della Pachamama. Crediamo che dobbiamo vivere in armonia e difendere la madre terra. Risorse naturali come l’acqua, che il capitalismo considera una mercanzia, noi invece le consideriamo un diritto umano.” Morales rientrava, in tutto e per tutto, nell’ondata progressista latino-americana dell’inizio degli anni 2000, che lottava contro il capitalismo e contro l’ingombrante presenza degli Stati Uniti. A più di 12 anni dall’elezioni le cose sembrano essere abbastanza cambiate ed i problemi giudiziari per il Presidente boliviano potrebbero aprirsi in caso di sconfitta alle elezioni, in particolar modo per ciò che concerne la recente costruzione del nuovo imponente palazzo presidenziale, con un costo stimato di 30 milioni di Euro, una cifra ragguardevole per la Bolivia.

Cristina Kirchner con Lula

Cristina Kirchner, succeduta al marito Nestor nel 2007, ha governato l’Argentina per otto anni, fino al 2015, per il raggiungimento del numero massimo di mandati e quindi ha dovuto consegnare le chiavi della Casa Rosada, la sede presidenziale, a Mauricio Macri, leader del PRO (Propuesta Republicana). Prima donna ad essere eletta alla presidenza del Paese, escludendo Isabellita Perón che successe al marito Juan Domingo senza passare per le elezioni, Cristina ha saputo riconfermarsi per una seconda volta nel 2011. Il declino politico inizia nel 2012, quando propone, anche in questo caso, una modifica della costituzione per innalzare il numero delle ricandidature possibili al di sopra del limite previsto di due. La proposta viene però bocciata e quindi Cristina non ottiene la possibilità di ricandidarsi per un terzo mandato. Vista l’impossibilità di ricandidarsi alla presidenza si è presentata al Senato, dove venne eletta nel 2015. Sono in molti a ritenere che l’elezione a senatrice sia solamente funzionale all’ottenimento dell’indennità parlamentare. Nel 2015 viene incriminata, dopo la morte del procuratore Alberto Nisman, assieme ad altri membri della sua cerchia, per aver ostacolato la giustizia, con la costruzione di un piano di insabbiamento delle responsabilità iraniane nell’attentato terroristico ai danni di un centro ebraico, che ebbe luogo a Buenos Aires nel 1994. Più recenti sono le accuse dell’autista di Cristina, il quale aveva annotato, nel corso di 10 anni, i viaggi fatti con borse piene di soldi, frutto di tangenti. Il 13 agosto, presentando la sua nota difensiva, l’ex Presidentessa argentina ha dichiarato, a proposito del Giudice Bonadio che sta seguendo il caso: “nemmeno ai tempi dell’inquisizione arrivarono a tanto, sono giudicata per un giudice nemico.” La questione giudiziaria di Cristina Kirchner sta distruggendo la sinistra argentina, nonostante le difficoltà registrate da Macri in ambito economico. Appare evidente che ci sia bisogno di una sinistra che vada oltre Cristina e che vada oltre il Peronismo.

Lula, ex presidente brasiliano, ha rappresentato il Presidente brasiliano più di sinistra che il paese abbia conosciuto. Dapprima ritenuto di estrema sinistra, si è contraddistinto, negli anni di presidenza, per posizioni di sinistra moderate. Fondatore del Partito dei Lavoratori, durante gli anni della dittatura, è stato per molti anni leader sindacale brasiliano. Eletto nel 2002, riconfermerà la carica nel 2006, portando avanti politiche di riformismo moderato, considerate da alcuni membri del Partito dei Lavoratori troppo misurate. Per questa ragione alcuni di loro decisero di staccarsi dal Partito e creare il Partito Socialismo e Libertà. Vista l’impossibilità di ricandidarsi per un terzo mandato, decide di candidare il proprio “delfino” Dilma Rousseff, che vincerà le elezioni nel 2010. Lula sarà accusato nel 2016 di aver ricevuto denaro dalla Petrobras (azienda pubblica brasiliana che si occupa del Petrolio) e di aver ricevuto favori personali da alcune imprese. In questa occasione Rousseff ha tentato di nominarlo ministro, così da poterlo schermare dietro l’immunità parlamentare. Il tentativo di nomina sarà, però, bloccato dalla magistratura brasiliana e Lula sarà incriminato nel 2017 e condotto in carcere il 7 aprile 2018, dopo che la Corte di Appello lo dichiarò colpevole delle tangenti e condannandolo a 12 anni di prigione. Nel 2016 va segnalato anche l’impeachment da parte del Senato brasiliano a Dilma Rousseff per aver truccato i dati del bilancio annuale, e per questa ragione poi sostituita poi dal suo vice Michel Temer. Alle recenti elezioni del 2018 il Partito dei Lavoratori ha candidato alla Presidenza, il suo storico fondatore, ovvero Lula. La candidatura è stata, però, subito bloccata dall’impugnazione della procuratrice generale Raquel Dodge, che ha argomentato l’impugnatura sostenendo l’impossibilità di elezione per una persona condannata in seconda istanza in base alla c.d. “legge della scheda pulita”.

Jair Bolsonaro, candidato alla presidenza del Brasile

Vista l’irrealizzabilità della candidatura di Lula, a correre per il Partito dei Lavoratori è stato Fernand Haddad. Le elezioni di ottobre 2018 hanno dato la netta vittoria a Jair Bolsonaro, leader della destra, anche se non una vittoria assoluta, dal momento che non ha raggiunto il 50% dei voti. Per questa ragione Bolsonaro dovrà vedersela al ballottaggio con Haddad il prossimo 28 ottobre. Indipendentemente da chi vincerà, è evidente l’ondata nera che sta attraversando l’America Latina. È bene sottolineare alcune delle frasi di Bolsonaro, fra cui figurano: “L’errore della dittatura fu di torturare e non uccidere”, “Non ci fu dittatura”, “Preferirei vedere mio figlio morto piuttosto che omosessuale” ed infine “Pinochet avrebbe dovuto uccidere più persone”. Bolsonaro, ex comandante dell’esercito, ha dalla sua parte la lobby delle armi e del gioco d’azzardo clandestino, oltre la chiesa pentecostale. Come la maggior parte dei candidati di destra stanno facendo, la promessa su cui si è poggiata la sua campagna elettorale è stata quella della sicurezza. Tema, questo, che è quanto mai sentito in un paese difficoltoso come il Brasile. Difficilmente potrà perdere il ballottaggio, vista la crescente ondata di consensi registrata e la voglia di cambiamento dei brasiliani. Se il cambiamento sarà positivo o meno sarà la storia a dirlo.

Tracciando un quadro generale si può dire che di quell’ondata di sinistra, non è rimasto niente. Sono rimaste solo delle piccole tracce, dei piccoli esempi. Morales è uno di questi ma non si sa ancora per quanto. Seguendo la tendenza mondiale, anche l’America latina, dopo essersi illusa di un progresso socialista e riformista, si sta tingendo di nero, un nero che sta, sempre più, diventando profondo. Tutto questo non considerando la situazione venezuelana e il Nicaragua di Daniel Ortega.

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