Mapuche, tra storia cilena e volontà di annientamento

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Santiago del Cile-14 novembre 2018: Camillo Catrillanca è l’ultimo dei Mapuche ucciso per mano dei Carabinieri cileni. Il Cile ha risposto in modo emotivo all’uccisione dell’uomo, inscenando una serie di manifestazioni lungo tutto il paese. Le proteste nei confronti del governo del Presidente Piñera stanno mettendo a ferro e fuoco Santiago. I manifestanti chiedono espressamente le dimissioni del Ministro dell’Interno e Sicurezza Pubblica, Andrés Chadwick. L’opinione pubblica ha dichiarato il proprio sostegno al popolo Mapuche, da secoli vittima di violenza e repressione.

Chi sono i Mapuche? Tra l’invasore spagnolo e l’indipendenza cilena

I Mapuche sono il popolo originario del Cile e del Sud dell’Argentina. In Mapodongun, la lingua originaria, il termine Mapuche deriva dall’unione di due parole: “mapu”, ovvero terra e la parola “che”, ovvero gente. Il termine Mapuche significa quindi Popolo della terra, quello che, in sostanza, definiremmo un nativo. Non solo indica l’origine del popolo, ma anche la sua attitudine, quel legame con la terra che da secoli lo contraddistingue. Attualmente, il popolo rappresenta meno del 4% della popolazione cilena, registrando una riduzione significativa, superiore al 30% in comparazione con l’anno 1992.

Con la “scoperta” del Cile nei primi decenni del 1500, da parte degli spagnoli[1], ci fu il tentativo di conquista delle terre Mapuche, corrispondenti alla zona dell’Auracanía. Il fine ultimo era quello di poter utilizzare, in modo indiscriminato, le risorse presenti. La volontà di non piegarsi all’invasore spagnolo condusse alla Guerra di Auraco. La Guerra durò per ben 236 anni, tra il 1536 e il 1772, concedendo una sostanziale vittoria alla popolazione Mapuche. In realtà, sono in molti a credere che la lotta Mapuche non sia mai finita e che, ancora oggi, quella battaglia per la difesa della propria terra stia proseguendo. Sicuramente, è una lotta diversa: il nemico non è più l’invasore spagnolo, ma lo Stato cileno. I nemici sono i nuovi potentati economici[2], quel capitalismo selvaggio che fa della terra un mero mezzo per lo sviluppo economico. La terra non è più considerata elemento da valorizzare e custodire, ma uno strumento di sfruttamento della ricchezza.

Dopo l’indipendenza cilena del 1818, il popolo Mapuche fu costretto a riconoscere l’autorità dello Stato cileno. Questi, iniziò un’opera di repressione e riduzione delle possibilità dei Mapuche di essere e di vivere seguendo le proprie esigenze e tradizioni. Appare evidente che il popolo non sia mai stato integrato ed accettato all’interno del Cile. Il popolo originario, rappresentante della storia cilena, non solo è stato messo da un lato, ma si è sviluppata una tendenza ed una volontà all’annientamento di questo.

Da Salvador Allende a Augusto Pinochet

Da sinistra Pinochet, Piñera e Cruz-Coke vestendo abiti tradizionali Mapuche

La Riforma Agraria e poi la Legge 17.729 (sulla “Situazione giuridica delle minoranze indigene in Cile”) promossa dall’Unità Popolare[3] e promulgata il 15 settembre 1972, spinsero l’istituzione dei meccanismi legali per l’effettivo recupero delle terre, come diritto mai prima tenuto dai popoli indigeni in Cile. Il grande merito di questa legge è che per la prima volta nella storia repubblicana, erano disponibili mezzi legali efficaci per la restituzione delle terre indigene usurpate. La legislazione è il punto massimo delle relazioni tra il popolo Mapuche, ed i popoli indigeni in generale, e lo Stato cileno.

La situazione cambia radicalmente con l’avvento della dittatura. Il bombardamento della Moneda[4]dell’11 settembre 1973 ed il conseguente golpe di Stato, portarono il Generale Augusto Pinochet ad instaurare una dittatura militare che fece della repressione dell’opposizione e delle minoranze una sua bandiera. Fra le minoranze vi era anche il popolo Mapuche. Infatti, nello stesso anno del golpe Pinochet dichiarò: “Già non esistono Mapuche perché siamo tutti cileni.” I numeri ufficiali parlano di 171 Comuneros[5] uccisi o scomparsi durante l’epoca dittatoriale, fra cui donne, bambini ed anziani.

