La Ragazza Carla

in Appunti letterari di

Ci sono storie che né un semplice racconto né un romanzo riescono a soddisfare, perché mancherebbero sensazioni e significati che un semplice insieme di frasi ben costruite non riuscirebbe comunque a trasmettere. Così entra in gioco la poesia, che con la sua verticalità imponente ed una sensibile profondità, riempie le lacune che la prosa non riesce a colmare.

Ed ecco, che anche una storia semplice e banale, avente come protagonista una giovane ragazza di nome Carla, può diventare sineddoche dei primi anni del Secondo Dopoguerra italiano.

Scritta tra il 1954 e il 1957 da Elio Pagliarani, La Ragazza Carla viene inizialmente pubblicata nel 1960 sulla rivista Il Menabò di Elio Vittorini e Italo Calvino e in seguito ripubblicata da Mondadori nel 1962.  Viene sin da subito apprezzata dall’élite intellettuale italiana e dai personaggi che da lì a breve avrebbero costituito, assieme a Pagliarani stesso, il Gruppo 63.

Definibile poemetto narrativo o romanzo in versi, La Ragazza Carla è la storia di una giovane milanese alle prese con il suo primo impiego lavorativo, uscendo progressivamente dalla protezione del guscio familiare, nella Milano della fine degli anni ‘50, agli albori del boom economico.

Di là dal ponte della ferrovia
una trasversa di viale Ripamonti
c’è la casa di Carla, di sua madre, e di Angelo e Nerina.
Il ponte sta lì buono e sotto passano
treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli
e sopra passa il tram, la filovia di fianco, la gente che cammina i camion della frutta di Romagna.

sono i versi che aprono l’opera. Uno sguardo alla periferia milanese ci introduce i personaggi e i luogo del racconto: la protagonista Carla, sua madre, e il cognato e la sorella; un ponte che porta verso la città. L’atmosfera è grigia ed il solo colore richiamato è quello della frutta di Romagna.

È proprio sotto questo “cielo color di lamiera” che Carla vive la sua periferia, aiutando sua madre a cucire pantofole e sopportando la presenza di Angelo. Ma sotto lo stesso cielo, oltrepassa il ponte ed arriva in città, muovendo i primi passi nel mondo dei grandi, nel mondo del lavoro

Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo

Grigi sono anche i palazzi, alberi nei “boschi di cemento”, in cui Carla si addentra ogni giorno sempre di più. Ma è un entrarvi improvviso che turba, e aliena. Un ingresso ex abrupto che riserva novità giorno dopo giorno. Ed è così che Carla diventa grande, davanti agli occhi di sua madre che la vede “crescere” e supera poco a poco le paure dell’impatto col nuovo mondo postbellico. Un po’ alla volta non avrà più paura di tante cose. Il cigolio del letto di Angelo e Nerina, le avance del capo faranno parte del passato, oppure della quotidianità, perché

È nostro questo cielo d’acciaio che non finge Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c’è
scampo da noi nella vita.

Ci sono storie che solo la poesia può soddisfare, e La Ragazza Carla è una di queste. E solo la poesia ci può soddisfare, quando nella lettura non sono impegnati solo gli occhi e quando si ha la voglia di cercare tutto ciò che si nasconde dietro le parole, scavando un po’ alla volta con l’immaginazione.

Studente di lettere. Un sogno? Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato.

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