VOX: dal palazzetto al mondo in un mese

in Fragile Europa di

Nel 2018 la sfida più grande che un partito o movimento politico possa affrontare, probabilmente, è il riscontro partecipativo della piazza, la risposta della base: nell’era della partecipazione virtuale, la partecipazione fisica ad un evento rimane fondamentale, per quanto ignorata spesso dagli opinionisti e politici. Basti pensare alla marea di persone che Beppe Grillo riusciva a portare già dieci anni fa nei teatri e in generale durante le sue performance, venendo spesso minimizzato o non preso troppo sul serio.

Qualcosa di molto simile, con una portata sicuramente più modesta, è successo qualche mese fa in Spagna, a Madrid nello specifico. Il 7 ottobre di quest’anno, nel palazzetto dello sport di Vistalegre, per l’appunto nella capitale spagnola, si sono riuniti circa novemila aderenti a Vox(o VOX, se lo si vuole un po’ più aggressivo), partito dell’estrema destra spagnola, nato da una scissione consumatasi internamente al Partito Popolare. Questo soggetto politico, che si definisce monarchico e di ispirazione cristiano democratica, ma con un evidente tradizione a destra, è il primo che dalla caduta della dittatura di Francisco Franco entra in un parlamento regionale non nascondendo in nessun modo le proprie simpatie per lo stesso autoritarismo franchista, considerato come una versione in salsa spagnola del fascismo italiano.

Sin da subito la scissione dal grande contenitore della destra spagnola fu motivato dalla morbidezza negli atteggiamenti e nelle politiche che il PP attuava e attua nei confronti degli indipendentisti baschi e catalani. Sono fortemente contrari al sistema di autonomie che vige in Spagna dalla fine degli anni settanta, nello specifico allo Statuto delle Autonomie. Per caratterizzarsi, inoltre, il partito si pone su tesi fortemente euroscettiche, proponendo un ritorno alla sovranità economica, sociale e monetaria in Spagna, aggiungendo, con toni che in Italia e nel mondo conosciamo bene, una forte retorica contro gli immigrati. Tema su cui una parte non indifferente dei popolari non si è mai schierata con nettezza, probabilmente anche dovuto alla forte presenza islamica nel Sud del paese, che permette un matrimonio perfetto con le psicosi anti islamiche che ultimamente in Europa sembrano aver perso peso rispetto alla paura di qualsiasi cosa che non sia europea. Sulle questioni economiche propongono una riduzione delle tasse ed uno smaltimento della burocrazia, per incentivare le piccole imprese rigorosamente spagnole, s’intende. Per non farsi mancar nulla, il loro programma prevede anche la modifica delle leggi sull’aborto, per rendere nullo l’effetto della legge. Tutti temi condivisi con le due grandi forza populiste: il Rassemblement National (fino a qualche mese fa Front Nacional), e il nostro adorato made in Italy (da qualche mese) Lega.

Come già evidenziato poco fa, la base politica di partenza è il centralismo nazionale contrapposto all’autonomismo tipico spagnolo, indicato da molti come una reazione al regime franchista e quindi una storica parte dei programmi della sinistra spagnola, in questo momento incarnato pienamente da Podemos e dal suo leader Iglesias.

Molti si sono trovati sorpresi dallo sfondamento elettorale che c’è stato domenica 2 dicembre in Andalusia, storica regione “rossa” della spagna, governata dai socialisti sin dall’inizio degli anni ottanta. Nella regione il PSOE cala del 7,4%(dal 35% al 28%), il PP del 5,9%(dal 25,9% al 20%), con una crescita enorme di Ciudadanos, la sedicente forza liberale, che prende il 9% in più rispetto alle scorse elezioni regionali(dal 9% al 18,3%). Perde il 5% anche Adelante Andalusia(dal 21,8% al 16,2%), la forza della sinistra che rappresenta Podemos e Izquierda Unida nella regione. Infine, come quinto partito abbiamo appunto i sovranisti di VOX, che passano da un testimoniale mezzo punto percentuale all’11%, ottenendo 12 seggi, che spostano totalmente a favore delle destre gli equilibri della regione. Non ci sarebbe in realtà molto da stupirsi se si vuole considerare del forte sfavore popolare che sta vivendo il Partito Popolare, dopo gli scandali che hanno travolto il partito ai livelli più alti e dal modo di gestire la situazione catalana. Ed è qui il punto: l’incapacità di molte forze politiche spagnole nell’affrontare il punto di rottura più importante della politica nazionale. Inoltre se si mette in evidenza il fatto che l’Andalusia è una delle regioni storicamente più povere della Spagna, dove il settore agricolo è cambiato enormemente negli ultimi dieci anni e dove c’è, come in alcune zone dell’Italia, un enorme forza lavoro immigrata impegnata nel settore.

