Addio alle Armi

in Appunti letterari/Cultura di

Hemingway è uno degli scrittori più famosi del secolo scorso. Addio alle Armi è nella sua triade di romanzi più conosciuti (Insieme a “il vecchio e il mare” e “Per chi suona la campana”). Sono stati spesi fiumi di inchiostro su questa opera, e certamente non è possibile aggiungere altro a quanto già detto da professori e critici di ogni nazionalità e orientamento politico negli ultimi 100 anni. Non è mia intenzione cercare di dare una interpretazione rivoluzionaria o altro. Il punto del mio articolo vuole essere un altro: voglio cercare di spiegare perché leggere questo romanzo nel 2018.

Partiamo dalle cose banali: Perché è scritto bene. I romanzi si dividono in romanzi ben scritti e romanzi scritti male. Questa dovrebbe essere la base da cui partire prima di decidere se comprarne uno o no. I libri, i film o le canzoni possono affrontare qualsiasi tematica, ma se sono fatti male, non meritano di essere letti, visti o sentite. Negli ambienti più legati al dibattito politico questa potrebbe essere una blasfemia, ma sono del parere che cercare di far passare un messaggio attraverso un’opera d’arte mediocre sia di quanto più lesivo ci sia. E dovrebbe essere compito di tutti cercare di boicottare le opere di bassa lega.

Questo romanzo, molto banalmente, è bello. Potreste leggere questa affermazione come un parere soggettivo, e probabilmente è così. Il fatto è che ritengo impossibile non essere avvolti dalla potenza delle descrizioni presenti in questo romanzo. Basta citare il cappellano che parla degli Abruzzi per far impallidire quasi tutti gli scrittori contemporanei.

Va letto perché rappresentativo del sentimento di una generazione, la cosiddetta generazione perduta, che rifiutava i valori dei padri ma non riusciva a crearne di nuovi. Una generazione che cercò in ogni modo di trovare il proprio posto in un mondo in bilico tra il vecchio e il (per quei tempi) nuovo. Un sentimento comune ai giovani di molti periodi storici, quelli dei grandi cambiamenti. Periodi come quello attuale.

Ma, più di tutto, va letto perché venne censurato durante l’epoca fascista. Le prime copie iniziarono a circolare clandestinamente per merito di Fernanda Pivano, che per questo venne arrestata. La censura, di per sé, non vuol dire nulla. Significativi sono i motivi della censura. Era lesivo dell’immagine delle forze armate italiane. In realtà è riduttivo dire che era lesivo solo della loro figura. Era, ed è tutt’ora, lesivo dell’immagine della guerra. Le descrizioni della vita militare del protagonista, della disfatta di caporetto, di quello sporco delitto che è la guerra e della disperazione degli uomini impegnati in un conflitto ai più incomprensibile, non potevano essere lasciati circolare liberamente durante il fascismo.

Prima ho parlato del rifiuto dei valori tradizionali da parte della generazione perduta. In Addio alle Armi punto centrale della storia è il rigetto dello stereotipo dell’eroismo insito nella guerra.  La vita da trincea è descritta nel pieno della sua crudezza. La sofferenza insensata dei soldati è sottolineata molto più del loro eroismo. Non esiste più spazio per gli eroi romantici, o per gli ufficiali intellettuali. La guerra è fatta dalle truppe, e le truppe erano composte da contadini strappati alle loro terre per motivi che nessuno comprendeva pienamente.

 

Non amo concludere gli articoli con delle citazioni, ma sono abbastanza cosciente delle mie capacità da sapere di non poter esprimere il concetto che voglio far passare meglio di così. Quindi, per una volta, lasciatemi rubare le parole di qualcuno più saggio di me:

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

 

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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