La legge antiterrorismo e la criminalizzazione Mapuche

Con la fine della dittatura e la restaurazione democratica del 1989-1990, la situazione non è sostanzialmente cambiata. I Mapuche, a tutt’oggi, sono ancora vittime di uccisione, di pregiudizi, di atti violenti. Emblematica è la legge N. 18.314 (conosciuta come legge antiterrorismo), approvata il 16 maggio del 1984 dalla Giunta Militare, e mai abolita. Infatti, la legge è stata modificata parzialmente nel corso degli ultimi 3 decenni, c.d. democratici, senza però un cambio significativo nel suo senso più vero e profondo. Attraverso l’applicazione di questa legge le forze di polizia cilene hanno potuto perpetuare crimini nei confronti del popolo Mapuche, hanno potuto usare la legge come mezzo per criminalizzare un intero popolo.

La legge afferma che per definire un atto come terrorista bisogna che “il reato sia stato commesso per rimuovere le conclusioni dell’autorità o imporre richieste”. Questa dicitura molto vaga ed ampia, porta ad un estremo potere da parte dell’autorità cilena. Per esempio, una manifestazione da parte di persone per un’educazione migliore, libera e gratuita potrebbe essere giudicata con la legge antiterrorismo, in quanto questa potrebbe essere interpretata come la volontà dei manifestanti di “imporre richieste”.

Gli anni 2000

Bandiera Mapuche

La legge, come ben immaginabile, è stata oggetto di numerosissime critiche per via del suo uso, soprattutto a partire dal 2001. Nello scontro tra Stato e Mapuche si registra, già nel 2002 l’uccisione del Comunero Alex Lemun Saavedra da parte dei Carabinieri cileni. Dello stesso periodo è la c.d. “Operazione pazienza”, con la quale si aggravò la posizione del popolo nativo, stabilendo che il popolo Mapuche era da considerarsi come terrorista.

La situazione non ha subito cambiamenti nemmeno con la presidenza di Michelle Bachelet[6], prima donna eletta alla Presidenza dello Stato cileno. Bachelet venne accolta con grande entusiasmo e speranza. Fin da subito la Presidentessa propose la creazione del Ministero per le Popolazioni Indigene e la creazione di un Consiglio Nazionale per le Popolazioni Indigene. Le speranze riposte in Michelle Bachelet vennero ben presto smentite dai fatti. È, infatti, del 2008 l’uccisione di un altro giovane Mapuche. Ad oggi, la presidenza di Bachelet è quella che registra il numero più alto di Mapuche uccisi dalla restaurazione democratica.

Perché i Mapuche sono considerati terroristi?

Il Mapuche non è un terrorista, non mira a conquistare il potere mediante la violenza. Il suo unico obiettivo è l’autodeterminazione, il riconoscimento della sua identità e della sua terra. È evidente che in un quadro storico come quello attuale, il suo credo, le sue tradizioni, la sua forma di vita non sono compatibili con il capitalismo. Il popolo Mapuche diventa quindi un nemico interno da combattere, diventa il nemico che permette di elevarsi ad essere qualcuno. È nella negazione dell’altro che noi diventiamo qualcuno. È nella negazione delle proprie origini, nella negazione del proprio popolo nativo, che il Cile si è ritrovato e riconosciuto.

I Mapuche sono il nemico interno che mina la base dello Stato cileno. Non si può accettare che, il paese più sviluppato dell’America latina, abbia al suo interno un popolo che viva di tradizioni tribali e non si può accettare che un popolo decida per la sua autodeterminazione e costringa quindi i capitalisti a cambiare rotta. Il popolo Mapuche dimostra al mondo che la terra rappresenta un valore fondamentale e che la difesa delle proprie origini non è solo un mero strumento propagandistico. Per i Mapuche la terra è lo strumento fondamentale attraverso cui poter continuare la propria esistenza.

Il Cile ha quindi tutto l’interesse, anche se poco comprensibile, di dichiarare “guerra” ai Mapuche, ha l’interesse di considerarli terroristi e, quindi, di reprimerli. La necessità di sviluppo economico è maggiore di quella della difesa delle proprie origini. La volontà di essere qualcun altro fa sì che i Mapuche non siano solo il vicino scomodo, ma anche il fratello da assassinare. Lo Stato cileno potrebbe essere visto come un novello Caino che uccide suo fratello Abele.

Il “Comando Jungla”

In seguito all’uccisione di Camilo Catrillanca l’opinione pubblica ha dibattuto a lungo sull’opportunità del c.d. Comando Jungla. “Non esiste nessun Comando Jungla, è un’invenzione o un nome che mettono alcuni mezzi di comunicazione”. Con queste parole il Presidente Piñera ha cercato di distaccarsi dalle polemiche. Il Comando è un gruppo elitario del Gruppo di Operazioni Speciali della polizia dei Carabineros (Gope) che ha ricevuto una formazione speciale in Colombia, per apprendere le tattiche di sicurezza locali nel mezzo della giungla, dove solitamente affrontano i guerriglieri. Il Comando esiste in quanto fu lo stesso Presidente, il 28 aprile del 2018, a presentare il gruppo nell’Auracanía (terra del popolo Mapuche).

