Cile e Bolivia: le difficoltà della cooperazione latino-americana

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Lo scorso primo di Ottobre, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha stabilito che il Cile non è costretto a negoziare un accesso sovrano al mare con la Bolivia. La decisione della CIG[1] potrebbe avere forti ripercussioni sulla già difficile cooperazione latino-americana.

Il primo di ottobre per il Cile è stata una giornata che, esagerando un po’, si potrebbe definire storica. Una giornata che rimarrà impressa per vari motivi. Infatti, a 5 anni dalla presentazione della domanda, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha stabilito, con 12 voti contro 3, che il Cile non è obbligato a negoziare un “accesso sovrano” al mare con lo stato boliviano. Se da un lato questo rappresenta una sicura vittoria dello Stato cileno, dall’altro lato, esso potrebbe rappresentare un forte ostacolo al processo di integrazione regionale latino-americana.

Il regionalismo latino-americano da decenni prosegue con momenti di rapida integrazione, intervallati da momenti di stallo. Quanto deciso dalla Corte rappresenterà un limite difficilmente superabile da parte della Bolivia. Infatti, la sentenza della CIG non solo è una sconfitta boliviana, ma è soprattutto una sconfitta per il suo presidente Evo Morales. Il sentore di una possibile sconfitta era apparso evidente nei giorni precedenti la sentenza, quando Morales aveva cercato di abbassare le aspettative del popolo boliviano.

Per Morales, la sentenza, rappresenta una sconfitta perché il Presidente aveva puntato molto sulla questione, facendone una bandiera della propria politica. Infatti, sono passati sette anni dal 23 marzo del 2011, quando il presidente Evo Morales annunciò la sua decisione: avrebbe portato il Cile davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, dal momento che il governo di Santiago non forniva risposte soddisfacenti in merito. Il fatto di chiedere un accesso sovrano al mare è significativo di quanto questo fosse importante per il popolo boliviano. La Bolivia è uno stato plurinazionale, che ha trovato nell’ideale lotta contro il Cile, una ragione di unione.

Per poter comprendere perché la Bolivia richiede un accesso al mare bisogna far riferimento alla Guerra del Pacifico del 1879-84, quando Perù e Bolivia combatterono contro il Cile. La guerra fu clamorosamente vinta dal Cile, che ottenne il territorio di Arica. Al Perù fu concesso il territorio di Tacna, mentre la Bolivia non ottenne territori e non ebbe più sbocchi sul mare. Difatti, con il Trattato del 1904 la Bolivia perse 120mila chilometri quadrati di territorio e circa 400 km di costa, che diventarono suolo cileno. Oggi, Morales ritiene che il Cile abbia usato, in quell’occasione, la sua posizione di forza, provocando un danno ingente dal punto di vista economico. D’altro canto, il Cile, ribadisce la validità di quell’accordo e prova a smentire i dati boliviani sulle perdite economiche. Infatti, i boliviani parlano di un danno stimato di circa 300 milioni di dollari tra l’anno 2013 e 2017 per via delle 60 volte in cui gli scambi commerciali, attraverso i porti cileni, sono stati bloccati.

Morales si è subito precipitato ad affermare che “la lotta del popolo boliviano prosegue” ed ha ritenuto una vittoria il fatto che la Corte abbia riconosciuto che “c’è una questione in sospeso con il Cile.” Per la sua parte, il Presidente cileno Sebastian Piñera, in visita ufficiale in Francia, ha dichiarato: “nella vita devi sapere vincere con magnanimità, con generosità, ma anche perdere con dignità e con la verità”.

Il primo tentativo di approfondire l’integrazione economica in America Latina risale al 1960 con la firma del Trattato di Montevideo, che diede origine all’Associazione di Libero Scambio dell’America Latina (Asociación Latinoamericana de Libre Comercio: ALAC). A partire dagli anni ’90 e, soprattutto, dall’inizio dei 2000, i tentativi di costruzione di regionalismo e cooperazione si sono rafforzati notevolmente. Una delle prime iniziative fu la creazione del MERCOSUR (Mercato comune del Sud). L’obiettivo di questa Organizzazione, creata con il Trattato di Asunción nel 1991, era l’istituzione di un mercato comune. Nel 1995 sono stati aboliti i dazi doganali tra i quattro paesi fondatori (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) e contemporaneamente è stata istituita una tariffa doganale comune per i paesi terzi. Vi è stata poi la creazione dell’UNASUR (Unione delle nazioni sudamericane) con l’istituzione di diversi consigli settoriali. Il più suggestivo è stato il South American Defence Council, inizialmente presentato come sostituto del Consiglio di Difesa Inter-Americano, tradizionalmente dominato dagli Stati Uniti (Van Klaveren, 2018). Infine, il 28 aprile 2011, il presidente peruviano, Alan García Pérez, ha proposto (attraverso la Dichiarazione di Lima) la creazione di un’alleanza per approfondire l’integrazione economica tra i paesi del Pacifico, dando vita all’Alleanza del Pacifico (AP) confermata da 4 paesi: Cile, Colombia, Messico e Perù.

Il regionalismo latino-americano ha conosciuto momenti di forte espansione. Va sottolineato il ruolo centrale in questo delle presidenze di Lula e poi di Dilma Rousseff in Brasile e di Nestor e poi Cristina Kirchner in Argentina. La sentenza dell’Aja potrebbe mettere in serie difficoltà la costruzione di una integrazione economica, sociale e politica dell’America Latina, già provata da quanto sta avvenendo in Venezuela. Infatti, il Venezuela di Maduro sta comportando numerosi problemi ai paesi vicini, primo fra tutti l’ingente migrazione. Con una migrazione venezuelana massiva, gli stati vicini si sono visti costretti a ripensare le regole per l’accoglienza e lo stazionamento dei migranti venezuelani. Basti pensare che nel 2017, in Colombia, solo per il Ponte Internazionale Simon Bolivar, sono passati circa 4 milioni di cittadini del Venezuela.

Nonostante si registri un miglioramento notevole nei rapporti tra Cile e Perù, lo stesso non si può dire dei rapporti bilaterali Cile-Bolivia. Per l’America Latina la cooperazione è quanto mai necessaria, per tre ragioni principali: smarcarsi dall’ingombrante presenza statunitense; per poter dar vita ad uno sviluppo economico consistente; infine, per poter parlare al mondo con una voce unitaria. In ultima analisi bisogna sottolineare l’aspetto interno ai paesi, soprattutto alla Bolivia. Infatti, Evo Morales sarà chiamato ad elezioni nel 2019. Per il Presidente boliviano la sconfitta contro il Cile potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di debolezza. Guardando l’altro lato, la vittoria cilena ha rappresentato un momento di personale successo di Sebastian Piñera.

Verosimilmente la questione dell’accesso boliviano al mare si ripresenterà ancora nel corso dei decenni, con il rischio, sempre più concreto, di incrinare i rapporti, tanto commerciali quanto politici, tra i due paesi e nella regione in generale. Infatti, il rischio più grosso che si corre è quello per cui di fronte ad una contrapposizione tra due Stati membri si arrivi a chiamare a raccolta i “paesi amici”. In questo caso la Bolivia rischierebbe di rimanere isolata, ma non va dimenticato che il Cile ha questioni aperte con vari paesi dell’America-latina, situazione che potrebbe portare ad uno scenario di spaccatura all’interno dell’area e una probabile riduzione della cooperazione.

[1] CIG: Corte Internazionale di Giustizia

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