Questioni di coscienza

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Ammettiamolo: il centralismo democratico l’abbiamo inventato noi. E’ roba orgogliosamente nostra. “Libertà di discussione e unità d’azione” insegnavano i decani del PCI obbedienti al verbo del padre Lenin. Ma quando viene a mancare un’ideologia salda e forte e si spezza la comunanza di obiettivi e aspirazioni, il centralismo democratico non può sopravvivere. Anzi, è il primo a morire. Prendano appunti i probi capi del Movimento 5 stelle e guardino ogni tanto al misero squagliamento degli odiati Piddini, implosi nel prolificare delle loro correnti.

La lettera inviata da diciannove deputati M5s al capogruppo Francesco D’Uva con la richiesta di riaprire un confronto sul dl sicurezza è la cartina al tornasole per comprendere cosa stia avvenendo tra le schiere dei pentastellati. La faglia apertasi con il caso Tap e il decreto Genova (che 10 senatori 5 stelle non hanno votato) rischia di spalancarsi sulla votazione del Dl Salvini che al Senato ha visto l’astensione di 5 dissidenti, guidati da Paola Nugnes e Gregorio De Falco. “Fare politica non è per tutti” afferma un esponente di spicco del M5S con cui abbiamo parlato “Per la Nugnes fare politica è vincere con maggioranza assoluta o fare minoranza. Peccato che il governo è composto da due forze politiche. O si accetta questo o si lavora per fare cose buone e a volte mandar giù dei rospi, oppure urli i tuoi credo. Tutti possono fare politica, ma non tutti sanno fare politica”. Saper fare “politica”: il cortocircuito etimologico non dà scampo quando al patto pubblico si sostituisce il contratto privato, quando al bene della Polis subentra il bene della Pars, del partito.

E il DL Salvini, sia chiaro, non è il bene del Paese: lo sa Di Maio, lo sanno i suoi soldatini e lo sa certo il ministro Salvini che gongola all’idea di avere nuovi irregolari, chiusi in gabbia e senza lavoro, nuovi nemici delinquenti e stupratori, tanti negri a spasso per le strade, e se spacciano la droga tanto meglio, li rimanderemo nel loro paese. Paola Nugnes e Gregorio De Falco sanno dire no, Paola Nugnes e Gregorio de Falco sanno fare politica e non avranno sulla coscienza il razzismo, la disuguaglianza, l’inumanità bollata da contratto. Quanto agli altri, a coloro che hanno accettato l’eterodirezione e si sono piegati agli equilibri del Potere, urge forse ricordare che sopra il contratto, sopra ogni contratto, sta la Costituzione, che recita “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” e certo ci fu un tempo in cui il vincolo di mandato era imposto, ma fu un tempo diverso e non felice. Diverso poi non tanto. Il centralismo democratico è roba orgogliosamente nostra, ma non è questo. Poiché l’unità d’azione è possibile ove le idee sono chiare e la discussione è aperta, poiché la fedeltà, quella vera, si consacra alla causa e non al partito: tutto il resto è servilismo. Del resto come diceva Ignazio Silone? “L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo animo incorrotto è libero. L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero.

Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi”.

1 Comment

  1. Dal “centralismo democratico” deriva l’impegno di seguire “la giusta linea del partito”, altro slogan di quel tempo. Ma se la linea non è “giusta”? Ecco allora viene in soccorso l’art. 67 Costit. che Grillo voleva cancellare. Evviva l’art. 67!

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