Cosa è successo a Verona?

in Battaglie e idee di

Sabato Verona è stata invasa. Invasa da un’ondata femminista, antisessista e antiomofoba. Un corteo i cui numeri sono ancora da stabilire ( le stime più al ribasso lo danno sui 30.000 partecipanti, quelle più ottimistiche oltre i 100.000), composto dalle persone più disparate. Girando per le file della protesta si poteva incappare in pochi secondi in trans, coppie omosessuali, famiglie arcobaleno, coppie etero, mamme e papà con bambini nei passeggini, anziani o ragazzini. Tutte queste persone erano lì per combattere, combattere contro le idee retrograde propagandate dai relatori del Congresso delle Famiglie che si stava svolgendo nella stessa città.

Eppure, alla fine, è stato il congresso delle famiglie a passare da evento principale a, passateci il termine, contro-manifestazione.

Sia per la folla immensa di gente, sia per il clima di serenità e festa che si respirava all’interno delle file del corteo, è stata la manifestazione, organizzata dal collettivo Transfemminista Non Una Di Meno, a monopolizzare l’attenzione pubblica e a imporsi come evento più importante della scorsa giornata.

La mancanza di scontri (grazie ad un servizio d’ordine impeccabile) , l’attenzione alla pulizia delle strade e la capacità di guidare un corteo immenso senza farlo incappare nelle varie provocazioni che di volta in volta sono state lanciate hanno fatto sì che non fosse possibile neanche muovere i soliti attacchi dei soliti noti.

La manifestazione è stata un successo sotto tutti i punti di vista. Ma esattamente, come si è arrivati a questo punto?

Per prima cosa è bene chiarire di cosa si sia discusso durante la XIII edizione del World Congress of Families.

Abbiamo cercato di capirlo leggendo il programma dell’evento e le dichiarazioni dei suoi partecipanti. Conferenze dal titolo “Prospettive e buona prassi per la promozione della famiglia” e “Protezione della vita e crisi demografica” suggeriscono quelli che sono stati i temi cardine del Congresso: la “difesa” della famiglia, intesa come nucleo formato esclusivamente da un padre e una madre, uniti dal vincolo del matrimonio, e i loro figli;  e la “difesa” della vita a tutti i costi, che si traduce in opposizione  al diritto d’aborto. Convinzione sostenuta apertamente da Massimo Gandolfini, leader del Family day e Decano del Consiglio Direttivo del WCF: l’aborto è “omicidio di bambino in utero” e con legge 194 “in Italia sono stati uccisi sei milioni di bambini”.  Non si ferma a questo, quando dichiara che:” Ci sono forze che stanno portando avanti politiche contro la famiglia: utero in affitto, adozioni gay, legalizzazione della cannabis”. Come se consentire alle coppie omosessuali di adottare o concepire un figlio grazie all’azione volontaria e consapevole di un’altra donna potesse arrecare in qualche modo danno al prossimo. Non commentiamo il terzo “nemico”, citato a casaccio in una minestra di convinzioni prive di fondamenti.

Toni di battaglia caratterizzano anche l’intervento di Matteo Salvini, che dichiara di volersi opporre alla pratica dell’utero in affitto (“mi fa schifo al solo pensiero”) e ribadisce la visione dicotomica e ormai superata dei sessi e dei ruoli di genere:”Sono contro la marmellata unica globalista senza identità. I maschi sono maschi le femmine sono femmine e che giochino coi giochi con cui da sempre giocano.”

Il patriarca Ignatius Joseph III Yonan, in uscita dal convegno,  dà una stangata anche alla libera sessualità: alla domanda se sia possibile curare l’omosessualità l’ecclesiastico risponde “niente è impossibile a Dio”. Qui c’è ancora chi è convinto che essere gay sia da considerarsi patologico.

In chiusura ci fanno riflettere le parole del vicepresidente del Congresso, Jacopo Coghe, che dichiara:” È da qui che il popolo pro famiglia e pro vita parte per avviare un’azione lobbistica, il coordinamento c’è già, speriamo che vada avanti.” A sottolineare la volontà del WCF di concretizzare la propria ideologia in programmi politici. Dal momento che la loro realizzazione significherebbe la negazione di diritti civili ormai irrinunciabili in una visione progressista, laica e democratica della società, questo ha spinto tanti cittadini a manifestare, sotto la guida di Non Una Di Meno, movimento sul quale è necessario soffermarsi.

Non Una Di Meno è un movimento femminista globale, nato in Argentina e costituitosi in Italia nel 2016, intorno alla grande manifestazione romana del 24 novembre, nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il movimento ha come obiettivo primario la lotta contro “la violenza maschile e di genere”, come si legge nel Piano Antiviolenza stilato collettivamente dalle militanti; il portato del femminismo storico è quindi evidente, ma la particolarità di NUDM è di andare oltre le lotte del secolo scorso. Si connota infatti per essere inclusivo verso tutte le realtà politiche e verso le diverse soggettività che vi si affacciano: la lotta principale contro la violenza strutturale del patriarcato, cristallizzata nelle istituzioni, si declina necessariamente secondo le militanti femministe in lotta contro ogni forma di violenza, subita tanto dalle soggettività femminili quanto da quelle migranti e LGBT*QIA+.

A livello di azione politica la battaglia di Non Una Di Meno è sintetizzata nel “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere”, scaricabile dal sito di NUDM, che mira prima di tutto a spingere le donne ad acquisire consapevolezza della violenza strutturale che subiscono nella vita quotidiana, dai luoghi di lavoro alle aziende ospedaliere. Il movimento, che in soli due anni e mezzo è riuscito a crearsi una base capillare ed eterogenea tanto per età quanto per declinazione ideologica, si presenta come tendenzialmente extra-istituzionale, in quanto votato ad un cambiamento strutturale della società: la stessa idea di famiglia è percepita come intrinsecamente cattolica, eteronormata e perciò discriminatoria. La lotta per il diritto delle donne a scegliere di non avere figli senza essere de facto ostacolate dallo Stato, il rifiuto dell’automatismo per cui il lavoro di cura sia responsabilità femminile; tutte queste battaglie politicamente trasversali hanno trovato espressione nella contestazione al WCF e agli esponenti del governo che vi hanno preso parte.

E’ evidente quindi che le due realtà che si sono scontrate a Verona sono quanto di più lontano sia possibilie trovare nel panorama politico. Da un lato vi è una destra conservatrice e bigotta, che sta cercando di imporsi sempre di più a livello mondiale, trovando in Italia terreno fertile, dall’altro vi è tutta la popolazione che non si riconosce in questi ideali e vuole fare di tutto per contrastarli, per evitare un ritorno ad una visione arcaica della famiglia, della donna e della sessualità. Da un lato abbiamo antiabortismo, visione della donna sottomessa e disprezzo delle diversità in ambito sessuale, dall’altro piena uguaglianza dei sessi, libertà sessuale e, in sostanza, amore.

Noi di The Subway Wall non abbiamo dubbi sulla parte con la quale schierarsi.

Paolo Riccio

Greta Bazzanella

Paolo Bottazzi

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