Quel Congresso che non vogliamo

in Battaglie e idee di

Dopo aver già fatto parlare parecchio di sé, sarà nel corso di questo weekend che la XIII edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) porterà tutti i riflettori sulla città di Verona.

Dal 29 al 31 Marzo, infatti, Verona ospiterà uno dei più potenti gruppi mondiali di antiabortisti, antifemministi, anti-LGBTQI, che si batte da anni contro il divorzio, i matrimoni omosessuali e i diritti riproduttivi. Un movimento nato a metà degli anni Novanta, da padre statunitense e madre russa, che vanta finanziamenti milionari e alleanze con gruppi omofobi e antiabortisti di tutto il mondo, destre cristiane e non.

Grazie a questi legami, il WCF ha sostenuto gruppi politici di vari paesi e fornito le tematiche e il linguaggio per realizzare programmi concreti, come la legge russa contro la propaganda gay del 2013 e contro l’adozione da parte di coppie gay, sostenute pubblicamente dai vertici del movimento. Tanto da essere classificato come “gruppo d’odio” da organizzazioni che difendono i diritti umani. Insomma, non solo slogan e chiacchiere da bar, ma movimenti in grado di influenzare le legislazioni e il cui principale scopo – travestito da gioiosa celebrazione della “famiglia tradizionale” – è quello di minare diritti civili fondamentali, ormai irrinunciabili per chi abbraccia una visione democratica, liberale e progressista della società.

Neanche a dirlo, tra gli ospiti italiani figurano Matteo Salvini, Giorgia Meloni, il ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’istruzione Marco Bussetti e il senatore della Lega Simone Pillon (firmatario del controverso ddl Pillon sulla riforma del diritto di famiglia, di cui ci riserviamo di parlarvi più avanti.). Fortunatamente mancherà il patrocinio del governo, revocato in estremis dal Presidente del Consiglio Conte, dopo le forti polemiche, una raccolta firme di AllOut.org e la mobilitazione di varie associazioni (questi dettagli per ricordarci che alzare la voce nei giusti termini può avere degli effetti concreti sulla realtà). Restano il patrocinio della regione Veneto e quello del Ministero per la famiglia e le disabilità.

Di cosa si tratterà al congresso e, soprattutto, in che termini? Facile intuirlo, informandosi con il curricula e le dichiarazioni dei suoi ospiti, tra cui esponenti di governi di stati esteri dove l’omosessualità è perseguita come reato, dove l’aborto o è illegale o vi sono sistematicamente presentati progetti di legge per renderlo tale, come in Polonia. Più difficile da intuire è invece se si prova a leggere dal sito ufficiale del WCF, che propone un’auto narrazione edulcorata nei termini e con un significato ribaltato positivamente (tra i punti del programma, non meglio approfonditi, si parla fieramente de “La bellezza del matrimonio” o di generica “Salute e dignità della donna“). Gli esperti ci ricordano che anche gli estremisti sono diventati bravi con la comunicazione, motivo in più per tenere gli occhi bene aperti su quello che ci viene raccontato quotidianamente.

Una volta inquadrata la situazione e compreso che si tratta di un problema serio, vale la pena chiedersi: che fare? Dobbiamo parlare più forte di loro, lottare compatti perché siamo la maggioranza, difendere senza timore un’idea che è più forte di qualsiasi ideologia e racconto retrogrado sulla famiglia tradizionale.

Proprio per questo, Verona e l’Italia intera stanno dando una bella prova di un paese che non si arrende, considerando che per la prima volta il Congresso sarà accompagnato da una contro-manifestazione organizzata dal movimento femminista “Non Una di Meno”: una sorta di contro-congresso della durata di tre giorni, con conferenze, laboratori, performance e incontri di approfondimento sui diritti di donne e Lgbti, aborto, femminismo. Numerose altre associazioni si sono già unite alla protesta e sono in arrivo pullman da tutto il paese.

Il dissenso è arrivato anche dall’Università di Verona, dove le aule dell’accademia hanno chiuso le porte ad eventi legati al Congresso, grazie al rettore Nicola Sartor e un documento firmato da oltre 500 accademici, che pongono l’attenzione sui presunti fondamenti scientifici con cui i membri del WCF cercano di validare le loro posizioni, come la patologizzazione dell’omosessualità, la convinzione che famiglie diverse da quella eterosessuale unita dal matrimonio non possano garantire un sereno sviluppo dei minori, l’idea che il calo demografico sia da imputare al divorzio, all’aborto e all’indipendenza lavorativa delle donne. Tutte tesi a cui la ricerca internazionale non è mai giunta e che anzi ha smentito più volte.

Alla luce di tutto ciò, noi di The Subway Wall abbiamo deciso di parlare e di agire. Saremo anche noi presenti al grande corteo di sabato 30, che partirà alle 14.30 dalla stazione di Verona Porta Nuova. Vi aspettiamo, per gridare assieme parole di lotta.

Mi piacciono il cinema, il cibo, gli aperitivi in cui si parla di cose molto personali o molto generali; il mio habitat naturale è la città. Qua provo a scrivere di diritti umani e civili e magari di qualche altra cosa utile. "Nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire." (Italo Calvino)

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