Il modello verde rida’ vita al liberalismo europeo

in Fragile Europa di

Le recenti elezioni del parlamento regionale bavarese sono foriere di importanti mutamenti dello scenario politico europeo. La ricca regione della Germania meridionale è infatti un banco di prova importante per lo spostamento di equilibri a livello nazionale e la centralità del Paese nel contesto europeo è fuori discussione. L’elemento più di risalto di questa tornata elettorale è senza dubbio il risultato dei Verdi, che hanno raddoppiato i loro numeri a spese della socialdemocrazia e dell’Unione Cristiano-Sociale (Csu), la formazione politica più radicata nella regione che ha alle sue spalle una lunga tradizione di governi quasi sempre monocolore.

I Verdi tedeschi (Bündnis 90/Die Grünen) hanno inaugurato, negli ultimi due decenni del secolo scorso, l’ingresso di formazioni ambientaliste e pacifiste nel gioco politico europeo e ne hanno rappresentato l’esperienza meglio riuscita, aprendo la strada, tra gli altri, ad Alex Langer e alle Liste Verdi in Italia.

Molta della stampa progressista europea ha salutato, giustamente, i trionfanti Die Grünen come esempio di alternativa vincente al populismo. La strategia di rimanere saldi nelle loro posizioni progressiste e non cedere di un millimetro alla propaganda razzista rimessa in voga dall’estrema destra ha pagato più di quella di Horst Seehofer, leader della Csu, che per inseguire l’AfD sulla questione migratoria ha rischiato una rottura definitiva con Angela Merkel. Buona parte dell’elettorato cristiano-sociale è fluita infatti verso le proposte più nette dei Verdi e di Alternativa per la Germania, dimostrandosi stanco di una politica ambigua e in crisi di valori come quella della Csu (un discorso analogo può essere fatto per le sorti dell’Spd).

La carta vincente nella ricetta politica dei Verdi bavaresi è stata la combinazione di una visione sostanzialmente liberale e moderata, lontana dal radicalismo delle origini, a un fortissimo progressismo nei temi sociali. Il modello proposto dai Verdi è di rottura rispetto alla classica contrapposizione tra socialdemocratici e liberalconservatori ed è, con l’eccezione del caso francese di En Marche, il primo esperimento di questo tipo a non declinarsi secondo una logica populista o anti-establishment.

Le particolari caratteristiche sociopolitiche della Baviera, culla del capitalismo tedesco e inoppugnabile feudo cattolico, ci dicono molto sullo spirito di questa nuova formula politica. Insistendo su valori come europeismo e coesione sociale il partito guidato da Robert Habeck e Annalena Baerbock ricalca senza dubbio il modello classico di una formazione di centro-sinistra, approfittando in ciò della crisi della Spd per scavallarla; tuttavia esso non è esente dalle influenze del discorso politico più in voga del nostro tempo, ovvero quello della valorizzazione dell’identità.

Il primato della questione ambientale infatti, in un Paese in cui il patrimonio paesaggistico ha un altissimo valore non solo naturalistico ma soprattutto simbolico e identitario, diventa un argomento efficace anche per un elettorato tradizionalmente conservatore. Al contempo Katarina Schulze, giovane punta di diamante del partito in Baviera, si mostra in abiti tradizionali e chiede più poliziotti nelle strade, con i toni di una liberale devota allo stato di diritto e non dell’arrogante sceriffo di quartiere, come accade in altri Paesi. È chiaro quindi che il successo dei Verdi in Baviera è passato anche attraverso un cauto recupero di elementi seppur non sovranisti certamente identitari e patriottici.

In conclusione, l’importanza europea di questa tornata elettorale è l’emersione di un nuovo modello di liberalismo europeo, estraneo alle logiche ormai anacronistiche dei partiti tradizionali e lontano tanto dal vento populista quanto dall’arroganza muscolare di Macron, che al di là della patina di novità continua a portare avanti le stesse politiche di repressione e precarizzazione delle classiche élite europee, in modo simile a quanto aveva fatto Renzi in Italia. La fallacia di questo approccio è stata ampiamente e tristemente dimostrata dal crollo del centro sinistra (e conseguente presa del potere da parte della destra populista) nel Bel Paese; la speranza è che i moderati di sinistra di tutto il continente scelgano la giusta ispirazione.

Studio Scienze Politiche a Bologna, ma sono nato nelle lande nebbiose della Lombardia. Wittgenstein e Nanni Moretti mi hanno insegnato l'importanza delle parole, perciò scrivo.

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