Quello che il Piñera contesta è il nome. Non si mette in discussione il suo ruolo, ovvero il contrasto al narcotraffico e al terrorismo. Considerando che i Mapuche sono considerati dallo Stato cileno come terroristi è evidente quale sia il significato primo e profondo di quest’unità dei Carabinieri cileni. Con la costituzione del gruppo il governo del mandatario cileno ha voluto rafforzare la lotta dello Stato contro il suo popolo.

Le Nazioni Unite e le ONG 

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene del 2007 è il principale riferimento, per ora il più importante, insieme alla Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, a cui i popoli indigeni fanno appello perché nella sfera domestica i propri diritti siano rispettati. Bisogna sottolineare che, ad aggravare la situazione Mapuche in Cile, vi è il fatto che la Costituzione del 1980 (ancora in vigore), essendo la Costituzione voluta da Pinochet, non riconosce i popoli indigeni e quindi non riconosce il popolo Mapuche. In virtù di tutto questo, la Convenzione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite rimane, ad oggi, lettera morta.

Dal canto suo Amnesty International Chile sta portando avanti da anni battaglie in difesa del popolo Mapuche. Quello che Amnesty è solita sottolineare è la mancanza di imparzialità dei giudici cileni nei giudizi che hanno come imputati persone Mapuche. Quasi tutte le organizzazioni umanitarie cilene stanno da anni combattendo perché si possa giungere ad una situazione in cui i Mapuche non siano più considerati terroristi e per cui si proceda all’effettiva integrazione del popolo all’interno del Cile moderno.

I Mapuche tra presente e futuro

Foto di Camilo Catrillanca durante una manifestazione

“Piñera escuche, mataron un Mapuche” con queste parole i manifestanti stanno difendendo il popolo Mapuche ed al contempo attaccando il governo presieduto da Sebastian Piñera. Da parte sua, il Presidente cileno ha condannato gli atti di violenza che stanno avvenendo nel paese. Piñera non ha, però, speso una sola parola di cordoglio per il Comunero ucciso. La situazione del popolo sembra essere destinata solo a peggiorare, destinata a non trovare una tregua. La lotta Mapuche, portata anche di fronte a Papa Francesco nella sua visita pastorale in Cile del 2017[7], è destinata a durare per lungo tempo.

Il governo cileno, da parte sua, non è disposto a cedere un millimetro dalla sua posizione. Quello che sembra stia cambiando è la percezione dell’opinione pubblica. Infatti, di fronte ad un’opinione pubblica sempre più attenta e legata alla questione dei diritti umani, la questione Mapuche si sta trasformando in una priorità per i cileni. Sta, inoltre, diventando ingombrante ed imbarazzante per la presidenza di Piñera.

La domanda che si pone è: come si svilupperanno le relazioni tra la Repubblica del Cile e il popolo Mapuche? La risposta non è di facile lettura. Al momento attuale, quella che sembra certa è la volontà dello Stato cileno di “eliminare” il problema Mapuche. In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso la presenza di un popolo indigeno stride con l’aspirazione cilena di rappresentare uno stato moderno, o per meglio dire lo Stato moderno dell’America latina. Risulta probabile che le relazioni fra i due andranno peggiorando e che la volontà di annientamento richiamata, risulterà sempre più forte, anche se ogni volta più taciuta e nascosta.

 

 

 

 

[1] In realtà la scoperta cilena è da attribuire a Ferdinando Magellano che circumnavigò lo stretto, che oggi porta il suo nome, nel 1520. Magellano, però, non penetrò all’interno del territorio dell’attuale Cile.

[2] Primo fra tutti la famiglia Bennetton, che dal 1991 ha acquisito territori Mapuche nel Sud dell’Argentina, costringendoli ad abbandonare le proprie terre.

[3] Il governo dell’Unità Popolare (Unidad Popolar in spagnolo) è il governo guidato da Salvador Allende, nel periodo compreso tra il 1970 e l’11 settembre 1973.

[4] Palazzo presidenziale cileno

[5] Come vengono chiamati i Mapuche

[6] Michelle Bachelet è attualmente Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani

[7] La lotta Mapuche in quell’occasione fu molto violenta e richiamò l’attenzione dei media mondiali, portando il Santo Padre ad incontrare una delegazione del popolo.

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