Oggi Matteotti muore una seconda volta

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Rovigo è una città di cui si sente poco parlare, d’inverno la nebbia gelida sega le ossa e d’estate le zanzare creano nuvole nere assettate di sangue, ma un monumento si staglia sempre sulla foschia perenne che oscura le strade. È una scultura di bronzo, un grande dito che indica il pugnale impugnato dal fascismo assassino. È il monumento che ricorda a tutti che quel parlamentare socialista, figlio del Polesine, di nome Giacomo Matteotti è stato ucciso in nome della dittatura fascista.

Su uno dei grandi blocchi di marmo che sostengono e circondano la statua è scritto UCCIDETE ME, MA L’IDEA CHE È IN ME NON LA UCCIDERETE MAI. Nel leggere quelle parole si prova quasi conforto; Matteotti si è sacrificato perché gli ideali di fratellanza, uguaglianza e democrazia non fossero divorati dalla belva della dittatura e dell’oscurantismo. Oggi, nella città che ha cresciuto quell’uomo, che troppo spesso si dimentica di citare tra gli eroi della nostra Repubblica, quelle parole sono state svuotate di significato. L’amministrazione comunale di Rovigo ha sputato sulla memoria di uno dei suoi figli concedendo quella piazza ai figli dei suoi assassini, CasaPound.

Sulle mattonelle di quella piazza gli eredi di quelle camicie nere che andavano per il Polesine a picchiare e uccidere i contadini socialisti, che hanno ucciso a Roma Matteotti e che infine hanno aiutato gli invasori nazisti a trucidare i partigiani di quelle terre, possono gracchiare i loro slogan di odio. Il Sindaco leghista Bergamin forse non riconosce il significato di quella bandiera che è issata fuori dai suoi uffici. Un Sindaco è un uomo della Repubblica e quella Repubblica è sorta dal sacrificio di Matteotti e tanti altri; quella Repubblica è costituzionalmente antifascista.

Forse di Matteotti sono riusciti ad uccidere anche l’idea che era in lui, si fa più fitta la nebbia intorno al suo monumento. Cos’è rimasto dei suoi ideali se questo Paese concede ai seguaci di chi l’ha ucciso di strisciare impunemente sul suolo dedicato alla sua memoria? Che democrazia è quella che non insorge contro i propri nemici, ma che anzi li ospita nei propri luoghi sacri? CasaPound è incompatibile tanto con quella piazza quanto con questa nostra Repubblica. Le piazze, in democrazia, devono essere e sono di tutti, chiunque può esservi ospitato per dire la propria, tranne chi, attraverso la propria fede politica, come diceva un compagno di Matteotti, opprime le idee altrui.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

1 Comment

  1. Usciamo dal torpore cari amici e compagni ,dove in questi decenni ci siamo adagiati . Abbandonando le piazze , allontanandoci dalla gente , dalle sezioni… discutendone solo discutendo del nullla … il tentativo di manipolare la libertà del prossimo vi è sempre stata ma questo tentativo diventa opportunità per chi ideologicamente la perseguita , quando chi la democrazia la dovrebbe gestire , i partiti di ispirazione democratica , le associazioni sindacali , non danni risposte concrete e si abbandona a sterili programmi

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