Il secondo Dicembre: cause e conseguenze della protesta degli studenti in Albania

in Osservatorio Est Europa di

Continuano a Tirana le proteste degli studenti delle universita’ per una riforma del sistema educativo del paese. Immediatamente nell’immaginario comune questa protesta e’ legata a quella di 28 anni fa, anche quella intrapresa a dicembre, anche quella composta da studenti, i quali portarono alla caduta del regime comunista. La potenza simbolica e’ molto forte, tuttavia le due proteste sembrano ancora lontane l’una dall’altra in quanto a natura e aspirazioni.

Dopo piu’ di due settimane gli studenti sembrano ancora sufficientemente motivati per spingere il governo all’adozione degli 8 punti che hanno sottoposto. L’analisi di questi 8 punti esula dallo scopo di questo articolo, il quale si concentrera’ sulle cause possibili di questo movimento e che riflettera’ sulle conseguenze che esso potrebbe avere in futuro.

La protesta degli studenti, anche se e’ iniziata come una protesta specificatamente sull’istruzione, ha preso sempre di piu’ le sembianze di un movimento anti-sistema piu’ largo. Anche se gli studenti non hanno abbracciato apertamente una simile retorica, possiamo tuttavia vedere alcuni dei tratti caratteristici delle proteste cosiddette anti-establishment (ossia contro le istituzioni). Innanzitutto la protesta non ha nessuna colorazione politica: e’ intrapresa da tutti gli studenti, quindi ha una copertura veramente trasversale ed orizzontale. A questo bisogna aggiungere il fatto che gli studenti godono dell’appoggio della maggior parte degli altri cittadini, i quali vedono questo movimento come una forza di cambiamento e riforma nel paese.

Un altro elemento e’ la ribellione contro l’intera classe politica come tale. Questa e’ una qualita’ molto importante, in quanto nessuna delle forze politiche radicate in Albania puo’ affiancarsi a questa protesta. In questa atmosfera generale di diffidenza gli studenti non accettano nemmeno di sedersi al tavolo delle trattative (o del dialogo) con il Primo Ministro Rama, temendo la perdita della loro forza relativa che sta nel numero cosi’ grande di partecipanti alla protesta. Tuttavia sotto la lente delle accuse e dei rimproveri non finisce solo l’attuale formazione di governo, ma piu’ di 25 anni di politica nell’era della democrazia albanese: politica la quale non e’ riuscita a sviluppare un’archittettura educativa, sociale e lavorativa adtte ad essere un’alternativa valida all’immigrazione.

Proprio questo infatti sembra una delle cause aggiuntive (oltre gli 8 punti specifici) di questa protesta: l’alternativa di una vita migliore fuori dal paese. La pressione sulla vita degli studenti non finisce con il raggiungimento del diploma universitario, ma anzi continua anche di piu’ nel mondo del lavoro. Un mondo il quale non valorizza in modo sufficiente l’intelletto e le conoscenze nazionali e che spinge i cittadini ad emigrare per una vita migliore. Il fenomeno conosciuto come “brain drain” (la fuga dei cervelli) ha messo l’Albania in una posizione molto difficile e, a lungo termine, pesera’ moltissimo nello sviluppo del paese e nella sostenibilita’ del sistema pensionistico e di welfare.

Una causa piu’ profonda di questa protesta e’ rappresentata dal livello di corruzione nel paese. La protesta quindi si combina ad un sentimento onnicompresivo di anti-corruzione, la quale rimane una delle ferite aperte del paese. Decine di anni di cattiva amministrazione e di corruzione hanno pesato non solo sul sistema educativo albanese ma anche in moltissimi altri settori del paese. In questo modo la tinta anti-sistema si evidenzia ancora di piu’.

