E’ giusto abolire la legge Fornero?

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Con la manovra del Governo giallo verde viene introdotta la cosiddetta “quota 100” per le pensioni. Cosa significa? Significa che si potrà andare in pensione una volta che la somma tra età anagrafica e anni di contributi sia pari a cento, abolendo così gli effetti della legge Fornero. Tuttavia dietro questa mossa, spacciata dal Governo come un atto dovuto nei confronti dei lavoratori anziani, si nasconde una enorme ingiustizia nei confronti delle nuove generazioni.

La legge Fornero

La Ministra del Lavoro Elsa Fornero durante la conferenza stampa del 5 Dicembre 2011

Era il dicembre 2011, la situazione finanziaria dell’Italia era disastrosa, pochi mesi prima avevamo raggiunto i 500 punti di spread e il Governo Monti era da poco entrato in carica. L’obbiettivo del governo tecnico era contenere la spesa pubblica ed evitare quindi che l’Italia facesse la fine della Grecia. Per questo motivo venne approvato il decreto “Salva Italia” che, tra le altre cose, conteneva una riforma del sistema pensionistico, la quale aumentava l’età di pensionamento ed estendeva il metodo contributivo. La riforma prenderà il nome della Ministra del Lavoro Elsa Fornero.Il dramma che tale cambiamento rappresentava per migliaia di italiani era ben compreso dalla Ministra, la quale durante la conferenza stampa sul decreto “Salva Italia” non riuscì a trattenere le lacrime. Nonostante ciò, la riforma è considerata dagli esperti necessaria per garantire la sostenibilità del nostro sistema pensionistico.

Il sistema italiano è più ingiusto rispetto agli altri paesi?

No. Al contrario di ciò che affermano diversi politici, l’Italia è uno dei paesi con l’età di pensionamento effettiva più bassa in Europa. Sempre all’interno dell’Unione Europea, spendiamo più di chiunque altro in pensioni, secondi solo alla Grecia. La Legge Fornero non rende quindi il nostro sistema pensionistico più “duro” rispetto agli altri paesi.

Il problema demografico

La questione demografica è forse lo scoglio più grande che il nosto sistema pensionistico deve affrontare. Quando si parla di sostenibilità delle pensioni generalmente la popolazione viene divisa in due categorie: la popolazione considerata “dipendente”, ovvero chi non lavora perché in pensione o troppo giovane (persone comprese tra i 0-15 anni e 65+) e la popolazione considerata “produttiva” (15-64 anni) ovvero la forza lavoro che produce e paga le tasse per sostenere il paese. Mantenere un equilibrio tra queste due categorie è essenziale per avere un sistema pensionistico sostenibile.

In quasi tutto il continente Europeo le nascite sono in costante calo. Ciò significa che ci sono sempre meno persone che entrano a far parte della forza lavoro. Al contrario, sono sempre di più quelle che entrano nella fascia di popolazione “dipendente” mediante il pensionamento e che devono quindi essere sostenute dalla spesa pubblica. Nel 2010 in Europa, per ogni adulto di età pari o superiore a 65 anni vi erano circa quattro adulti in età lavorativa (15-64 anni); le stime dimostrano che questo rapporto dovrebbe ridursi a uno a due entro il 2050.

Per la prima volta in italia la popolazione over 60 ha superato quella under 30 (Istituto Cattaneo)

L’invecchiamento della popolazione grava molto sulle casse degli Stati. Per questa ragione, molti paesi hanno deciso negli ultimi anni di innalzare la soglia di pensionamento. Il caso più eclatante è quello russo, dove in queste settimane si sta discutendo una riforma che aumenterebbe l’età di pensionamento dai 60 a 65 anni per gli uomini (la cui aspettativa di vita è di 66 anni) e da 55 a 63 per le donne.

Il debito pubblico

Perché noi, meno di tutti, ci possiamo permettere un sistema pensionistico economicamente insostenibile? Per via del nostro enorme debito pubblico. Siamo in quinto paese più indebitato del mondo e il secondo in Europa. Inoltre, l‘Italia spende per pagare gli interessi sul debito il 4% del Pil ogni anno, più di quanto spendiamo in l’istruzioneChe effetto avrà l’abolizione della legge Fornero sul debito pubblico? Secondo le stime dell’INPS provocherà, nei prossimi 10 anni, un aumento del debito di almeno 117 miliardi di Euro. Più cresce il debito, più saremo esposti alle crisi economiche e meno gli investitori esteri saranno disposti a prestarci denaro (più saremo, quindi, “dipendenti” dai mercati). Infine, un debito così alto peserà principalmente sulle nuove generazioni, sicuramente non la migliore eredità da lasciare ai giovani.

La diseguaglianza generazionale

L’Italia è classificata come secondo peggior paese UE per diseguaglianza generazionale, secondo la classifica di Intergenerational Fundation. Vi è quindi un enorme disproporzione tra le risorse destinate alla popolazione anziana e le risorse destinate ai giovani. La situazione si aggrava ulteriormente se si pensa che la povertà colpisce i giovani più che chiunque altro. Inoltre, al contrario di quello che viene spesso detto, abbassare l’età di pensionamento non ha effetti considerevoli sulla occupazione giovanile.

In conclusione, la riforma Fornero è senza ombra di dubbio un cambiamento doloroso per molti italiani, è tuttavia un passo necessario per il futuro delle nuove generazioni. Bloccare l’innalzamento della soglia di pensionamento creerà centinaia di miliardi di nuovo debito che si accumuleranno sulle spalle delle nuove generazioni, proprio coloro che più hanno sofferto e tutt’ora soffrono la crisi economica. L’abolizione della riforma del Governo Monti può essere vista come un’opera di giustizia sociale; bisogna però essere obbiettivi e riuscire a guardare gli effetti che ciò avrebbe nel medio-lungo termine. Come un genitore con il figlio, questo Governo dovrebbe farsi carico dell’importante responsabilità di far sì che le prossime generazioni possano vivere meglio delle attuali, cosa che al momento non sta accadendo.

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