Altre somiglianze e conferme di cose che ormai dovrebbero essere ovvie, ad esempio la semplice constatazione del fatto che la sinistra dovrebbe fare la sinistra. La governatrice uscente, infatti, non è altro che Susana Diaz Pacheco, di calde simpatie centriste che proprio un anno fa sfidò, uscendone sconfitta, nella corsa per la guida del PSOE l’attuale Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez.

Ed è questo il punto dove si continua a cadere: le destre sovraniste con la loro comunicazione schietta e con un utilizzo dei social evidentemente buono, danno la sensazione alle persone di essere attaccate e difese(da loro) contemporaneamente, che si contrappongo ad una certa “sinistra” che è preda degli interessi economici ed è lontana dalla realtà quotidiana dei cittadini. Ma nel caso della Spagna si contrappongono anche alla nuova paura del comunismo, che in tempo di crisi è sempre un toccasana per le forze reazionarie e per la loro identità. Insomma, come al solito presentano un mondo di paure e di pericoli, che possono essere sopraffatte solo da chi difende realmente la nazione. E chi meglio di Santiago Abascal, ex deputato popolare nato nella radicale e storicamente anticentralista Bilbao e leader di VOX? L’uomo giusto al momento giusto, un uomo che con è appunto cresciuto nella regione autonomista per eccellenza.

Sicuramente c’è un grande merito politico per questa forza: esser riuscita ad unire gruppuscoli e squadracce di origine franchista insieme all’elettorale della destra del PP sotto un unico simbolo. Sarà poi tutto da riscontrare alle politiche.

Altra cosa certa è che le destre europee si stanno evolvendo molto velocemente. La Le Pen, in Francia, fa una svolta di Fiuggi tutta sua. Tutto il marasma dei soggetti politici di destra dell’Est Europeo. Le forze nazionalistiche nell’apparentemente inespugnabile regione scandinava. O le destre tedesche e austriache, che non disdegnano di schierarsi con il coro di chi va contro la manovra del goveno italiano, e quindi contro gli amici leghisti. Come si diceva prima però, il genio italiano sbaraglia tutto con la nuova Lega di Matteo Salvini, che fino al 2014 nelle finalità del partito, all’interno dello statuto, veniva sottolineata la lotta per l’indipendenza della Padania. Sarà interessante vedere come si tesseranno le alleanze nello strano mondo che sta alla destra del Partito Popolare Europeo. Un mondo che avrà un peso specifico forte per la prima volta dentro le dinamiche europee e che, il tempo forse smentirà questa tesi, porterà allo sfaldamento interno allo stesso PPE tra chi in fondo preferisce i nazionalisti e chi preferisce la tecnocrazia. Stesso schema che il Partito Socialista Europeo si troverà probabilmente ad affrontare, sempre tra chi preferisce l’Europa economica e finanziaria, rispetto a chi vuole(o dovrebbe volere) un’UE politica, che prosegua i motivi ideali per cui l’Unione è nata.

Siamo certi però che la disonestà che caratterizza la destra italiana a trazione salviniana favorirà un’alleanza internazionale tra chi nacque trentanni fa per dividere un paese per un egoismo economico e regionalistico, e chi invece nasce per opporsi alle autonomie locali di qualsiasi tipo.

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Francesco, di Latina (olim palus?). Socialista e Democratico, faccio politica attiva, amo la storia e studio Scienze Politiche a Roma3. Per tutto il resto, basta chiedere.

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