Ad ogni modo l’Albania negli ultimi anni ha vissuto un importante sviluppo economico e sociale. La percentuale della crescita annuale del PIL e’ cresciuta sempre di piu’. Il Governo Rama d’altra parte ha intrapreso alcune riforme importanti, soprattutto nel primo mandato (2013-2017), mentre in questo mandato la riforma piu’ importante rimane quella giudiziaria. Tuttavia sempre questo governo ha dovuto affrontare una delle proteste piu’ grandi di questo tipo nel paese. Quindi nonostante lo sviluppo e le possibili riforme, comunque si manifesta una protesta molto forte contro le istituzioni. Questo fenomeno e’ conosciuto come “l’effetto Tocqueville”, e prende appunto il nome del diplomatico francese del XIX secolo Alexis de Tocqueville, il quale l’ha descritto nella sua opera piu’ rinomata “La Democrazia in America”. Secondo l’effetto Tocqueville le rivolte piu’ forti e piu’ violente contro il potere centrale si sviluppano nel momento in cui la situazione generale inizia a migliorare. Quando il sottosviluppo e l’abuso da parte del potere sono totali, nessuna ineguaglianza viene notata dagli occhi del popolo. Pero’ quando le cose iniziano a migliorare, anche una piccola ineguaglianza porta il popolo alla rivolta. Quindi quando l’ineguaglianza e’ la regola, tutte le cose sembrano ammissibili. Invece quando le cose convergono verso una maggiore uguaglianza tra i membri di una comunita’, ogni torto e’ inaccettabile.

A questo punto si rende necessaria una riflessione sul sistema partitico albanese. L’esclusione di tutte le forze politiche consolidate, porta con se’ non solo un peso nella determinazione del movimento come anti-sistema, ma tiene anche aperta la finestra di opportunita’ per la strutturazione di nuove forze politiche. Se in questo momento e’ ancora presto per definire se nuovi partiti politici nasceranno, si puo’ gia’ constatare che con molta probabilita’ un ipotetico nuovo partito avra’ le caratteristiche di un partito anti-sistema, ponendosi come alternativa ai partiti tradizionali, per di piu’ rifiutando e rigettando questi ultimi.

Le conseguenze di questa protesta sul governo sono condizionate dal tempo in cui la protesta sara’ in grado di proseguire senza sosta. La sua estensione indebolirebbe molto il governo di fronte all’elettorato. In questo momento il Governo Rama e’ in una posizione piu’ favorevole rispetto agli studenti, perche’ ha accettato tutti i punti sottoposti da questi ultimi ed ha anche aperto la possibilita’ di un dialogo per la soluzione dei problemi del sistema educativo. Tuttavia, se la protesta si intensifica, allora il peso ricadra’ ancora di piu’ sul governo il quale non e’ in grado di risolvere questa crisi, anzi spingendo verso un suo peggioramento.

In ogni caso la protesta arriva lontana dal cambiamento del ciclo politico, in quanto le prossime elezioni politiche nazionali si avranno nel 2021. Quindi il Governo Rama ha ancora molto tempo per attutire il colpo se riesce ad adottare le riforme necessarie. Per quanto riguarda le elezioni amministrate dell’anno prossimo, esse hanno delle logiche piu’ locali. In questo modo, il Partito Socialista (al governo da solo) non rischia molto nelle elezioni municipali, soprattutto a Tirana (capitale e distretto piu’ importante del paese, dove vive quasi 1/3 della popolazione totale) dove la riconferma di Erion Veliaj non sembra messa in dubbio. La sedia piu’ traballante in questo momento e’ sicuramente quella del Ministro per l’Istruzione Lindita Nikolla la quale, sia nei suoi discorsi al Parlamento sia nelle dichiarazioni ai media, sembra piu’ che colpita da questa situazione. A questo punto non puo’ essere scartata l’ipotesi che il Governo Rama, per tutelare la propria stabilita’, chieda le dimissioni del Ministro.

Questo articolo fa parte della serie di collaborazioni con Hybrid Neighbourhood.

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